The Wrestler

Darren Aronofsky, Usa/Fra, 2008, 112 min.

Trama: Randy “The Ram” Robinson (Mickey Rourke) è una vecchia leggenda del wrestling anni 80 che oggi tira avanti a campare, vive in una roulotte misera e malconcia, si sposta con un furgoncino arrugginito e si esibisce ancora in vecchie palestre per i fan, pochi nostalgici, che gli sono rimasti. Quando però è colto da un infarto dopo un’esibizione, salvandosi per un pelo dalla morte, Randy prende la decisione più sofferta, quella di ritirarsi; senza più esibizioni, prova a ricostruirsi una vita, a riallacciare un rapporto con la figlia, si avvicina anche a una spogliarellista non più giovanissima con la quale vorrebbe iniziare una storia (Marisa Tomei). Crolla tutto ugualmente. I buoni propositi non bastano e The Ram è solo, di nuovo. A questo punto, il ring è l’unica cosa che gli resta..

 Il Film: Da lacrima. La vita di Randy come quella di Rourke. Ram/Rourke, Rourke/Ram, l’attore si confonde con il suo alterego di celluloide. Film tanto credibile quanto vero. Nel wrestler finito, giunto al bordo di una vita dissoluta – consumata tra droghe, alcol, donne, solitudine – c’è troppo di Rourke, la cui parabola ha subito la stessa sorte di quella del lottatore. Ram vive le sue giornate nel passato, nel ricordo di quello che era; il suo tempo si misura da un incontro all’altro, da una botta all’altra, dai segni del tempo sul viso, sulla schiena, dalle crepe sul rapporto disintegrato con la figlia, dalla mancanza di amici veri, dall’impossibilità di cambiare. Quel vecchio pezzo di carne maciullata lo sa, lo sa che ha fallito su tutto, e anche se non se ne rendesse conto, ci pensa la figlia a ricordargli il fallimento come padre, perché lui è solo un cazzo di fallito di merda che l’ha abbandonata nel mondo, per inseguire il suo di mondo, quello artificiale dello spettacolo, delle urla del pubblico, che a distanza di vent’anni dalla sua gloria ancora lo invoca, ancora lo ama.

C’ha provato Ram, a fare una vita normale, a fermarsi, un lavoro come commesso in un supermarket: non è andata, il richiamo del ring è troppo forte. Ti ho già visto da qualche parte amico, ma sì, tu sei Ram! Il campione degli anni 80! Non si può fuggire da se stessi, quando uno prende botte per vent’anni alla fine, non ne può più fare a meno e allora anche quel supermarket diventa un ring, un’esibizione; il dito infilato nell’affettatrice e gli schizzi di sangue sulle mattonelle fanno parte dello show. Rompere tutto e andarsene, l’uscita perfetta da una vita inutile. Al mondo non glie ne frega un cazzo di me, invece, per i fan, valgo ancora qualcosa. Poco importa se i medici mi hanno detto di smettere, che rischio la vita ogni volta, io sono The Ram. Gun’s ‘N Roses, Quiet Riot, Ratt e Scorpions in sottofondo, nel ricordo di una generazione e di uno stile di vita che non ci sono  più. Ancora un altro incontro, solo un ultimo salto dalle corde contro il vecchio nemico, solo un altro brivido.

Voto:7/8. Un film senza fronzoli, nessuno addolcisce la pillola qui. Rourke sembra nato per questa parte, si porta sulle spalle il protagonista del film con il suo fardello di problemi, come se fosse tutto vero. Colonna sonora eccelsa (bella la canzone di chiusura di Springsteen). Due Golden Globe e il Leone D’Oro, ci sarà un motivo.

 Vitellozzo.

 

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