Maledetto il giorno che t’ho incontrato

Carlo Verdone, 1992, Ita, 112min

Trama: Un critico musicale, esperto di rock, deve completare la biografia di Hendrix, ma è depresso, perché è stato lasciato dalla fidanzata. Entrato in analisi conosce Camilla (Margherita Buy), condividendo con lei l’ipocondria e la passione per i medicinali. I due si perdono a causa di un litigio, per poi ritrovarsi in Inghilterra, alla ricerca di Jimi, e di un amore impossibile.

Il Film: anche considerando altri film, in cui Verdone si esibisce in vari personaggi, questo resta uno dei suoi migliori lavori. E’ sempre lui, un po’ Mimmo, insicuro, ossessionato dai nomi dei farmaci, ma qui, grazie ad una storia molto carina, ci regala una piacevole e divertente avventura. Sono di parte, a me Carletto fa ridere sempre, perché soprattutto in questo tipo di film, come Sono pazzo di Iris Blond, Acqua e Sapone, e Compagni di Scuola, dove interpreta un uomo normale, con le sue paure e le sue uscite in romanesco, i suoi dolori d’amore e le incazzature, lo trovo riuscitissimo come attore, regista, e sceneggiatore. Al suo fianco in questa commedia, una splendida Margherita Buy, completamente schizzata, con una situazione sentimentale e mentale a pezzi. E’ perfetta, non so se anche lei, come Verdone, è realmente così, ma quando tirano fuori la sacchettata di medicinali, sembrano comicamente a loro agio. Veramente brava in queste vesti, in cui purtroppo non la vediamo spesso, perché anche lei si è un po’ persa nei film italiani più melodrammatici. Se a tante risate, ci aggiungiamo un viaggio in Inghilterra e la chitarra di Hendrix di sottofondo, viene fuori una gran film. E poco importa alla fine se la storia d’amore è romanticamente banale, tra allontanamenti e riavvicinamenti, questo film riesce con leggerezza a non impostare lo svolgimento sul sentimento, ma più che altro sulla tragicomica condizione comune di Camilla e Bernardo.

Le scene divertenti sono svariate, ma si può notare anche una riflessione di fondo sulla psicoanalisi, tema ripreso anche in Ma che colpa abbiamo noi. Di fatto le sedute risultano inutili per entrambi i protagonisti, e a aiutarli è in realtà la relazione di “amicizia” che nasce tra i due, una relazione fatta di sfoghi, di cazzate, di svago, e anche di litigi. Ma soprattutto a Verdone va il merito di aver affidato l’apertura del film a un grande uomo, un artista infernale, un profeta per noi mortali: Richard Benson, che ci disseta con pochi secondi di assolo demoniaco alla chitarra. Grande Carlo, grande Richard.

Voto: 7/8 “Hendrix??lo psichiatra tedesco?”

Capitano Quint

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