(What’s The Story) Morning Glory

Oasis, 1995, Epic.

Giù il cappello ragazzi. Siamo di fronte a uno degli album migliori degli ultimi vent’anni. Respiro profondo, prendetevi cinque minuti per attutire il colpo (lo so non è facile) e poi, se vi va, continuate a leggere. C’è chi li ha definiti rock, chi alternative, chi brit pop. C’è chi non li sopporta, c’è chi li ama, c’è chi non li conosce, c’è che gli Oasis hanno cantato una generazione. Assioma incontestabile e assoluto.

Se la gente pensava che gli Oasis si sarebbero accontentati per il successo del loro album d’esordio Definitely Maybe (1995) – disco subito al primo posto e maggior numero di copie vendute in un giorno – dovevano ancora imparare a conoscere i fratelli terribili Liam (voce) e Noel (chitarra) Gallagher,  vera anima del gruppo (gli altri membri fanno solo da corollario – Paul Arthurs, chitarra, Paul McGuigan, basso, Alan White, batteria). Arroganti fino alla nausea, presuntuosi, rissosi, scontrosi, distruttivi con gli altri e con se stessi, il duo di Manchester punta in alto, Rock’N’Roll Star baby, profetico. 1995. La consacrazione. In mezzo a mille polemiche (il periodo della “Guerra delle Band” con i Blur), esce (What’s the story) Morning glory. Chi aveva dei dubbi sul talento del gruppo? L’uscita è da quella parte prego.

Con quest’album gli Oasis raggiungono l’apice creativo della loro musica, tutti i progetti che verranno dopo saranno solo rimasugli sudici, fetticci, arti tranciati dello stesso Morning glory. Grosso merito del successo dell’album, così come del primo, va dato a Noel (Liam, ti voglio bene lo sai, ma questa è un’altra storia), paroliere della band senza il quale gli Oasis si chiamerebbero ancora Rain, e suonerebbero in localini miseri e merdosi di Manchester.

Passiamo all’album. Si comincia con Hello, molto rock,  eccoci, siamo gli Oasis, suoniamo come ci pare, accordi semplici, testi ancora di più, parole strascicate, strofe ripetitive, narcotizzanti e ipnotiche. Calma ragazzi, questo non è un album serio, prendiamocela comoda, cosi come nella vita You gotta roll with it /You gotta take your time/ You gotta say what you say /Don’t let anybody get in your way (Roll with it). Eh si, però c’è l’amore, quello magari un pensierino più serio ci si può anche fare sopra no? Via su, va bene, vorrà dire che nell’album ci si mette Wonderwall  tanto per gradire (4:18 di grande musica, da molti considerata la canzone migliore della band). Io, però, preferisco quella che vien dopo, tale Don’t look back in anger , tanto Beatles in questa canzone, più che nelle altre secondo me, dove comunque sono sempre presenti, anche troppo. Don’t look back in anger allora, un po’ meno Beatles e l’album era perfect. Vabbè.

Hey Now! e Some might say, rime incatenate, (mani) incrociate dietro la schiena mentre le si cantano, e andare. Belle cariche queste.  Ecco, appunto, fermiamoci un secondo e riprendiamo fiato. Atmosfere tranquille e sognanti con Cast No Shadow (dedicata a Richard Ashcroft), roba seria, pensieri profondi Here’s a thought for every man who tries to understand what is in his hands . He walks along the open road of Love & Life, surviving if he can (pezzo discreto, ma troppo troppo ripetitivo, in questo caso stanca) . Il disco (She) is Electric, ma lo diventa davvero con la “drogata” Morning Glory (il testo più corto insieme a Cast No Shadow), casino incredibile, si fa fatica a distinguere gli strumenti, un suono uniforme che lascia poco spazio per sentire, che non si fa sentire, che devo risentire.

Siamo alla fine. Festeggiamo quest’album con uno sciampagnino magari, giusto il tempo di Champagne Supernova, ballata molto bella, un po’ troppo urlata verso la fine, ma anche questo è un marchio di fabbrica Gallagher.

Sogni di Rock & Roll con (What’s the story) Morning Glory, chi non vorrebbe ritrovarsi intrappolato sotto una frana in una supernova di champagne nello spazio? Io si cazzo.

Due parole due sullo scioglimento: normale e doveroso. Quando un gruppo ha dato tutto quello che poteva dare, come in questo caso, è inutile continuare con robetta da serie B (Liam a quanto pare non l’ha capito con i Beady Eye). Meglio cambiare aria e provare a fare qualcosa di nuovo, almeno fino a quando gli Oasis non si renderanno conto che non è possibile fare l’impossibile.

Vitellozzo

  1. Hello – 3:22
  2. Roll With It – 4:00
  3. Wonderwall – 4:18
  4. Don’t Look Back in Anger – 4:48
  5. Hey Now! – 5:42
  6. Untitled Track – 0:44
  7. Some Might Say – 5:29
  8. Cast No Shadow – 4:52
  9. She’s Electric – 3:40
  10. Morning Glory – 5:03
  11. Untitled Track – 0:39
  12. Champagne Supernova – 7:27
Annunci

3 commenti

Archiviato in 90's, Musica

3 risposte a “(What’s The Story) Morning Glory

  1. quest’album è molto bello ma ha segnato anche la loro fine perchè da allora tutti i loro album sono stati paragonati a questo (che era il loro album migliore)

    • Esatto, secondo me il loro sbaglio (o limite?) è stato proprio quello di non aver cercato di rinnovarsi quando ancora erano in tempo per farlo. Gli album successivi a questo sono abbastanza mediocri (si son ripresi un pò con Heathen Chemistry), un motivo ci sarà. Bisogna anche considerare che, magari, le major rompono le palle per far sfornare album alle band quando sono sulla cresta dell’onda, questo forse li ha un po penalizzati in ambito creativo. Pienamente daccordo con quello che dici.

  2. Pingback: Parklife | cazzochevento

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...