Storia di un Impiegato

Fabrizio De André, 1973

Gli album in cui le tracce sono strettamente collegate tra loro, che raccontano una storia come fosse divisa in capitoli, sono rari, ma personalmente li trovo molto interessanti, anche se dipendono chiaramente dalla storia in questione, e soprattutto da chi la racconta. E direi che qui si casca bene. Storia di un Impiegato è il quinto album di Fabrizio De André e, per sua stessa ammissione è un album politico, anche se non doveva esserlo. Per questo la critica del tempo ha duramente stroncato il lavoro, e già questo significa che è un grande album.

La storia si apre con un’ introduzione, prima solo musicale, poi viene descritta una scena, come se un uomo qualunque la stesse guardando da lontano: persone che lottano, come per gioco, ma con rabbia, sono dei giovani. Nella seconda traccia (Canzone del Maggio) la situazione si fa più chiara: sono i moti studenteschi del maggio francese del’68. La canzone è ripresa da una canzone francese di quel periodo, e mostra tutta la forza di volontà dei rivoltosi. L’uomo, l’impiegato, ascolta le loro ragioni e ne rimane turbato, qualcosa gli è entrato in testa. Si accorge che sta trascorrendo passivamente la sua vita, ma sa anche che non può unirsi ai giovani nelle piazze, ed inizia quindi a pensare ad un atto più violento (La Bomba in Testa). Arriva il primo sogno, Al Ballo Mascherato, il ritmo è leggero, la musica allegra. L’uomo si ritrova in mezzo a Cristo, Maria, Dante, suo padre e sua madre, e a tutti quei personaggi che nella sua vita hanno rappresentato il potere e l’autorità. Sogna di far esplodere una bomba in mezzo al ballo, e alla fine dover solo contare i morti. Ma giunge anche il Sogno Numero Due; l’uomo è ora imputato, e un giudice lo mette di fronte ad una terribile verità: “il dito più lungo della tua mano è il medio, quello della mia è l’indice, eppure anche tu hai giudicato.” Per eliminare i simboli del potere l’uomo ha dovuto prima giudicarli, e poi condannarli, esercitando quel potere che lui stesso vuole combattere.

Il sogno continua nel brano successivo, La Canzone del Padre: il giudice gli offre di impersonificarsi in suo padre, rivivendo così una vita triste e illusoria. L’uomo si sveglia, quella vita lui non la vuole, e prende coscienza del suo dovere: Vostro Onore, sei un figlio di troia, mi sveglio ancora e mi sveglio sudato,ora aspettami fuori dal sogno, ci vedremo davvero, io ricomincio da capo. I ritmi cambiano, sono decisi, la musica incalza le intenzioni dell’uomo che diventa Il Bombarolo, che con tanto amore si dedica al suo tritolo. L’intento è chiaro, ma la riuscita dell’azione non è affatto scontata: C’è chi lo vide ridere davanti al Parlamento, aspettando l’esplosione che provasse il suo talento, c’è chi lo vide piangere un torrente di vocali, vedendo esplodere un chiosco di giornali. Si intuisce come si sia risolta la cosa, l’incontro con il giudice c’è stato davvero, ed è arrivata anche la condanna al carcere.

All’uomo nella sua cella non resta che scrivere una durissima lettera alla sua amata, che sa tanto di lettera d’addio. E’ Quando Verranno A Chiederti Del Nostro Amore, una delle mie preferite di De André, un’amara rilettura di un rapporto ormai finito. Ma l’uomo ha un sussulto di ribellione, in Nella Mia Ora Di Libertà si rifiuta di condividere questo momento con un secondino, e dopo aver descritto le condizioni carcerarie, (usate da De André per ritrarre la società di cui tutti facciamo parte, in cui non può contare l’azione di un singolo, ma bensì la presa di coscienza collettiva), si passa ad una reazione di gruppo, riprendendo così i toni de La Canzone di Maggio iniziale: Di respirare la stessa aria dei secondini non ci va, e abbiam deciso di imprigionarli durante l’ora di libertà, venite adesso alla prigione, state a sentire sulla porta la nostra ultima canzone che vi ripete un’altra volta per quanto voi vi crediate assolti siete per sempre coinvolti.

Quanto cazzo manca De André oggi…

Capitano Quint

  1. Introduzione
  2. Canzone del maggio
  3. La bomba in testa
  4. Al ballo mascherato
  5. Sogno numero due
  6. Canzone del padre
  7. Il bombarolo
  8. Verranno a chiederti del nostro amore
  9. Nella mia ora di libertà
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7 commenti

Archiviato in 70's, Musica

7 risposte a “Storia di un Impiegato

  1. varennikov

    De André ha lasciato un vuoto incolmabile: era il più importante cantautore italiano. Soprattutto ho molto amato la “Canzone del Padre”.

  2. ciao quinto
    sono quello che ha scritto male dei Diaframma e penso che tu abbia scelto il disco di De Andrè invecchiato peggio anche se è diventato un culto fra i giovani degli anni novanta, quelli che hanno resuscitato i doors e Bob Marley. Fra i concept album è sicuramente quello più slegato e di certo quello che lo stesso de andrè reputa un momento della sua produzione da non ripetere, perchè non riesce nell’ intento di manifestarsi come un corpo narrativo unico, ma solo una raccolta di canzoni a tema, questo per le numerose influenze cui ha attinto per metterne insieme il repertorio, sfiorando in alcuni casi il plagio. Però qualcosa di buono questo disco deve averlo se i ragazzetti degli anni novanta, almeno dalle mie parti, coverizzavano a manetta il bombarolo mentre io suonavo se ti tagliassero a pezzetti, peccato che poi quelli stessi mi chiedessero di chi fosse canzone che sonavo.
    Per onorare la nostra tradizione ti dico che io ho l’ edizione originale in vinile del tuo amato disco, confezione apribile con detnto book illustrato. Tu cell’hai?

    • Partendo dal fatto che le critiche sono ben accette, mi spiace deludere le tue convinzioni su questo ragazzetto cresciuto negli anni 90.
      Non sopporto i Doors, mi sta anche un po’ sul cazzo Jim Morrison, e non ascolto Bob Marley. Se un giorno mi va di scrivere qualcosa su un album, lo faccio al di là del fatto che l’artista reputi il proprio lavoro riuscito o meno, al contrario di te, a quanto pare, che ti affretti a riportare quello che è scritto nelle prime righe di Storia Di Un Impiegato su wikipedia.
      Non faccio cover. Il mio album preferito di De André è il volume 3. La mia canzone preferita sua è La Ballata del Michè.
      Per te saranno scelte banali, te che sai notare come invecchia male un album, te che ti vanti dei vinili e cofanetti in possesso, te che molto più maturo di un ragazzetto degli anni 90, concludi con qualcosa tipo io ce l’ho e tu no. E no, non ce l’ho.
      Sabato vado al concerto dei Diaframma. Poi ti fo sapere.

      • si è così, a casa c’ho un intera parte dello scaffale con un grosso cartello dove c’è scritto “io ce l’ ho e voi no” .
        P.S. A quelli di wikipiedi gli piacerebbe scrivere quello che scrivo io, comunque vado a controllare e poi procedo con la denuncia.
        Fammi sapere di Diaframma e prendila sempre bene così, ciao.

  3. no, no, tranquillo, è a me che mi piglia male se mi si dice che copio wikipede (ho controllato e mentivi, provocatore).
    per quanto rigurda il vinile trasparente non hai fatto un grande acquisto, quel materiale li è inascoltabile… non è vero invidia.
    Ci tengo a precisare, però che non sono un collezionista.
    ciao quinto.

    • no mi riferivo alla frase di de andrè che è riportata su wikipedia, che è in realtà una frase molto interessante, dà proprio l’idea del de andrè artista.
      Poi ho visto che nel tuo blog citi anche Piero Ciampi, sicché su qualcosa andiamo d’accordo.
      Bella dai,
      ciao jack

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