A History of Violence

David Cronenberg, Usa/Ger, 2005, 96 min.

Trama: Viggo Mortensen è Tom Stall, proprietario di una tavola calda nella tranquilla cittadina di Millbrook. Marito affettuoso e padre esemplare, vede la sua vita travolta la sera in cui, dopo aver sventato una rapina – uccidendo i due malviventi – diventa famoso, e finisce sulla Tv nazionale. Grazie alla immediata notorietà, i clienti aumentano e tutto sembra tornare lentamente alla normalità, fino a quando una mattina non si presenta un uomo, che dice di conoscere Joey, quel Joey Cusack che ora si fa chiamare Tom Stall, quel Joy Cusack di Philadelphia che gli ha quasi staccato un occhio con il filo spinato. Tom dice di chiamarsi “Tom” e non “Joey”, dice di non aver mai visto questo tizio, non lo conosce. L’uomo è Carl Fogarty (Ed Harris, bravo come sempre), spietato boss di Philadelphia, e sembra molto convinto delle sue idee. Chi ha ragione? Perché quest’uomo perseguita Tom? Chi dei due mente?

Il Film: Ormai si sa. Cronenberg è una garanzia. Difficilmente fa dei film di basso profilo, e, se questo può non essere il suo miglior lavoro, A History of Violence è comunque tanta roba. Fidatevi. Cronenberg non si limita solo a “girare” i film, è uno che cerca sempre di spingersi oltre, nella psicologia dei suoi personaggi, con l’elemento del “doppio” come filo conduttore non solo della pellicola, ma un po’ in tutta la filmografia del nostro amico David. Sembra di vedere un film di Tarantino, ma senza le cose che non mi piacciono di lui, tipo il regista/attore che fa un cameo e scene senza senso basta che ci sia sangue e musichine sega per fare i’ganzi. Qui è tutto a posto, c’è tanta violenza, tanto sangue, ma le scene e la storia seguono un filo logico inevitabile (e inesorabile), che porteranno il protagonista e la sua famiglia alla frantumazione più completa. Niente scene nonc’hocapitouncazzomacomesifa che odio fino alla morte. La musica poi, che non è mai invasiva, lascia spazio a lunghi silenzi, che toccano più di qualsiasi rumore. Mortensen secondo me ha una presenza scenica particolare, lo senti subito quando lo vedi, c’è, di sicuro farà o dirà qualcosa di fondamentale. Che non è un semplice barista penso si sia capito tutti, sennò la storia finirebbe li. Che Ed Harris quando gli metti gli occhiali scuri e un completo nero ci sta come i’tonno coi fagioli è palese. La parte del cattivo spietato è sua, da sempre.

Voto: 7.5. Delle volte m’è toccato vedere dei film dello stesso genere lunghi il doppio e merdosi dieci volte tanto. Qui, invece, in novantasei minuti novantasei non si perde tempo, niente scene morte, niente sbuffi, niente maialachepalle, solo un sano thriller sanguigno, con una bella storia e dei bravi attori. Ultimamente se ne sente la mancanza.

Vitellozzo.

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3 risposte a “A History of Violence

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