Evil – Il Ribelle

Mikael Hafström, Sve, 2003, 113 min.

Trama: Svezia, anni ’50. Erik Ponti (il senso del cognome italiano al momento mi sfugge), è un ragazzo problematico, introverso, non si lascia avvicinare da nessuno, abituato a risolvere tutto con la violenza. Forse perché il patrigno lo picchia spesso e volentieri e la madre, completamente annichilita e sconfitta, assiste passivamente a questa situazione, tappandosi occhi e orecchie. Tutto precipita quando Erik, a causa della solita rissa a scuola, viene espulso per l’ennesima volta. Il patrigno decide, allora, di mandarlo in collegio. E qui son cazzi. La vita è dura: gli studenti più grandi, tra cui spicca Silverhielm, hanno il controllo assoluto, alle matricole impartiscono ordini che obbligatoriamente devono essere rispettati (vigono ordine e disciplina ferrea) , qualsiasi atto di ribellione comporta provvedimenti disciplinari al limite dell’umanità. Il tutto avviene sotto gli occhi compiacenti di insegnanti e Preside. Il nostro pupillo non ci sta’ e le prende. Lui però ha deciso di far stare tranquilla sua madre, quindi sopporta, sopporta, comincia a farsi molti nemici (Silverhielm in primis) e pochi amici (uno solo, per la verità, Tanguy, il compagno di stanza secchione). Silverhielm lo provoca,  lui risponde, ma fa il furbo: secchiata di merda e piscio al veterano mentre dorme, e poi si da alla fuga. Il cattivo ovviamente non ce la fa più e si gioca la carta vincente, un classico: se la prende con l’amico sfigato, pestandolo a sangue e mandandolo all’ospedale.  Ora basta. Per Erik è troppo. Rimasto senza uno straccio d’amico (Tanguy decide di andarsere e finire l’anno da un altra parte) e licenziata anche la fighettina della mensa  con cui Erik ha avuto una storia – proibita nella scuola – il nostro eroe decide di alzare la testa. Comincia la rivalsa. Sulla scuola, su Silverhielm, sulla vita…

Il Film: E’ buono. Storia banale a dire il vero, personaggio di Erik (Andreas Wilson) anche,  di ragazzi maledetti è pieno il cinema. L’ambientazione m’è garbata, invece, così come l’attore protagonista, bravo. L’unica cosa che mi lascia un po’ basito è l’atteggiamento di Erik: cazzo, sei una bestia a fare a botte, ne stendi due insieme in 5 secondi (scena del film, una delle migliori), ma quanto ti ci vuole a picchiare quella merda di patrigno, tuttalpiù se questo disperato picchia anche la tu mamma? Dai su, lo doveva picchiare subito, no aspettare la fine dell’anno scolastico, sei un buffone Erik. A parte questo,  il ritratto del sistema scolastico in Svezia negli anni ’50 – situazione che non conoscevo –  mi è piaciuto, così come il percorso di Erik, che lo porta alla riscoperta di valori come l’amicizia e l’amore, tramiti per la rivalsa finale.

Voto: 6/7. C’è poco da dire, un buon film, ce ne son tanti peggio di questo che hanno incassato più soldi. Una domanda: ma come funziona la distribuzione in Italia?  Seimila (Seimila!!!!!) euro di incasso la prima settimana non sono una miseria, per un film che è stato candidato  all’Oscar come miglior film straniero. Mah..

 Vitellozzo.

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