…E Tu Vivrai Nel Terrore! L’Aldilà

Lucio Fulci, 1981, Ita, 88min

Trama: il film inizia negli anni 20. In un albergo, un pittore accusato di occultismo e stregoneria viene violentemente massacrato, mentre lui continua a sostenere che sotto all’edificio ci sia una delle sette porte dell’inferno. Ai giorni odierni, una giovane ereditiera ha la brillante idea di ristrutturare l’albergo, incurante degli avvertimenti di una misteriosa ragazza cieca.

Il Film: Si può discutere sulla trama: il tema delle porte dell’inferno era già stato usato da Dario Argento, il voler utilizzare gli zombie è una scelta forse che segue le mode di quegli anni, la sceneggiatura ha sicuramente delle lacune nello svolgimento e nell’esposizione. Se ne può discutere, ma anche no. Perché tutto questo consente a Fulci di fare quello che vuole, ovvero concentrarsi sulla realizzazione di ogni singola scena, costruendola con estrema cura dei particolari. E solo uno spettatore che riesce a staccarsi dalla ricerca di una logica spiegazione di cosa stia succedendo, può godersi a pieno una fotografia perfetta, una scenografia visionaria, un trucco ed effetti speciali che toccano l’apice del cinema di genere. Citando il regista: “L’Aldilà è cinema di immagini, che devono essere assorbite senza alcuna riflessione”. Un grande riconoscimento va a Giannetto De Rossi che realizza delle maschere, e un trucco esemplari. Il sangue esce a fiotti da profondi squarci, la pelle tirata e straziata si stacca con avvertibile sofferenza, chiodi penetrano nella carne come mai avevo visto prima, il tutto inquadrato da Fulci con un crescendo di emozioni, dalla paura al dolore all’agonia,  che ci fanno sentire partecipi dell’azione (anche grazie ad una incalzante colonna sonora di Fabio Frizzi).

E il film scorre sostanzialmente così, frustate con catene, occhi cavati, ragni che mordono il volto di un povero Michele Mirabella, acidi che bruciano la carne, ragazze che urlano, e tanto sangue, ma con una perfezione e un gusto che non possono essere etichettati con superficialità in b-movie e trash. Anche in questo film si può notare come Fulci si soffermi sempre sugli occhi: a volte solo inquadrandoli sbarrati dal terrore, altre volte cavando un occhio con un dito, o perforando il cranio con un chiodo fino a far fuoriuscire l’intero bulbo, e altre volte rendendoli completamente bianchi e assenti. Il finale si perde nell’onirico in una scenografia che ha tanto dell’inferno di Gustave Doré, e anche in questo finale non è necessario domandarsi il come si sia arrivati lì, quanto apprezzare un’atmosfera unica di solitudine e sofferenza.

Voto 8.5: dedicato a tutti ai finti horror moderni, dedicato alla computer graphic, agli effetti digitali di stocazzo. Plastilina, sangue finto, maschere di gomma, manichini,  e artigiani artisti del mestiere, non potranno mai essere superati.

Capitano Quint

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