La Piscina

Jacques Deray, Fra, 1968, 100 min.

Trama: Alain Delon (Jean-Paul) e Romy Schneider (Marianne) trascorrono dei giorni di vacanza in una lussuosa villa sulla costa azzurra. L’equilibrio si rompe quando passa a trovarli un amico in comune, vecchia fiamma di lei, con la figliola diciottenne. Attorno alla stupenda piscina della villa, unica spettatrice delle dinamiche dei quattro, si consumerà il dramma.

Il Film: L’avevo già visto l’anno scorso, ma non ce la feci a finirlo perché era a un orario improponibile. L’ho rivisto tutto quest’anno – sempre a orario improponibile – però ho resistito e l’ho messo in saccoccia. Diciamo subito che la gran parte del successo del film e anche dell’interesse dello spettatore, verte da un lato su Alain Delon,  nella parte dello scrittore fallito e depresso che – occhiali da sole sempre indosso – gira cazzeggiando in costume sul bordo piscina, e dall’altro sul rapporto che si crea con Penelope, la bella figlia del vecchio amico Leveque.  Mascherando tutto con un aura di reciproche cordiali attenzioni e frasi di circostanza il rapporto tra i due si farà via via più profondo, fino a una piccola fuga a fare il bagno in mare aperto, che sa tanto di “ultima volta” prima della partenza di lei con il padre, verso L’Italia. Il tutto avviene sotto gli occhi neanche tanto ciechi della fidanzata di lui, Romy Schneider – la migliore sotto il piano recitativo – che, nonostante veda il sentimento che sta nascendo tra il suo ragazzo e Penelope (Jane Birkin, che da giovane era veramente splendida), si mostra sicura di sé, mascherando il suo rammarico con rassegnata ironia, anche quando Jean-Paul le dichiara apertamente la sua intenzione di non tornare insieme a Parigi, ma di partire e inseguire la ragazza. Sembra tutto già scritto, lui che lascia lei per quella più giovane, e invece no. Perché il padre, amico di facciata di Jean-Paul, considerato un fallito – oltre che odiato per avergli rubato Marianne – si mette in mezzo e anticipa la partenza. In una notte balorda i destini dei 4 cambiano per sempre, l’idillio possibile diventa ormai irrealizzabile. Tutto sembra tornare come prima, ma è un rapporto quello tra Marianne e Jean-Paul  molto più indissolubile che in passato, così profondo e radicato da diventare asfissiante per le aspirazioni e il futuro di entrambi, guardato attraverso i vetri di una finestra sbiadita come si guarda un evento che non ci appartiene più. In effetti, il loro futuro è proprio così, un evento che non li riguarda.

Voto: 6,5. Se l’aspetto narrativo fosse stato curato con più attenzione, soprattutto nella fase finale, sarebbe stato un ottimo film. Va bene uguale eh, perché “La Piscina” se la gioca comunque con tante pellicole italiane dello stesso genere uscite negli ultimi anni. Va detto che Alain Delon ha aiutato tanto, ma oh, bene per loro che ce l’avevano, noi in quegli anni ci s’aveva Bombolo. Uguale.

Vitellozzo.

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