Paranoid

Black Sabbath, 1970, Vertigo.

Credo sia abbastanza inutile parlarvi dell’album. E’ chiaro che quelli di voi che leggeranno queste righe già li conoscono i Black Sabbath –  altrimenti non ci sareste venuti sulla pagina – così come conoscono Paranoid. Del resto è impossibile non avere ascoltato almeno un pezzo di questo disco, credo di non farla fuori dal vaso se dico che siamo di fronte a una delle pietre miliari dell’hard rock. Si potrebbe anche parlare di heavy-metal, ma qui siamo ancora agli inizi, vero è che l’heavy metal comincia – e per me finisce – con Paranoid. Tutta la musica rock, ogni sua derivazione anche di nicchia, da quella più commerciale a quella più grezza a quella più dura, è stata influenzata dai Sabbath, che a ragione sono considerati insieme ai Deep Purple, gli Zep e gli Stones i padrini del rock. Quindi, dato che tutti sappiamo di cosa stiamo parlando, farò conto di raccontare due stronzate a me stesso, tanto le stranezze sono ammesse: giusto, si parla di Paranoid.

Secondo album del gruppo, dopo l’omonimo sempre del ‘70, che insieme a Master of Reality (1971, questi in un anno hanno cambiato il rock, un anno, quando si dice i’fenomeni) forma un uno-due-tre che stenderebbe tutti. Alla voce c’è Ozzy, che prima di bruciarsi i’capo e perdersi nella carriera solista e nei reality show del cazzo, c’ha regalato delle Signore Tracce e una Signora Voce, carismatica, piena, limpida (no da gatto arrotato come va di moda ora). Se poi uno ci aggiunge gli assoli di Iommi – che è (e sarà sempre) l’anima della band – Paranoid  non può non piacere.

Otto pezzi senza vincoli di lunghezza, alcuni duran tre minuti scarsi, altri otto, tempi che se oggi li presenti a una casa discografica ti ridono dietro per due settimane. Come War Pigs, brano d’apertura, contro la guerra, critica pesante alla classe politica di quegli anni, degli War Pigs appunto (ricordiamoci che siamo negli anni ’70 con la guerra del Vietnam). Con Paranoid credo ci sia poco da dire, 2:52 copiati e copiati e imitati in tutto  il mondo, un motivo ci sarà. Su Planet Caravan da segnalare la chitarra di Iommi, che sembra muoversi da sola in un’altra dimensione, in un altro tempo, insieme alla voce distorta e lontana di Ozzy. Grande pezzo. Voce ovattata che raggiunge l’apice della stranezza con Iron Man, questo mostro di metallo che sembra davvero venuto da un altro pianeta (riff di chitarra da sega).

Se i Sabbath, dopo queste tracce avessero detto “oh vai, ci siamo, è venuto fòri un bè lavorino gente, finiamola qui”, nessuno si sarebbe stupito, bastano questi quattro pezzi per creare un ottimo album. Invece, non si son fermati, e hanno fatto bene a proseguire. In Electric Funeral c’è un leggerissimo richiamo all’immagine del diavolo vendicatore, molto suggestiva, era scontato che qualcosa ci fosse, ma la chiudo qui la questione, non mi va di aprire un dibattito sulle polemiche di chi dice che certi gruppi rock siano satanisti o roba simile, ascolto la musica e mi limito a quello. Ovviamente ho una mia idea, ma me la tengo per me. Da segnalare, infine, anche Fairies Wear Boots, una delle mie preferite, pochi discorsi e molta chitarra. Ecco, appunto, pochi discorsi e mettete su  i Sabbath.

Vitellozzo.

1. War Pigs
2. Paranoid
3. Planet Caravan
4. Iron Man
5. Electric Funeral
6. Hand Of Doom
7. Rat Salad
8. Fairies Wear Boots

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2 commenti

Archiviato in 70's, Musica

2 risposte a “Paranoid

  1. Io sapevo pure che il pezzo “Paranoid” fosse stato aggiunto per riempire un vuoto dell’album… Che l’avessero improvvisato lì per lì… E, ironia della sorte, è diventato uno dei loro pezzi più famosi! =D grandi Black Sabbath (ma con Ozzy)!

  2. Questo non lo sapevo, bella storia, direi che hanno improvvisato benino allora! Comunque non è che con la sostituzione di Ozzy sian cascati male eh. Ronny James Dio spaccava alla grandissima, voce da dieci.

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