Alien

Ridley Scott, UK, 1979, 116min

Trama: Da vedere.

Il Film: lasciamo stare tutti i sequel, lasciamo stare la “saga” che ne è stata ricavata, lasciamo stare gli insensati Alien vs Predator. Questo film è un’altra cosa, sta per conto suo, vive da solo, senza che vari registi americani ne abbiano abusato per anni. Ridley Scott in una mia personale top 5 di film fantascientifici piazza due film, al primo posto Blade Runner, e a seguire, in compagnia de La Cosa di Carpenter, e del monolite di Kubrick, ci metto anche questo Alien, quindi direi che sono abbastanza di parte nel giudicarlo. E pensare che il progetto era pronto per Walter Hill, che invece lo passò a Scott, perché lui era impegnato a girare un altro capolavoro “I Guerrieri Della Notte”. Alien è la perfetta unione tra la fantascienza e l’horror, tra un grande regista, ed un artista fuori dal comune, Hans Ruedi Giger, tra una grande sceneggiatura e una realizzazione esattamente all’altezza.

Si può dividere il film in due parti: la prima di introduzione dei personaggi, di dialoghi, e di tranquillità. I sette stanno tornando sulla Terra, scherzano, discutono, su tutti si nota un possibile protagonista, il capitano Dallas. A sorvegliare la nave è anche un’intelligenza artificiale, Mother, (e qui torna Kubrik, con il suo Hal 9000), che capta un segnale. Questa prima parte si può concludere con l’arrivo sul pianeta da dove proviene il segnale e con il ritrovamento di una gigantesca astronave. In questa sequenza Scott utilizza anche un po’ di immagini registrate con una piccola telecamera a mano dagli astronauti, cosa che oggi va tanto di moda negli horror moderni, che ci permettono così di verificare la differenza tra farlo bene e farlo malissimo. Dentro l’astronave ci appaiono gli incredibili scenari dipinti da Giger, così gotici e desolati, dove al centro giace un enorme scheletro fossilizzato di un corpo alieno. Si inizia ad intuire che la realizzazione degli effetti speciali è di un’altra categoria. Vengono scoperti i bozzoli, l’uomo è curioso e stupido per natura, e ovviamente li deve toccare. Il pessimismo di Scott è chiaro già da questo, l’uomo tocca, l’uomo viene assalito. Stupendo l’essere avvinghiato al volto del povero Kane, che resta in coma con questo corpo sulla faccia per qualche giorno, sotto il controllo interessato dello scienziato Ian Holm,  finché questo non lo lascia misteriosamente libero. Se il clima di tensione sembra essere per un momento svanito, ritorna prepotentemente nella famosa e sanguinosa scena della fuoriuscita dal torace di Kane del piccolo Alien, che schizza via nascondendosi e facendo iniziare così la caccia. La questione su chi dia la caccia si chiude abbastanza alla svelta, quando viene ritrovata la muta del piccolo alieno presumibilmente cresciuto con rapidità. Viene fuori tutta la bravura del regista, le inquadrature iniziali silenziose della nave, vengono riproposte stavolta con il terrore degli uomini lasciati soli al loro destino, e dopo la seconda morte, arriva anche il momento del capitano, da solo, nei condotti bui d’aerazione, si ritrova in un lampo davanti al mostro. Mostro che ancora non viene visto per intero, ma solo in veloci tratti, perché quello che conta sono i momenti in cui non si vede, che sai che c’è, ma non lo vedi, è questa la vera parte horror. Bellissima è anche la sequenza che ci fa capire chi sia in realtà Ian Holm: la sua decapitazione scopre il suo interno fatto di fili e lattice, un robot mandato apposta per studiare e conservare il corpo alieno. La scena della testa mozzata che parla appoggiata sul tavolo accanto al corpo e impensabile se si guarda l’anno, 1979, troppo avanti per essere vera. E per una volta in un film il primo a morire non è il personaggio di colore, che anzi regge quasi fino alla fine. Rimane sola infine Ripley, che dopo aver deciso di far esplodere la nave e il mostro, e rifugiarsi nella navicella di salvataggio, si ritrova con questo nell’ultima stupenda sequenza finale, in cui il mostro appare rannicchiato e nascosto, ma sempre letale, alla ricerca anche lui di salvezza. Lo scontro finale ha un esito che sembra più dettato dalla produzione che aveva fiutato l’affare “sequel”, piuttosto che invece dal pessimismo del regista, che voleva la morte di Ripley, ma resta comunque un capolavoro per la tensione che trasmette.

Voto: 8.5/9 A volte gli Oscar sono meritati, ma purtroppo sono sempre pochi per chi li merita davvero. Premiati comunque Giger e Carlo Rambaldi per gli effetti speciali. E a pochi mesi dalla scomparsa non posso non citare un altro grande artista che ha collaborato alla realizzazione, Jean Giraud “Moebius”

Capitano Quint

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5 commenti

Archiviato in fantascienza, Film, horror

5 risposte a “Alien

  1. Ottima scheda. Concordo sul fatto che bisognava salvare questo capolavoro dai sequel, ma anche Munch ha dipinto più di un Urlo per il mercato…sic

    • Ma le varie versioni dell’urlo (mi sembra siano 4, come gli alien) sono tutte firmate Munch, e uguali per soggetto e tema. Voglio dire che se Scott avesse firmato tutti i tre i sequel, nel bene o nel male avrebbe portato avanti un suo ciclo, senza che altri registi intervenissero cambiando un po’ il senso dell’opera. Quindi se nel primo facevano morire Ripley si chiudeva in bellezza. Anzi nel 3 Fincher la fa morire Ripley, ma non ci siamo salvati lo stesso dal quarto. Nulla, non c’è speranza.

  2. Trovo sia uno di quei film che io etichetto come Da Vedere.
    Meraviglioso, sensazionale e, come dici anche tu, stupefacente per le scene innovative e tecnologiche.
    Il migliore della serie, non c’è dubbio, perchè serie non è.
    Definiamolo un accostamento di film con personaggi ricorrenti.
    Sinceramente, ammetto che non mi è dispiaciuto il terzo capitolo di alien, che però è tutt’altra cosa se paragonato al primo; un pallido tentativo di emulare un capolavoro.
    Comunque ottima recensione.

  3. Pingback: Prometheus | cazzochevento

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