Appetite for Destruction

Guns N’ Roses, 1987, Geffen Records.

Quando mi sento un po’ giù ascolto i Guns. Quando mi sento su, invece, ascolto i Guns. Quando mi annoio, pensate un po’, ascolto i Guns. Quando in televisione mandano un video dei Guns, lo guardo sempre tutto, anche se è un video del cazzo (come November Rain o Don’t Cry tanto per non fare nomi). Tutto questo non perché i Guns siano il mio gruppo preferito, ma perché vederli e ascoltarli mi fa pensare a quella vita da rockstar forse più di qualsiasi altro gruppo (si salvano gli Zep, superiori in tutto, anche nel buttarsi via), quella vita che gente normale come me o come chi legge non vivrà mai, al di sopra delle regole, dove non c’è più giusto o sbagliato, ma solo intere generazioni di ragazzi che hanno passato anni ad ascoltare la tua musica, e di te li davanti a centomila stronzi a sonare, con la certezza che il concerto non finirà sul palco, ma continuerà nel backstage in mezzo ad alcol e signorine succinte e disinibite. Io li ascolto, e già il fatto di poter immaginare tutto questo, mi basta. Sì, mi accontento di poco.

Che poi la band di Los Angeles abbia saputo vendersi benone, ai giornalisti (pensate alla faida contro i Motley Crue), ai fan, ai media, è fuori questione. Però non si può dire che si siano tenuti, hanno dato tutto quello che potevano dare alla musica, si sono consumati nella mente e nel corpo (Steve Adler e Duff McKagan in particolare), non perdendo però l’aspetto del business, che in America conta molto più del talento. In effetti nella scena glam ’80 le street band come i Guns erano parecchie, ma allora perché gli altri non hanno sfondato? Ci vuole fortuna, fare una certa musica nel posto giusto al momento giusto, ci vogliono idee, ci vogliono le palle, certo anche due come Axl e Slash fanno sempre comodo per sfondare, e poi ci vuole un album d’esordio come Appetite For Destruction – che rimane la punta più alta raggiunta dalla band. Ripeto, la punta più alta, ineguagliato. Questo per togliere ogni dubbio circa i successivi Use Your Illusions: non c’è storia, era tutto già sentito, tutto già visto, bello il tour eh (immenso, di 2 anni), ottime le vendite (dovute più all’onda del precedente successo che all’effettivo valore degli album), ma il paragone con il loro primo lavoro non va nemmeno pensato. Altro mondo.

Quest’anno poi è il 25ennale dalla pubblicazione, sono obbligato a scrivere due righe, anche se fa caldo e mi sudano le palle. Su Welcome to the Jungle – pezzo che apre il disco – non dico niente, perché è già stato detto tutto: immenso, e nato quasi per caso, sull’impressione suscitata da un barbone incontrato per strada che urlò ad Axl e soci “you’re in the jungle baby! You’re gonna die!” (probabile leggenda metropolitana però ci voglio credere, d’altronde l’America è il paese delle possibilità). Siamo di fronte a un pezzo cardine dell’hard-rock. Possiamo dire comunque, che tutto l’album si muove lungo una trama decisamente rock, con pezzi di strada come Nightrain o Out Ta Get Me, dove le chitarre hanno il sopravvento in tutta la loro irruenza sonora, a Paradise City, dove – oltre al ritornello immortale – si sperimenta l’attacco corale, che verrà poi ripreso anche in lavori successivi (ad esempio Don’t Cry), a pezzi totalmente diversi sia per le tematica che per il cantato, molto veloce, quasi rap (Mr. Brownstone). Sarò banale, ma i miei pezzi preferiti sono anche quelli preferiti dalla maggioranza e anche da chi un album intero dei Guns N’ Roses non l’ha mai ascoltato: You’re Crazy, perché le schitarrate incazzate sono sempre ben accette, e ovviamente Sweet Child O’Mine, con Axl che torna nella sua dimensione di canto miagolato, e Slash che fa quello che sa fare meglio, cioè uno degli assoli migliori di sempre. Esagerato.

Vitellozzo.

1. Welcome To The Jungle
2. It’s So Easy
3. Nightrain
4. Out Ta Get Me
5. Mr. Brownstone
6. Paradise City
7. My Michelle
8. Think About You
9. Sweet Child O’ Mine
10. You’re Crazy
11. Anything Goes
12. Rocket Queen
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3 commenti

Archiviato in 80's, Musica

3 risposte a “Appetite for Destruction

  1. anche io penso di accontentarmi dello stasso poco con il quale ti accontenti tu :)…complimenti davvero! =)

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