Il Passato è una Terra Straniera

Daniele Vicari, Ita, 2008, 120 min.

Trama: Elio Germano è Giorgio, un ragazzo di 22 anni di una famiglia medio-borghese, laureando in giurisprudenza. La sua vita scorre tranquilla tra l’università, gli amici e la sua ragazza, Giulia. Tutto cambia quando, ad una supermegafesta organizzata dagli amici fighetti di lei, Giorgio si trova a difendere Francesco (Michele Riondino)  da tre persone poco raccomandabili. I due fanno amicizia, e Giorgio è introdotto da Francesco in un mondo totalmente diverso dal suo, quello del gioco d’azzardo, delle bische clandestine. Questo perché Francesco è un talento con le carte, un ottimo giocatore di poker, oltre che un ottimo baro. I due diventano così soci, vanno alle partite e vincono ballini di quattrini barando; la vita di Giorgio, da ordinaria e quasi monotona, si trasforma così in un vortice fatto di notti in “bianco”, belle donne, e tanti soldi per un ragazzo della sua età. Inevitabile il tracollo: con la sua famiglia, con la scuola, con la sua ragazza, e soprattutto con sé stesso.

Il Film: Se c’è una cosa che mi fa veramente, ma veramente incazzare nei film, sono gli stereotipi, in generale: lo stereotipo del cattivo, del buono, del politico corrotto, della puttana, del mafioso – e questo solo se ci fermiamo alle persone. Perché se andiamo a vedere i luoghi, gli stereotipi aumentano: in tutto questo, il luogo comune della bisca clandestina è un evergreen intramontabile, come quello del giocatore d’azzardo. Per le bische sembra che siano possibili solo due scenari: o l’ambiente fumoso e buio dello scantinato, o quello superchic nella villa di lusso, ogni altra location sembra sempre non adatta alla bisca. Per “l’uomo da bisca” vigono invece una serie di caratteristiche imprescindibili: sempre controllato, sempre taciturno, sempre vestito come se tra cinque minuti dovesse andare a un matrimonio, un look da fighetto trafelato. Ultimo elemento: sempre tanta fica intorno ai tavoli da gioco (cosa che succede solo nei film). Inutile dire che Il Passato è Una Terra Straniera rispecchia in pieno questa tendenza.

Il fatto poi, che la trama sia quanto di più banale si possa avere quando si mescolano soldi e carte è palese, la discesa dal paradiso della vita facile all’inferno del gioco d’azzardo (notti brave, donne, alcol  e droga) è scritta fin dall’inizio. Niente di strano quindi. La cosa però, che rende tutto più merdoso è il “come” tutto questo succede. Esempi chiarificatori: Elio Germano non ha mai fatto a botte, arriva uno gli da una spinta e fa a botte. Elio Germano non fuma, arriva una milf gli chiede “fumi?” e lui si prende la sua sigaretta. Elio Germano non gioca a poker, scommettere non gli piace, ma quando arriva Riondino e lo porta a una bisca, Elio si diverte come un pazzo. Elio Germano non si droga, ma appena gli offrono una pasticca la prende senza fiatare. Da lì, alla coca, allo stupro poi è raccontato come una passeggiata di salute. Non c’è filo logico, succede tutto senza ragione. Non posso accontentarmi del fatto che la sorella di Giorgio abbia un passato di tossicodipendenza perché i comportamenti del ragazzo siano giustificati. Magari nel romanzo le dinamiche della storia sono su un altro livello di narrazione (sennò sarebbe un romanzo di merda), ma qui non si vede nulla. Tanto cazzo ce ne frega a noi,  alla fine basta ci sia Germano, che sembra diventato un attore d’avanguardia solo  perche non fa cine-panettoni o film della grande distribuzione, e c’è chi lo considera uno degli attori migliori che ci sono in Italia. Vaiavaiavaia. L’unica cosa che m’è piaciuta sono gli ultimi dieci minuti di film, finale compreso, quando Germano, ormai avvocato di grido, riceve i ringraziamenti dalla ragazza che salvò dal tentato stupro (ad opera dello stesso Francesco), quando in realtà Giorgio stesso è uno stupratore impunito. E allora ci rendiamo conto che dagli occhi di Germano il passato è ormai visto come una terra straniera.

 Voto: 5. Un buon finale non basta per salvare un film che mostra delle lacune evidenti nella regia, nella profondità della storia e nell’introspezione dei personaggi, come  nelle dinamiche che portano Giorgio all’autodistruzione – del tutto assenti. Troppo poco curato.

Vitellozzo.

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