Le Regole dell’Attrazione

Roger Avary, Usa/Ger, 2002, 110 min.

Trama: Classiche feste e drammi in un college americano, classici personaggi stereotipati del cinema americano, lui un po’ tenebroso, l’altro gay, lei ragazza alternativa innamorata, e la sua compagna di stanza cheerleader un po’ zoccoletta.

Il Film: dico subito chi è quello tenebroso, un vero duro del cinema, una faccia indimenticabile, per interpretare uno stronzetto pieno di sé, non si poteva non scegliere…DAWSON! Cioè proprio lui Dawson (all’anagrafe James Van Der Beek) di Dawson’s Creek, che tutti dobbiamo ricordare per la scena del “Dawson piangente”.  E non è finita qui perché il suo personaggio di cognome fa Bateman, e per gli appassionati Bateman vuol dire una cosa sola, ovvero American Psycho. E qui iniziano i problemi. La storia infatti è ripresa da un romanzo dello stesso scrittore dell’altro film, Bret Easton Ellis, ma i risultati sono abbastanza diversi.

Il regista è Roger Avary, premio Oscar per la sceneggiatura di Pulp Fiction, che qui compie alcune interessanti scelte stilistiche ma diciamo che quelle sbagliate sovrastano quelle poche buone. Le uniche due buone sono l’uso delle immagini mandate all’indietro, che però dopo due o tre volte iniziano a stancare, e il breve riassunto del viaggio in Europa di un ragazzo fatto con sequenze molto veloci, più o meno di droga e sesso, che risulta abbastanza divertente. Ecco, per il resto il film è imbarazzante, di quei film che vogliono parlare di sesso per far vedere quanto sono indipendenti e privi di tabù, ma che in realtà risultano solo scontati e banali. Come se volessero far vedere quanto si divertono gli americani alle feste come in American Pie, ma anche quanti problemi abbiano i protagonisti e quanto siano soli come in Donnie Darko. Fallisce in tutti e due i tentativi. Avevi a disposizione Jessica Biel in una forma impressionante e non la sfrutti per qualche scena bona, hai a disposizione Shannyn Sossamon, ragazza bellissima, come protagonista e le fai fare l’adolescente innamorata sempre del ragazzo sbagliato. E c’è addirittura un’altra ragazza che si suicida tagliandosi le vene perché Dawson non la guarda nemmeno. E’ veramente troppo. Ad essere drammatico non è il genere, è proprio il film che è drammaticamente brutto. A Dawson gli si vole bene, siamo cresciuti insieme, però dovrebbe fare un altro lavoro, in questo film è insostenibile, anche solo perché invece di dire “ok”, dice di continuo “rock&roll”. Non s’affronta.

Voto 4: Evitiamo di fare questi film inutili su quanti problemi hanno i ragazzi nei college americani. Ma quelli nelle scuole italiane che devono fare allora?? Senza cheerleaders, senza dormitori, senza feste, e senza i fondamentali bicchieri rossi.

 Capitano Quint

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