For Emma, Forever Ago

Bon Iver, 2007.

I ringraziamenti per l’articolo vanno all’amico Andrea, che tra qualche cacata indie e ridicoli gruppi finti punk-rock,  ogni tanto mi passa anche roba di qualità, come questo disco. E’ un album speciale, senza una band.  Quando dico che non c’è una band intendo proprio che c’è solo una persona che ha scritto, suonato, cantato e prodotto le canzoni: Justin Vernon.

Già di per sé, la storia di come il ragazzo Justin Vernon è arrivato a chiamarsi Bon Iver e a pubblicare “For Emma, forever ago” è fantastica, e merita di essere raccontata. Fino al 2006 era sconosciuto, provava con tutte le sue forze a sfondare, ma non ce la faceva: vari progetti musicali non avevano fatto altro che far scorrere la lancetta del tempo, che ormai puntava sui 25 anni. Il tempo limite per fare il grande salto stava per finire. A questo si aggiunge la mazzata, si lascia con la sua ragazza. Allora, Justin fa quello che avrei fatto anche io, e cioè manda tutto a fanculo e se ne torna a casa nel Wisconsin. L’inverno dal babbo gli fa bene (Bon Iver è la storpiatura americana del francese bon hiver,  buon inverno) perché lo scazzo piano piano finisce e ricomincia a fare musica, da solo. Ha con sé solo l’essenziale, una batteria e qualche chitarra, ma gli bastano. L’atmosfera tranquilla e raccolta di casa contribuisce in maniera determinante nel tracciare l’aspetto di fondo dell’album, molto intimistico, silenzioso, e semplice. La pochezza degli strumenti musicali, oltre che le sbavature sonore in qualche punto dell’album, rendono tutto molto più vero, autentico cantautorato fatto in casa. Ogni brano entra il punta di piedi, l’attacco è una chitarra che si sente appena, melodia sullo stesso livello per tutto il pezzo, a volte accompagnata da  percussioni in cui le bacchette non sfiorano mai i piatti (Flume).

La voce è l’altro aspetto caratteristico dell’album: Vernon sembra giocarci in ogni traccia, a volte cantando in falsetto, senza mai esagerare, centellinando le note alte (Lump Sum), altre sembra invece far uscire le parole con più naturalezza, in brani intensi, anche nella voce, come in Skinny Love, rivelando tutta la natura folk del disco. Team è invece, un momento solo strumentale, in cui la batteria la fa da padrone – e dove, per la prima volta nell’album – sentiamo un po’ di piatti. Assolutamente da citare anche The Wolves (Act I And II), pezzo quasi gospel, dove nel finale gli strumenti crescono di intensità, sorretti da un falsetto a voci sovrapposte che completa forse il miglior pezzo dell’album, insieme a Lump Sum.

Quest’album è per tutti quelli che ancora non sanno cosa fare della propria vita, che si sentono un po’ smarriti e confusi. Per quelli come noi c’è ancora una speranza, basta fare come Justin Vernon: andare nel Wisconsin e comprarsi una capanna. Chiudersi dentro e fare musica; o anche solo ascoltare For Emma, forever ago.

 Vitellozzo.

  1. Flume
  2. Lump Sum
  3. Skinny Love
  4. The Wolves (Act I And II)
  5. Blindsided
  6. Creature Fear
  7. Team
  8. For Emma
  9. Re: Stacks
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1 Commento

Archiviato in 00's, Musica

Una risposta a “For Emma, Forever Ago

  1. MrMoonlight

    Confermo, bellissimo album.

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