Unknown Pleasures

Joy Division, 1979

I Sex Pistols riuscirono a cambiare la musica in 4 anni. L’ultimo album di inediti è del ’79. Cinque mesi dopo escono i Joy Division che cambieranno la musica in 2 anni, con 2 album. Ai Sex Pistols sono sicuramente legati, ma il loro punk è molto più curato musicalmente, introducendo melodie che daranno il via a tutto quel filone che negli anni 80 prenderà i nomi di post-punk, e new wave, anche grazie ai tre componenti Bernard Sumner, Peter Hook, e Stephen Morris che formeranno i New Order. Il quarto componente è il cantante e leader, Ian Curtis. Decide di impiccarsi a 23 anni, dopo aver sofferto di epilessia e depressione. Due album e qualche inedito sono tutto quello che ci ha lasciato, ma sono di un livello unico, probabilmente anche grazie alla sua figura così misteriosa e tormentata.

Unknown Pleasures è l’album d’esordio, e non c’è niente di meglio che esordire con una copertina rimasta nella storia della musica e della grafica. Linee bianche su sfondo nero riprese da un libro di astronomia. Nessuna scritta. 10 tracce sofferte e oscure. La prima è Disorder, ed è forse quella più leggera, in confronto alle altre così ritmicamente pesanti come New Dawn Fades e I Remeber Nothing. Fondamentali sono soprattutto il basso e la batteria che disegnano un ambiente cupo che a volte esplode con rabbia in brani come Shadowplay (per me la migliore), dove si può sentire una grande parte di chitarra. Tutto però è segnato dalla straziante voce di Curtis, sofferente, malinconica, perfetta. Sentirlo cantare “Ed ero in cerca di un mio amico/E non avevo tempo da perdere/ Già, in cerca di alcuni miei amici” (Interzone) e pensare che si impiccato a 23 anni è veramente angosciante. In queste canzoni e nel successivo album Closer, si avverte tutta la grandezza della sua personalità, così fragile, ma incisiva. Dal lato oscuro dei Joy Division nasceranno direttamente i New Order e le loro sonorità new wave, ma la loro influenza è evidente in tutto il decennio e non solo, in gruppi come i The Cure, i Bauhaus e gli Psychedelic Furs, (e ad onorare il post-punk in Italia i Diaframma).

A tutti i finti gruppetti punk-dark-merda-emo, con occhi truccati e vestiti alla moda, e a tutti quelli che li ascoltano, ritrovando in essi i loro dolori adolescenziali, dedico l’ascolto di questo album, con la consapevolezza, e la personale gioia, che non vi piacerà.

Capitano Quint

  1. Disorder
  2. Day of the Lords
  3. Candidate
  4. Insight
  5. New Dawn Fades
  6. She’s Lost Control
  7. Shadowplay
  8. Wilderness
  9. Interzone
  10. I Remember Nothing
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Archiviato in 70's, Musica

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