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L’Uomo Che Visse Nel Futuro

George Pal, 1960, UK/Usa

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Trama: 1899, un uomo dichiara ai suoi amici di aver inventato la macchina del tempo, e di volerla utilizzare per vedere come si svilupperà l’umanità tra migliaia di anni, promettendo di tornare tra loro dopo 5 giorni. 

Il Film. Da un romanzo di HG Wells (La guerra dei mondi, L’isola del Dott. Moreau), questo film è una gioia per gli amanti della fantascienza fatta in casa, targata anni 60. Il titolo originale è The Time Machine, che tutti sappiamo voler letteralmente dire proprio “l’uomo che visse nel futuro”, secondo le nostre sempre magnifiche traduzioni.
Il bello di questo film a parte l’ambientazione di fine 800, i baffi e le barbe dei personaggi, e soprattutto la mitica macchina del tempo (una poltrona, un ombrellone di metallo che gira, e delle lucine in qua e là), sono le soste che il protagonista fa scorrendo in avanti nel tempo.
Super effettoni scandiscono il passare dei giorni e degli anni, luce e buio che si alternano, i fiori che appassiscono e ricrescono, e il manichino del negozio di vestiti di fronte alla finestra che cambia abiti a seconda delle mode del tempo.

Prima sosta, 1917, per strada ci sono degli strani veicoli a quattro ruote. Poi gli anni 40: i bombardamenti in Inghilterra.
1966: la sosta più bella secondo me. Il film è del 1960, e questi si sono immaginati che, a soli 6 anni di distanza, la gente fosse in preda al panico per il pericolo del nucleare. Le guardie vestite con tute argentate conducono la folla in dei bunker prima di un’imminente eruzione lavica. E qui la perla del film: modellino in miniatura della strada, macchinine in scala, COLATA DI POMAROLA FUMANTE ad imitazione della lava, e distruzione del modellino. Solo applausi.

Tutta la seconda metà del film si svolge in una immaginaria epoca del futuro (80mila e rotti anni dopo), in cui la Terra ha superato varie distruzioni, ed ora è rinata in una sorta di paradiso terrestre, popolato però da uomini e donne tutti biondi, vestiti con delle tunichette, totalmente privi di cultura, interesse, e curiosità. Si scopre che sono in realtà usati come cibo da esseri che vivono sottoterra. Ovviamente George salva tutti dai mostri, in una lotta incredibile, di quelle a cazzotti, uno contro quindici. Riesce a tornare nella sue epoca, dove i suoi amici, tranne uno, continuano a non credergli, e allora lui decide di tornare in quel futuro a riprendersi la bionda più bona. Fuck yeah.

Voto: ma come fo a non dargli 7

Capitano Quint

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Stargate

Roland Emmerich, Usa/Fra, 1994, 125 min.

Trama: In pillole. Un gruppo di ricercatori scopre un portale che collega questo mondo ad un qualche pianeta chissà dove nella galassia. I mattacchioni però, non sanno come farlo funzionare perché non riescono a decifrare la coordinata decisiva per aprire il canale di comunicazione tra i due mondi. Dato che i simboli sembrano avere una qualche attinenza con i geroglifici egizi, chiamano un linguista molto bravo, a cui nessuno ha mai dato credito per via delle sue teorie sulle origini aliene della civiltà egizia, un po’ sfigatello, anche lui fogato coi simboli, Daniel Jackson. In caso di incontri indesiderati al di la del muretto, invece, può bastare un ex-generale impazzito e molto incazzato. Chiamatelo Kurt.

Il Film: Prima di specializzarsi nel filone dei film catastrofisti, e in effetti, gli ultimi in ordine di tempo sono molto catastrofici per quanto sono brutti – per rinfrescarsi la memoria The Day After Tomorrow, 10.000 A.C, 2012 – Emmerich ha girato anche questo filmetto, che poi ad oggi è il migliore di tutta la sua carriera.  Si è parlato per anni non solo di un sequel, ma di una trilogia, di cui Stargate doveva essere il primo capitolo, ma alla fine non se è mai fatto niente, anzi no, sono nati una serie di prodotti surrogati che hanno ripreso la storia, o l’idea di fondo;  come non citare la saga televisiva con McGyver, di molto dubbia bellezza, tolta la sempre gradita presenza di Mc, appunto. Comunque, dato che questi sono un po’ gli anni d’oro dei sequel senza senso, o dei prequel senza fondo, o dei remake senza ragione, vivo ancora nel terrore che anche questo me lo possano rovinare con un capitolo demmè, dato che gli attori, il nostro stimato Kurt, e anche James Spader, godono di ottima salute, oltre che Rolando, sempre lì lì per vincere l’Oscar “Boiata dell’anno”. Intanto, mettiamoci il cuore in pace e (ri)guardiamoci questo di Stargate, scrivo riguardiamoci perché non esiste che nel 2013 qualcuno non l’abbia ancora visto. Uno dei primi film di fantascienza che mi ricordo, dove gli effetti speciali ci sono, ma nei tempi giusti e nella giusta misura. Da buon ’90 anche una sacrosanta dose di ammazzamenti dei cattivi, una bomba nucleare da far esplodere (bisogna sempre portarsene dietro una ad ogni evenienza), e anche una storiella d’amore che comunque non rovina l’impronta fantascientifica di largo consumo dell’insieme. Dando un’occhiata anche al recente tenore delle trame tirate su non si sa come nei film di questo signore, fa piacere ricordarsi che, invece, Stargate, è anche di buon livello sotto il profilo della storia. Un classico film di fantascienza, con in più Russel, garanzia anche di un po’ d’azione e di qualche scurrilità made in USA.

Voto: 7,5. Saluta Tutankhamon da parte mia, stronzo!

Vitellozzo.

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1997 Fuga Da New York

John Carpenter, 1981, Usa

urlTrama: l’aereo del Presidente degli USA viene dirottato sull’isola di Manhattan, ora sorvegliata e circondata da un muro, e adibita a raccogliere i peggiori criminali. Un solo uomo può salvarlo, ma non gliene frega un cazzo. Chiamatelo Iena.

Il Film: chiamatelo Iena, anche se si chiama Snake ed ha una serpe tatuata sulla pancia. Però i traduttori italiani hanno deciso così, vabè…
Tutto Snake nel dialogo tra lui (c’è bisogno di dire che è Kurt Russell?) e il comandante che lo vuole convincere, il grande Lee Van Cleef:

-Sono pronto a toglierti dal mondo a calci in culo[…]Ho un affare per te, ti sarà perdonata ogni azione criminale che hai commesso negli Stati Uniti. C’è stato un incidente, un piccolo jet è precipitato al centro di NY. C’era a bordo il Presidente…
-…presidente di che..
-questa non è spiritosa. Tu entri là, trovi il presidenti, lo tiri fuori in 24h, e sei un uomo libero.[…]La risposta?
– fate un nuovo presidente.
-Siamo ancora in guerra, ci occorre vivo
– Non mi importa un cazzo della vostra guerra, o del presidente.

Chiaramente poi è costretto ad accettare. Ma lui è l’antieroe per eccellenza cazzo. Un personaggio esagerato, la benda sull’occhio, il giubbotto di pelle tutto sporco, tutti lo conoscono, e tutti lo credevano già morto.
Carpenter usa Kurt Russell sempre in modo fenomenale, se si pensa anche allo stesso antieroe di Grosso Guaio a Chinatown, un perfetto imbecille.
Il film è un capolavoro. Prendete tutta la merda delle strade de I Guerrieri della Notte, una città sempre buia, una scenografia pazzesca, irreale, seconda solo a quella di BladeRunner (in quanto a città del futuro) e buttateci dentro la gang di criminali e quest’uomo solo contro tutti.
Musiche come sempre dello stesso Carpenter perfette, un regista immenso, tutta questa critica al potere politico americano vestita da western fantascientifico, un genio.
Basta non c’è da dire altro. Un cazzo di film. E l’anno dopo fa un capolavoro ancora più grande, La Cosa. Carpenter + Kurt Russell. Come lampredotto e salsa verde.

Voto 8.5: il finale? Glielo aveva detto che non gliene fregava nulla, né a lui né a Carpenter, e nemmeno a me del vostro patriottismo del cazzo

Capitano Quint

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La Decima Vittima

Elio Petri, 1965, Ita/Fra

decima_vittima_marcello_mastroianni_elio_petri_004_jpg_bwyfTrama: Nel futuro, la violenza è regolamentata da un gioco, una caccia all’uomo. Ogni individuo deve partecipare a 10 cacce. Ursula Andress ha scelto Marcello Mastroianni come sua ultima vittima, e cercherà di ucciderlo durante un grande show televisivo, salvo però scontrarsi con il fascino di Marciiiielo.

Il Film: Un Mastroianni biondo alla Steve McQueen, impeccabile nei modi e nei vestiti neri. Una classe immensa che riesce a non passare in secondo piano davanti a quell’enorme gigantesca irreale illegale figa di nome Ursula Andress. La quale non solo ci uccide con lo sguardo in ogni primo piano, ma è anche obbligata ad andare in giro con dei vestitini anni ’60 davanti ai quali veramente non è possibile resistere. Donna di un altro pianeta.

Passato lo shock per la bionda, uno inizia ad accorgersi del genio di Elio Petri (Indagine su un cittadino al di sopra di ogni sospetto, La classe operaia va in paradiso), che qui confeziona un prodotto unico nel suo genere. Probabilmente il miglior film di fantascienza italiano (citazione d’obbligo anche per Terrore nello Spazio di M. Bava), non solo per la storia, ripresa da un romanzo ma sceneggiata da Ennio Flaiano, ma soprattutto per il modo in cui è rappresentato il futuro.
Le scenografie, gli arredamenti, i costumi, non sono altro che un’esasperazione dei modelli estetici degli anni 60. Donne in minigonne colorate, uomini in giacca e cravatta, arredamenti geometrici in bianco e nero, automobili sportive decappottabili e metallizzate.

Tutto questo fa da cornice ad una avvincente storia, simpatica, sensuale, ironica, e come sempre nell’opera di Petri profondamente critica nei confronti della società moderna. La perversione di sfogare la violenza umana con un gioco legale, usato per evitare le guerre, il fatto di volerlo fare davanti alle telecamere della televisione, con tanto di sponsor e pubblicità, sono tutti elementi estremizzati di un consumismo che iniziava a dilagare negli anni 60, e del quale oggi siamo completamente assuefatti.
Petri in questo è assolutamente geniale, come questo film, che non sarà il suo capolavoro, ma è di una bellezza, una leggerezza, e un’ironia uniche.

Voto: 7/8 se nel finale fosse morto qualcuno sarebbe stato un 9, ma forse la produzione ha voluto un lieto fine un po’ troppo da commedia romantica. Resta la bravura impressionante di Marcello, e resta soprattutto una domanda: quanto cazzo è figa Ursula Andress??

Capitano Quint

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Codice Genesi

Albert e Allen Hughes, Usa, 2010, 117 min.

Trama: In un futuro prossimo, circa 30 anni dopo una guerra nucleare, Eli (Denzel Washington) gira tra le rovine di un’America distrutta portando con sé l’ultima Bibbia rimasta sul pianeta. Gary Oldman, capobranco di una città di tagliagole, sta proprio cercando quel libro per il potere del Verbo che racchiude, per guidare le masse, ed espandere così il suo dominio. Nel mezzo c’è tanto Interceptor, un po’ di Ken il Guerriero, tanto Farenheit 911 e Mila Kunis.

 

Sì ok, m’è presa con Mila in questi giorni, sopportatemi se potete, quando avrò finito la filmografia passerà, forse.

Il Film: Dopo dieci minuti mi sembrava di giocare a Fallout. Piccola parentesi nerd, trattasi di una saga videoludica molto popolare, in cui il giocatore si ritrova a dover guidare “l’omino” nell’America post-apocalittica, abitata da ladri criminali, assassini; il nostro alter-ego se la gira tutta a piedi (anche se è possibile condividere il viaggio con un fedele segugio), piccoli villaggi fortificati sparsi per il territorio, pratica del baratto, cannibalismo, hai delle missioni da compiere, hai delle armi, e ovviamente con il tempo diventi fortissimo. Non mi ricordo se l’omino te lo puoi scegliere afroamericano, ma sarebbe l’unica differenza tra gioco e film, perché per il resto è tutto identico. Nel gioco non c’è la Kunis, però mi pare che sia doppiatrice di un personaggio del gioco stesso, vedi te le coincidenze.. (se avete tempo da perdere vi consiglio di provarlo, anche se siete grandi, un giocone assurdo)

L’ambientazione e la scelta dei colori sono il punto di forza del film (il filo narrativo lasciamolo fare perché è abbastanza ordinario). Tutto fatto bene, tutto curato, con questi paesaggi spogli, alberi secchi bruciati dal sole, deserti dove si vede ogni tanto qualche rovina, macchine arrugginite dal tempo, case abbandonate, qualche uccello rapace che vola sulla carcassa di un povero disgraziato, vecchie fabbriche che cadono a pezzi. Le città son fatte di lamiere e polvere, vetri rotti, poca luce, gli stranieri non sono ben visti, acqua potabile razionata perché le sorgenti sono scarse, basta un nulla per scatenare una rissa, tutta gentaccia, vestita in uno stile alterativo un po’ da skinhead.

Gli unici dubbi che un bacacazzo attento ai dettagli si potrebbe porre riguardano la mera sopravvivenza della popolazione, visto che non ci sono animali a giro, o anche solo coltivazioni di nessun tipo, ne alberi verdi, dunque partono le domande classiche: di cosa si nutrono? (si presume che dopo 30 anni i surgelati siano finiti). Se è successo tutto per colpa di una qualche guerra nucleare, dove sono le radiazioni? (Fallout in questo è più fedele, visto che ci sono). Ma soprattutto, come fanno a respirare? Comunque, uno se le può anche non fare le domande, vive bene lo stesso eh.

Denzel Washington l’hanno fatto troppo superiore (forse per bilanciare il fatto che non lo si vede come personaggio, poco credibile e fuori parte), ma proprio tanto, ne fa fuori venti da solo usando il coltello di Rambo 2. Se poi si pensa che quello che sta proteggendo è una Bibbia, che la “legge” tutte le sere, che se la ricorda a memoria da quanto l’ha letta, mi sa che l’ha fatto un po’ a modo suo perché l’omino della Bibbia se ne andava sì a piedi anche lui per villaggi polverosi, però ammazzava giusto un po’ meno gente di Denzel. Però oh, lui c’ha la missione da compiere, portare l’ultima Bibbia dove possa essere diffusa nel modo giusto e preservata e allora gli si perdona tutto.

Il finale non m’è garbato, più che altro mi è sembrato poco credibile, il fatto che alla fine Mila Kunis (Solaria nel film) decida di prendere il posto di Eli come cavaliere solitario non ha proprio senso, mi sembra chiaro che passare in una settimana da barista schiavizzata (che appena maneggia una pistola) a superkiller invincibile antipallottola sia una mossa abbastanza ridicola,  è palese che durerà tre cacate da sola. Nota a titolo informativo: Denzel riesce a sopravvivere per svariati giorni con una pallottola nello stomaco sparata a bruciapelo dal cattivo Oldman, che stupido come tutti i cattivi si limita solo a sparare un colpo quando è ELEMENTARE CHE UN CAZZO DI COLPO NON BASTA MAI E CHE SE VUOI ESSERE SICURO DI AVER UCCISO VERAMENTE QUALCUNO GLI DEVI SPARARE IN TESTA SUBITO DOPO, NON LIMITARTI A LASCIARLO LI A RANTOLARE E ANDARE VIA CAZZO, OH CI FOSSE UN CATTIVO CHE LO FA, MAI NESSUNO, TUTTI SI LIMITANO A DIRE SONO IO IL PIU’ FORTE BUM E VANNO VIA. NO. NO. CI VUOLE UN ALTRO COLPO PRECISO NI’ CAPINO CRISTO.

Voto: 6/7. Angolo del maschilista: ma se nel film non si vede mezza tetta manco a pregare, ne tantomeno un linguino con Denzel, ‘cazzo ce l’hanno messa a fare Mila Kunis?

Vitellozzo.

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Prometheus

Ridley Scott, 2012, Usa, 124min

Trama: per quanto è stato scritto a riguardo, non voglio più vedere scritte le parole prequel e Alien.

Il Film: ne ho lette di recensioni a riguardo, un film distrutto a priori, solo perché non era come Alien. Ridley Scott non è più lo stesso, il finale è banale, il film è un blockbuster commerciale, non doveva collegarlo ad Alien, e cazzi vari, tutti fenomeni. Quindi fo il fenomeno anch’io: a me il film è piaciuto. E’ un gran film di fantascienza ed è il miglior film di Scott da diverso tempo a questa parte. Non è un capolavoro come Alien, non è Alien, secondo me non vuole nemmeno esserlo, è un buon film di fantascienza.

Sequenza iniziale tanto infamata, che in realtà non fa altro che aprire il film innocentemente: ci viene presentato questo nuovo alieno molto simile ad un uomo, (e non è fatto al computer, è tutto lattice e make-up), che, da quanto ho capito, bevendo un liquido nero muore ed il suo dna si ricostituisce formando una nuova forma di vita. E’ la spiegazione al tema del film, chi ci ha creati? Nel futuro un gruppo di scienziati parte verso un pianeta dove si presume vivano questi esseri superiori, gli Ingegneri, per entrare in contatto con loro. Questa è in breve la trama. La base degli alieni è stupenda, queste grotte buie dove si intravedono forme di tecnologia sono bellissime, ed erano proprio quello che mi aspettavo, cioè una ricchissima cura nei particolari. Gli attori se la cavano alla grande, anche se non mi fa impazzire la protagonista, bravi Michael Fassbender e Idris Elba (brava la mamma per il nome), e su Charlize Theron c’è poco da dire, o guardi lei o segui il film, due cose insieme non le puoi fare.

Ma veniamo al punto cruciale: i collegamenti con il film del 1979. Quello che mi attirava di più, come tutti i malati di Alien, era vedere chi o cosa era lo Space Jockey, l’enorme esoscheletro che troviamo nel vecchio film seduto nella postazione della enorme astronave misteriosa. La scena è emozionante, vedere l’astronave attiva, l’Ingegnere che indossa la sua tuta con quello che si scopre non essere un teschio ma un casco, vedere la postazione con il sedile emergere e vedere lui montarci sopra, è stato qualcosa di toccante. Mai quanto sapere che…non è suo il cadavere che vediamo in Alien. Questo è l’aspetto che più mi è piaciuto del film di Scott, l’aver creato tantissime aspettative su un prequel e poi aver tolto tutte le certezze. Ancora non sappiamo se quella sia davvero quella astronave, la postazione dello Space Jockey rimane vuota dopo che l’Ingegnere la abbandona, non sappiamo se quello sia il pianeta su cui atterra la nave di Sigourney Weaver, e dobbiamo ancora vedere come si evolve l’essere finale che ricorda il mostro alieno, senza chiaramente esserlo. Sulle scene definite cruente o splatter, ho ben poco da dire visto che non le ho trovate così clamorose, e semmai ecco quelle sì, sono un po’ banali e forzate, però a volte un piccolo tocco di horror ci sta comunque.

Voto 7.5: Quindi è certo un secondo film. Siamo 29 anni prima di Alien, c’è ancora tempo per ampliare ancora di più una trama che si sta facendo ricchissima. Si decide tutto nel prossimo film: RIDLEY NON MI SBAGLIARE ORA! Io sono sempre con te.

Capitano Quint

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La Cosa

John Carpenter, 1982, Usa

Trama: Antartico. Un cane in fuga trova rifugio in una stazione scientifica americana inseguito da dei norvegesi che stanno cercando di ucciderlo. L’equipe statunitense dopo una sparatoria e l’esplosione dell’elicottero norvegese, decide di dirigersi verso la base norvegese, dove troverà mostruosi cadaveri ed un enorme blocco di ghiaccio. Intanto il cane inizia una strana mutazione in un’orrenda creatura, la quale una volta bruciata, viene analizzata, e si farà strada  la possibilità che si tratti di un’entità aliena in grado di imitare e riprodurre le sembianze del corpo ospite. Il contagio sarà letale.

Il Film: Il mio film di Carpenter preferito. Uno dei migliori film di fantascienza di sempre. Un horror perfetto. Ed in più c’è Kurt Russell con la barba. Quello che rende questo film grande, è la capacità di Carpenter di immergerti completamente nella situazione come se tu fossi uno del gruppo di uomini bloccati nella base. Isolati da tutto, circondati da neve e ghiaccio, contro una minaccia invisibile. Questa è una caratteristica che ho notato in altri film di Carpenter, quella cioè di mettere una o più persone che non possono uscire da un ambiente chiuso: in Distretto 13 sono chiusi nella stazione di polizia con circondati dalle gang di strada, ne Il Signore Del Male sono dentro una chiesa, in The Ward le ragazze sono recluse nel manicomio, e così via. La particolarità che emerge dopo poco nel film è che gli uomini sono costretti a sospettare l’uno dell’altro, in quanto la Cosa può aver contagiato e replicato chiunque. Questo contribuisce quindi ad aumentare ancora di più il senso di stress, ansia, mistero, in chi guarda l’opera. A farci tranquillizzare comunque ci pensa sempre lui, Kurt Russell, che veniva dal film precedente con Carpenter, 1997 Fuga Da NY, e che qui si toglie un po’ l’aria da macho, e con la barba è veramente il protagonista perfetto, è lui il leader, è lui che usa il lanciafiamme, è dalla sua parte che ti schieri immediatamente. Da sottolineare gli effetti speciali. Così tipicamente anni 80, così grotteschi, corpi deformati, teste di silicone e lattice sciolte, viscidume, sangue, carne, una goduria per gli amanti del genere. Poi nonostante Carpenter spesso componga lui stesso le musiche (meravigliose) per i suoi film, essendo questa una grande produzione gli viene affiancato un compositore bravino, che a volte se l’è cavata, Ennio qualcosa, insomma: bene. Ironico tra l’altro come il film esca nel 1982, stesso anno di ET l’Extraterreste: uno lo ami da piccolo, l’altro non ti stancherai mai di amarlo. E chiaramente uno è stato un successo planetario, e l’altro un flop distrutto dalla critica.

Il film si regge comunque sull’infinita capacità tecnica e narrativa di Carpenter, i silenzi, i dubbi, la meschinità dei personaggi, gli improvvisi scatti di violenza, ed un finale magistrale. La base ormai in fiamme, solo due sopravvissuti, ovviamente Lui, e l’altro personaggio di colore, che si guardano ormai sospettosi di tutto, uno dei due potrebbe essere la Cosa, non saprai mai chi perché il film si chiude così, quello che conta è che ormai non c’è più fiducia e speranza in nessuno. Tutti contro tutti, un po’ come la società moderna. Carpenter avanti 30 anni come sempre.

Voto 9: Di una cosa sono comunque certo: la Cosa potrà prendere le sembianze di chiunque, ma non potrà mai imitare la barba di Kurt Russell.

Capitano Quint

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Alien

Ridley Scott, UK, 1979, 116min

Trama: Da vedere.

Il Film: lasciamo stare tutti i sequel, lasciamo stare la “saga” che ne è stata ricavata, lasciamo stare gli insensati Alien vs Predator. Questo film è un’altra cosa, sta per conto suo, vive da solo, senza che vari registi americani ne abbiano abusato per anni. Ridley Scott in una mia personale top 5 di film fantascientifici piazza due film, al primo posto Blade Runner, e a seguire, in compagnia de La Cosa di Carpenter, e del monolite di Kubrick, ci metto anche questo Alien, quindi direi che sono abbastanza di parte nel giudicarlo. E pensare che il progetto era pronto per Walter Hill, che invece lo passò a Scott, perché lui era impegnato a girare un altro capolavoro “I Guerrieri Della Notte”. Alien è la perfetta unione tra la fantascienza e l’horror, tra un grande regista, ed un artista fuori dal comune, Hans Ruedi Giger, tra una grande sceneggiatura e una realizzazione esattamente all’altezza.

Si può dividere il film in due parti: la prima di introduzione dei personaggi, di dialoghi, e di tranquillità. I sette stanno tornando sulla Terra, scherzano, discutono, su tutti si nota un possibile protagonista, il capitano Dallas. A sorvegliare la nave è anche un’intelligenza artificiale, Mother, (e qui torna Kubrik, con il suo Hal 9000), che capta un segnale. Questa prima parte si può concludere con l’arrivo sul pianeta da dove proviene il segnale e con il ritrovamento di una gigantesca astronave. In questa sequenza Scott utilizza anche un po’ di immagini registrate con una piccola telecamera a mano dagli astronauti, cosa che oggi va tanto di moda negli horror moderni, che ci permettono così di verificare la differenza tra farlo bene e farlo malissimo. Dentro l’astronave ci appaiono gli incredibili scenari dipinti da Giger, così gotici e desolati, dove al centro giace un enorme scheletro fossilizzato di un corpo alieno. Si inizia ad intuire che la realizzazione degli effetti speciali è di un’altra categoria. Vengono scoperti i bozzoli, l’uomo è curioso e stupido per natura, e ovviamente li deve toccare. Il pessimismo di Scott è chiaro già da questo, l’uomo tocca, l’uomo viene assalito. Stupendo l’essere avvinghiato al volto del povero Kane, che resta in coma con questo corpo sulla faccia per qualche giorno, sotto il controllo interessato dello scienziato Ian Holm,  finché questo non lo lascia misteriosamente libero. Se il clima di tensione sembra essere per un momento svanito, ritorna prepotentemente nella famosa e sanguinosa scena della fuoriuscita dal torace di Kane del piccolo Alien, che schizza via nascondendosi e facendo iniziare così la caccia. La questione su chi dia la caccia si chiude abbastanza alla svelta, quando viene ritrovata la muta del piccolo alieno presumibilmente cresciuto con rapidità. Viene fuori tutta la bravura del regista, le inquadrature iniziali silenziose della nave, vengono riproposte stavolta con il terrore degli uomini lasciati soli al loro destino, e dopo la seconda morte, arriva anche il momento del capitano, da solo, nei condotti bui d’aerazione, si ritrova in un lampo davanti al mostro. Mostro che ancora non viene visto per intero, ma solo in veloci tratti, perché quello che conta sono i momenti in cui non si vede, che sai che c’è, ma non lo vedi, è questa la vera parte horror. Bellissima è anche la sequenza che ci fa capire chi sia in realtà Ian Holm: la sua decapitazione scopre il suo interno fatto di fili e lattice, un robot mandato apposta per studiare e conservare il corpo alieno. La scena della testa mozzata che parla appoggiata sul tavolo accanto al corpo e impensabile se si guarda l’anno, 1979, troppo avanti per essere vera. E per una volta in un film il primo a morire non è il personaggio di colore, che anzi regge quasi fino alla fine. Rimane sola infine Ripley, che dopo aver deciso di far esplodere la nave e il mostro, e rifugiarsi nella navicella di salvataggio, si ritrova con questo nell’ultima stupenda sequenza finale, in cui il mostro appare rannicchiato e nascosto, ma sempre letale, alla ricerca anche lui di salvezza. Lo scontro finale ha un esito che sembra più dettato dalla produzione che aveva fiutato l’affare “sequel”, piuttosto che invece dal pessimismo del regista, che voleva la morte di Ripley, ma resta comunque un capolavoro per la tensione che trasmette.

Voto: 8.5/9 A volte gli Oscar sono meritati, ma purtroppo sono sempre pochi per chi li merita davvero. Premiati comunque Giger e Carlo Rambaldi per gli effetti speciali. E a pochi mesi dalla scomparsa non posso non citare un altro grande artista che ha collaborato alla realizzazione, Jean Giraud “Moebius”

Capitano Quint

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Inception

Christopher Nolan, Usa/Uk, 2010, 148 min.

Trama: c’è questi che entrano nei sogni della gente per fare delle cose, non so perché, non so come.

Il Film: Due ore e mezzo di effetti digitali in ogni scena, e di Di Caprio in ogni scena, proprio il film per me. Io sono rimasto a Scott e Cronenberg, sono indietro.

Voto 4: invito tutti i fenomeni che si sono esaltati per il film a darmene una spiegazione logica.

Capitano Quint

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In Time

Andrew Niccol, Usa, 2011, 109 min.

Trama: In un futuro non troppo lontano, a causa del sovrappopolamento, alle persone è concesso di vivere fino a 25 anni, più un anno extra. Allo scadere di tale data, il tempo in più che gli uomini vogliono vivere devono guadagnarselo, lavorando o in qualsiasi altro modo possibile, senza mai invecchiare. La società si trova così divisa in due classi: quelli che non hanno tempo, i poveri, condannati come schiavi a morire, e gli immortali, i quali hanno a disposizione migliaia di anni sul loro timer. Quando un’immortale dona il tempo che gli resta (circa un secolo) a Will Salas (Justin Timberlake), un operaio dei quartieri più poveri della città, questi, in seguito alla morte della madre Olivia Wilde per decorso del tempo, decide di andare nel quartiere dei nobili e fargliela pagare. Attirerà a sé i Custodi del Tempo  che gli danno la caccia, oltre alle attenzioni della sempre in forma Amanda Seyfried,  figlia di uno degli uomini più ricchi del mondo.

Il Film: Foreeever Young, I wanna be,  foreeever young…C’è solo una cosa da salvare in questo film, e ve la dico subito: l’idea di fondo, il fatto cioè che il tempo (anche fisico) possa diventare un giorno vera o propria merce di scambio al posto della moneta (in una società dove nessuno ha tempo per nessuno mi sembra un tema abbastanza attuale), e che quanto ti resta da vivere sia sempre visibile su un timer – anche se con la possibilità di ritardare indefinitamente la propria morte. In effetti, è l’unica cosa che mi è piaciuta del film, perché se si guarda il resto c’è poco da salvare. L’ambientazione della storia, che dovrebbe essere un’enorme area metropolitana suddivisa in 2 grandi zone (quella degli immortali e quella dei disperati), è quanto di più approssimato ci possa essere: ora, sperare di avere davanti un mondo alla Blade Runner sarebbe stato troppo, e nemmeno l’ho chiesto,  però qui siamo nel limbo, non si sa dove siamo. Niente nomi di nessun tipo, mi bastava anche MerdaCity o anche meno, niente “introduzione storica” (non lo so, situazione politica mondiale, tutta quella serie di informazioni abbastanza inutili in sé per sé che però sono fondamentali per “inserirti” nel contesto). Quindi, ricapitolando, ambientazione fatta/pensata coi piedi. Parecchio, ma parecchio abbozzati anche i personaggi della storia, con un Olivia Wilde – una madre sempre25enne molto credibile – che la sprecano, facendola morire quasi subito, e un Timberlake che si scopre bello/dannato e “contro il sistema” quando ne abbiamo visti duemila di personaggi così. A ben vedere però, si capisce subito dove è che Niccol focalizza tutta la sua attenzione, e cioè sulla cosa più banale e ridicola, mai vista nella storia del cinema eh: la storia d’amore tra Justin Timberlake che fa il ragazzaccio e la solita superfica ricchissima, il cui padre la tiene nella solita merdosa gabbia d’orata. Oh, non c’aveva mai pensato nessuno. Cazzo me ne frega a me se Justin alla fine sta con la bimba? Come se nella vita reale non se ne facesse a secchi di ragazze come lei. Non è credibile, perché non è un attore e perché mi sta anche un po’ sul cazzo. Terza cosa: il finale. Non finisce. La cosa peggiore per un film che quel poco che racconta lo racconta male è che il finale rimanga aperto. Per come erano messi i protagonisti alla fine della storia – ricercati dalla polizia di tutto il mondo, in una società dove è quasi impossibile passare inosservati e non essere rintracciati (telecamere ovunque tipo Grande Fratello) – i finali possibili, o meglio meno ridicoli, erano tre: o schiantava Justin (con somma soddisfazione personale), o schiantava la ragazza, oppure tutti e due. Basta, non c’erano altre possibilità. E, invece, ci fanno vedere loro due che contro tutto il mondo diventano i nuovi paladini della crociata verso l’economia mondiale (pardon, il tempo) che vanno nelle banche e rubano tutto a man bassa senza troppi problemi e senza troppe guardie che gli corrono dietro, ricordandoci con il loro gesto quanto sia importante vivere veramente il tempo che abbiamo a disposizione e blablabla. Tutto easy.

Voto: 5. Anche il voto. L’originalità del soggetto – che per il regista di e S1mone, nonché sceneggiatore di The Truman Show era il minimo sindacale – non basta per salvare la baracca. Siamo troppo lontani da Gattaca – La Porta dell’Universo per non farlo notare..

Vitellozzo

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Iron Sky

Timo Vuorensola, 2012, Ger/Fin/Au, 93min

Trama: IDEA GENIALE. La presidente degli Stati Uniti manda due astronauti, di cui uno nero, sulla luna per promuove la sua campagna elettorale. Questi però scopriranno cosa si nasconde sul lato oscuro della Luna, ovvero una gigantesca colonia di nazisti, fuggiti dalla Terra nel 45, e pronti a sferrare la loro vendetta.

Il Film: cioè ho davvero visto un film con i nazisti sulla luna?? Ed era anche fatto bene? Ancora non ci credo, ma è tutto vero. La prima parte del film è fenomenale, la base tedesca è realizzata benissimo, gli ambienti uniscono moderne tecnologie a meccanismi degli anni 40 (spuntano ovunque cingoli, catene e vapori), ed è meraviglioso il modo in cui viene spiegato come si è svolta la vicenda. La protagonista del film è una perfetta ragazza ariana che spiega ai piccoli ragazzini come il nazionalsocialismo sia sbarcato sul nuovo pianeta alla fine della seconda guerra mondiale, e per convincerli della superiorità del fuhrer gli mostra un corto cinematografico di 10 minuti: Il Grande Dittatore di Chaplin, ovvero solo la scena di lui che gioca con il mappamondo, simbolo del dominio assoluto.  Divertente anche la cattura dell’astronauta di colore, in realtà solo un modello pubblicitario, che viene imprigionato, sbiancato e albinizzato dallo scienziato del Reich, che entra inoltre in possesso del suo smartphone, tecnologia sconosciuta e potentissima che potrebbe attivare l’enorme astronave distruttrice, se la batteria non si scaricasse subito come tutti i cazzo di Iphone.

La trama è simpatica, c’è un primo atterraggio negli U.S.A, in cui la presidente (stereotipo della stupida idiota americana di destra) utilizza gli slogan di unità e libertà del generale nazista per scopi elettorali, incurante delle sue vere intenzioni: la conquista e distruzione della Terra. La ragazza intanto arrivata anche lei sulla terra insieme al nero non più nero, riesce a vedere la versione integrale del film di Chaplin, comprendendo così la verità sul nazismo e la tragedia che si sta per compiere. Inizia qui la seconda parte del film, quella dell’attacco alla Terra, che secondo me è inferiore alla prima perché sa un po’ di già visto, ma ci sono indubbiamente delle chicche anche qui come ad esempio le astronavi tedesche a forma di dirigibile che alla fine prendono fuoco come lo Zeppelin Hindeburg. Nel mezzo tanti momenti simpatici come una scena che riprende il famoso, e ridoppiato un miliardo di volte su youtube, monologo di Hitler in La Caduta, lo scienziato nazista che sembra sinistramente uguale ad Einstein, e svariate critiche ed attacchi al governo americano.
Finale invece che risale di livello con i potenti del mondo che si contendono il possesso delle nuove energie lunari in una divertente rissa finale e in una meno divertente ma più possibile guerra nucleare. Chiaramente non è niente di che, non è un film da prendere sul serio, in quanto a regia lascia un po’ a desiderare, però insomma per un’ora e venti ci si diverte, e lei è anche bella.

Voto 7: NAZISTI SULLA LUNA… come disse Richard: “ma che volede di più se non la guerra, LA GUERRA PIU’ TODALEEE!!

Capitano Quint

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Videodrome

David Cronenberg. 1983, Can, 89min

Trama: James Woods interpreta Max Renn, il proprietario di una televisione specializzata di fatto in film porno e di violenza. Scopre però le frequenze di una rete che, per pochissimi secondi, trasmette immagini reali di torture su persone, interrompendo poi il segnale. Max ne rimane folgorato immediatamente. Entra in contatto con Nicki Brand, con la quale intraprende una sorta di relazione, e con il professor O’Blivion, che inizialmente sembra essere a capo di quelle trasmissioni, chiamate Videodrome,  che provocano allucinazioni talmente forti da sembrare reali. Sono queste allucinazioni a cambiare il fisico e la mente di Max, che cercherà di scoprire cosa c’è dietro, tra omicidi e un complotto in cui passa da vittima a complice.

Il Film: Il regista Cronenberg firma anche soggetto e sceneggiatura, dimostrandosi un veggente. Il film esce nel 1983, 30 anni fa, e immagina un mondo dominato dalla televisione, dove gli spettatori sono completamente influenzati da essa, tanto da convincersi che la realtà è quella dentro allo schermo. La scena di Max che guarda la cassetta (sempre bello ricordare i vhs e i videoregistratori) è un emblema degli effetti speciali anni 80. La bellissima Nicki (la supersexy Debbie Harry dei Blondie) chiama Max verso la televisione, che si gonfia con i respiri, escono vene dalla plastica, ed infine esce l’immagine delle labbra enormi nelle quali lui immerge la testa. Da lì in poi il corpo di Max inizierà a mutare, squarci nell’addome, la mano deformata che si fonde con la pistola, tutto il trucido possibile per sottolineare la totale assuefazione alla macchina. Una fusione definita “carne nuova”. Ma sono le piccole cose a rendere geniale il film. Ad esempio all’inizio si crede che Videodrome venga trasmesso dal sud-est asiatico, ma invece si scopre avere sede negli Usa, come se si cercasse di convincersi che il peggio della società sia molto lontano da noi, quando invece è accanto a noi o siamo noi stessi. Dietro a Videodrome non c’è un vecchio pazzo, ma in realtà una grande azienda multinazionale, che controlla, con le trasmissioni, le menti di milioni di spettatori alla ricerca solo di eccitazioni di ogni tipo, sotto forma di prodotto commerciale (abbastanza attuale), non a caso Nicki si chiama Brand, come un marchio commerciale.

Max tenta di ribellarsi al sistema in cui è intrappolato, ma la conclusione può essere solo una: dopo aver visto in televisione la sua immagine che si punta la pistola alla tempia e si uccide, non può far altro che seguire alla lettera cioè che la trasmissione ha previsto per lui, inneggiando a “gloria e vita alla nuova carne”. Perché Videodrome non finisce uccidendosi, Videodrome è insidiato nella società di cui facciamo parte, Videodrome siamo noi che guardiamo la pubblicità, che guardiamo ogni tipo di schermo, che ci facciamo influenzare da tutto quello che vediamo o che crediamo di vedere.

Voto: 8: Visionario, attuale, Cronenberg. Per favore nessun remake.

Capitano Quint

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