L’Amico di Famiglia

Paolo Sorrentino, Ita/Fra, 2006, 110 min.

Trama: Geremia (Giacomo Rizzo) è un settantenne di un paesino dell’Agro Pontino, dall’aspetto bizzarro, quasi sgradevole, e dalla vita miserabile. Senza amici, vive assieme alla madre inferma in un appartamento privo di tutto, e gestisce una piccola sartoria. L’attività più proficua non è però quella del sarto, bensì quella dell’usura: Geremia è uno strozzino. Nella sua professione non è solo, ma sempre affiancato da Gino (Fabrizio Bentivoglio), la persona che più si avvicina a un amico e che si occupa di reperire informazioni sulla solvibilità di coloro che vengono a chiedere prestiti. Presta denaro – solitamente piccole somme – a persone che ne hanno bisogno per le ragioni più disparate, chi per motivi di salute, chi per pagare il matrimonio della figlia Laura Chiatti. L’interesse, ovviamente, è altissimo, e se all’inizio l’uomo si mostra bendisposto ad aiutare i malcapitati debitori (lui stesso si definisce “un amico di famiglia, Geremia Cuoredoro”), quando insorgono i primi ostacoli nel pagamento, il buon Geremia mostra la sua mostruosità, il lato più bieco e nascosto, rivelando tutta la sua natura corrotta.

Il Film: Ultimamente un po’ tutti incensano Sorrentino. Grande sceneggiatore, Grande regista, Grande Grandissimo. E’ vero, è bravo, però mi sembra tutto eccessivo, e non sempre meritato. Cazzo, alla fine quanti film ha fatto? Quattro? Cinque? L’aspetto ai’ varco quando farà una puttanata, perché la farà. Sicuro.

Magari il prossimo varco però, perché questo è un gran film. Storia quanto mai attuale, da un lato Sorrentino ci mostra le condizioni e i meccanismi umani dietro cui si cela la scelta di ricorrere all’usura, senza filtri. L’altra faccia della medaglia è il pensiero distorto e marcio della visione della vita di Geremia de’Geremei, un bravissimo Rizzo, che ci regala un personaggio unico: un po’ macchietta – con quella camminata quasi da malato mentale – un po’ bambino  – vive ancora con la madre/padrona che lo consiglia e lo giudica – spietato e cinico verso le disgrazie degli altri. Da personaggio assolutamente negativo e abietto ( la Chiatti gli si concede in cambio di un abbassamento degli interessi che gravano sul padre di lei per pagare le spese del suo matrimonio), durante il film, piano piano, scopriamo però che sì, Geremia è quello che è – un pezzo di merda – ma tutti gli altri personaggi che gli girano attorno (perfino i suoi stessi debitori) non sono da meno, con la differenza che la loro natura è ancora più nascosta, e per questo più schifosa. Alla fine non c’è una figura positiva che si contrappone alla negativa. Qui sono tutti colpevoli, tutti ugualmente coinvolti, tutti legati dall’appartenenza a un mondo che non pone limiti alla cattiveria e al doppiogiochismo. Se anche lo stesso Bentivoglio, assistente fidato di Geremia, poteva in un primo momento essere considerato una figura se non “nera” almeno “grigia”, nel finale cambia tutto, si capovolge la storia, e Gino, da passivo/impotente intendente si trasforma in machiavellico cospiratore, progettando (assieme alla Chiatti) un piano beffardo e distruttivo per Geremia. Non si salva nessuno in questa visione amara del Mondo, uno spicchio di realtà quotidiana, che, pensandoci bene, tanto spicchio non è.

 Voto: 7+. Non stona che il film sia stato tra i candidati al Leone D’Oro. Bravi tutti. Regista e attori. Su Rizzo ho detto tutto, Bentivoglio è difficile (ma non impossibile) che faccia delle cagate, e sulla Laurina sono rimasto piacevolmente sorpreso: se proprio si impegna, ogni tanto sa anche recitare, oltre a essere bellabella. Ma bella eh.

Vitellozzo.

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