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Noo! de profilo noo!

Ciao Angelo.

18/02/1944 – 26/04/2014

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10 recensioni andate perse.

Le 10 recensioni che non avete visto. Probabilmente perché non andavano viste.
Solo grande cinema  su cazzochevento.
Link sulle locandine

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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settembre 19, 2013 · 11:53

Apologia di Rambo

Legga solo chi, nel profondo, ha amato questo film; per gli altri, passate oltre. Stallone non è per tutti.

Cazzeggiando sui canali, l’altra sera ho ribeccato Rambo. Pur avendo una copia a mio uso e consumo e potendolo guardare quando mi pare, l’ho comunque rivisto ancora una volta in versione televisiva. Ora, non starò qui a dire quanto sia bello questo film o la sua colonna sonora, il taglio stesso dell’articolo ve lo suggerisce. Però una cosa la devo dire: la differenza tra il primo della saga e gli altri due (mi sento di escludere John Rambo perché non lo considero appartenente allo stesso contesto) è abissale. Io penso che Rambo non sia stato celebrato come meritava, e, causa i sequel, relegato poi dall’opinione comune in tutto quel filone di film anni ‘80  che,  sia chiaro, fanno sempre piacere, ma che sono considerati di serie B, o peggio: film d’azione senza senso con ammazzamenti a gogo, armi pesanti, esplosioni e altri cazzi, di cui Sly è stato protagonista, assieme a Arnold, Van Damme, Lundgren, Seagal, Willis eccetera. Infatti, se Rambo II e Rambo III dipingono perfettamente questo genere di cinema e (giustamente) si sono beccati la presa di’ulo in Hot Shots 2 per la loro ridicolaggine, il primo Rambo è proprio di tutta un’altra pasta.

Ma andiamo con ordine. Per prima cosa, il contesto. In Rambo,  John torna in America come reduce dalla guerra del Vietnam, e decide, non avendo nessuno, di andare a trovare l’unico suo compagno d’arme sopravvissuto. Quando arriva scopre però che è morto, e allora triste e abbattuto si rimette in cammino. Ecco, da qua in poi sappiamo tutti come va a finire, con lui che per l’appunto becca lo sceriffo che fa troppo il galletto, ma quello che è importante è la credibilità del contesto, e mi sembra ci sia tutta. Negli altri due film, invece, le cose sono diverse. Se già in Rambo II cominciano a sorgere le prime perplessità (ritroviamo il nostro eroe “solo” ai lavori forzati, dopo che ha fatto saltare in aria mezza cittadina e ferito decine di persone i lavori forzati sono forse un po’ pochino, mi pare), è nel terzo capitolo che si raggiunge l’apoteosi: il colonnello Trautman dove è che va a trovare Rambo per un nuovo (inutile) incarico? Ma in un monastero buddista, è chiaro! Quale può essere il posto il migliore per ospitare una personcina tranquilla e a modo come John se non un monastero di monaci? Cioè dai, non si può, una roba così è da arresto.

Secondo aspetto, il modus operandi. Se ci fate caso, nel primo capitolo, Rambo non uccide nessuno (o almeno così mi sembra, in caso mi sbagliassi la il tasso di mortalità resta comunque bassissimo rispetto ai due successivi): gambe bucate, feriti, sangue, esplosioni, ma tutti sopravvivono. Lo stronzetto coi baffetti che cade dall’elicottero e si schianta sui sassi, infatti, cade perché perde l’equilibrio a seguito dello spostamento dell’elicottero, colpito a sua volta da un sasso lanciato dal ricercato. In questo caso però, sono troppe le casualità che portano al fattaccio, e Rambo non è direttamente coinvolto, e poi c’ha un sasso, cristo’, che male può fare un sasso? Anzi, comincia ad usare armi da fuoco solo nel finale, arrangiandosi fino a lì con quello che trova (il che è meglio dei fucili, secondo me, da molta più soddisfazione vedere uno infilzato da dei paletti di legno appuntiti che non forato dalle solite pistole, alla lunga noiose). Negli altri due film, invece,  Rambo si da alla pazza gioia. Nel secondo decima la già scarsa popolazione vietnamita e un po’ di russi (le frecce esplosive sono memorabili) e nel terzo cambiamo latitudini e ci ritroviamo in Afganistan, con sempre qualche centinaio di russi e molti, troppi esplosivi.

E’ nei due sequel che il film è degenerato, scadendo nella farsa, nell’assurdo di un uomo solo che veramente appare indistruttibile, fino al ridicolo. Nel primo, Rambo, per quanto uomo eccezionale, resta con i piedi per terra e conserva, seppur con qualche riserva, una personalità, un carattere che è ben visibile, perché no anche di uomo fragile (tenete a mente le scene finali del primo capitolo), aspetto totalmente assente nei successivi film, dove non c’è granché, tolti cinque secondi di commozione per la cinese,  morta schiantata. Anzi, si nota, inoltre, anche un certo miglioramento (che per me è un peggioramento) dell’immagine del personaggio nel proseguo della saga. Nel primo è molto rozzo, ma vero: un sacco di canapa tagliato e infilato a mo’ di giubbotto. Nel secondo e nel terzo hanno avuto, invece, la bella idea di riempirlo di cagate che fanno tanta tristezza: bandane, canotte..

Rambo poteva costituire un film a sé, non tanto perché almeno ci saremmo risparmiati gli altri due, che conservano comunque scene e battute di alto cinema – come quella della tortura “alla rete del letto”, o la disinfettazione e ricucitura  del braccio con la polvere da sparo, la mitragliata contro Murdoc nel finale, l’epico Murdoc, sono io che vengo a prendere te!, o ancora il – Come vivrai John? – Giorno per giorno – ma anche perché davvero non se ne sentiva il bisogno, in Rambo la storia è pienamente sviluppata, oltre che molto profonda. E’ chiaro che il film è stato ugualmente un successone  all’esordio, ed è entrato a ragione o torto nella storia del cinema, però è anche vero che i sequel lo hanno un po’ svilito, annacquandolo nei suoi aspetti più interessanti tanto da portarlo poi – come icona complessiva – al pari di uno qualsiasi dei personaggi super pompati anni ‘80-‘90. Ecco, tutto questo per dire (1) che secondo il sottoscritto è una fine che non meritava e (2) una buona scusa per riguardarsi qualche pratico tutorial su come ci si comporta nel caso in cui dovessi cadere prigioniero da qualche parte nella foresta, o se un elicottero Apache guidato da un russo incazzoso dovesse darti la caccia. Queste cose può insegnartele solo Rambo. Alla fine dei giochi, la domanda è d’obbligo: ma non sarebbe stato meglio se avesse prevalso il famoso finale alternativo??

Vitellozzo.

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Trash-metal adieu

E’ morto Jeff Hanneman, chitarrista fondatore degli Slayer. Ora, due cose possiamo ricordare da questo fatto: uno, che gli Slayer spacca(va)no proprio tanto, e due, porcaputtana menomale vivo in Italia dove siamo sì un pò tutti alla buccia, ma perlomeno non si rischia di morire per il morso di un ragno velenoso, mentre si fa il bagno nella piscina di casa (che non ho, la piscina, non la casa). Cito direttamente dal Corriere.it: “L’insufficienza epatica (di cui è morto evidentemente Hanneman) era probabilmente la conseguenza di una fascite necrofizzante (c’è qualche medico che legge per caso?) dovuta a un incidente occorso due anni fa: il morso di un ragno velenoso mentre si trovava nella sua casa, appunto nella California meridionale.” Cazzo, morto per il morso di un ragno, aggressivo fino alla fine.

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Buon Compleanno Jack!

261321_244790802198947_142878722390156_1044268_3223013_nDue giorni fa, 22aprile, era il compleanno di un mito, Jack.
Sicuro del fatto che abbia festeggiato a modo, come dimostrano da sempre le svariate foto in cui è circondato da 20enni in costume o senza, gli voglio rendere omaggio.
Essendo io tifoso dei Lakers fin da bambino non potevo non affezionarmi da subito a questa figura sempre seduta in prima fila, che urla contro gli arbitri. La dimostrazione che sia il Re di Los Angeles la si può avere guardando proprio una partita, al momento in cui vengono inquadrate le superstar tra il pubblico, con la grafica che ne indica il nome: Leonardo Di Caprio, Tom Cruise, Denzel Washington, Charlize Theron, e poi compare semplicemente la scritta “Jack”. Un Re in una città di stelle. Hollywood ai suoi piedi.


aj_3

75anni, classe 1937. Single. Perché invecchiare con la stessa donna quando puoi cambiarne mille di ogni età?? Fantastiche alcune sue citazioni a giro per la rete:
– Le persone che parlano con metafore dovrebbero lavarmi lo scroto
– Uso il viagra solo quando sono con più di una donna
– Non ho il cellulare

 Quando però è sul set cambia tutto. Personaggi interpretati con una verità ed un carisma unici. Tutti gli occhi su di lui. Una 60ina di film in carriera, magari non tutti memorabili, ma c’è quella decina di film che alza decisamente la media.
Quindi ecco un po’ di titoli in cui ti ho amato. Tanti auguri Jack! La scorsa estate ero venuto a LA, ma non ci siamo visti, ripasserò. Sempre forza Lakers…e lasciacene qualcuna anche a noi.

La Piccola Bottega degli Orrori (Roger Corman, 1960)
I Maghi del Terrore (Roger Corman, 1963)
La Vergine di Cera (Roger Corman, 1963)
Easy Rider (Dennis Hopper, 1969)
Chinatown (Roman Polanski, 1974)
Shining (Stanley Kubrick, 1980)
Reds (Warren Beatty, 1981)
Le Streghe di Eastwick (George Miller, 1987)
Batman (Tim Burton, 1989)
Tre Giorni Per La Verità (Sean Penn, 1995)
Qualcosa è Cambiato (James L. Brooks, 1997)
A Proposito di Schimtd (Alexander Payne, 2002)
The Departed (Martin Scorsese, 2006)
Non è Mai Troppo Tardi (Rob Reiner, 2007)

Discorso a parte meriterà Qualcuno Volò Sul Nido Del Cuculo, in cui mi hai anche fatto piangere, maledetto te.
Capitano Quint

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L’inutilità di Mtv

Prima di Youtube e della banda larga se uno voleva vedere un video musicale non c’erano cazzi, c’era solo Mtv. Nei miei ricordi più lontani mi vedo sbracato sul divano di casa a guardare su Rete A i primi video musicali di cui abbia memoria (uno su tutti Around The World  dei Daft Punk, geniale). I video andavano in rotazione per svariate ore al giorno, senza nesso logico, potevi vedere la trashata del momento seguita dal pezzo rock storico immortalemiticoyeah. L’inglese sottotitolato era solo un lontano ricordo e mi sentivo quasi un grande a guardare un programma in cui non capivo un cazzo e senza troppe censure.

Ora io mi chiedo, che cazzo è successo? L’inaridimento della rete in quindici anni è stato progressivo e disastroso per la musica in generale. Basta scorrere la programmazione del network principale per rendersi conto che i video sono spariti. Sembra di essere su Real Time, solo reality di merda e repliche su repliche. Alcuni nomi nel mucchio: Ginnaste – Vite Parallele, Friendzone – Amici o Fidanzati? (la mia curiosità non sta più nella pelle), Plain Jane, 16 Anni e Incinta..poi è il turno delle fiction a tema vampiresco Teen Wolf, True Blood e per i nostalgici Buffy l’Ammazzavampiri (riesumato direttamente dagli anni ’90, una novità assoluta eh). Fuochi d’artificio finali con due programmi  patrocinati dal Ministero della Cultura: Jersey Shore e Geordie Shore (personalmente salvo il primo solo per la presenza in qualche misera mai troppo lunga scena dello Zio di tutti i vizi “Uncle Nino”, chi ha visto il programma sa di cosa parlo).  Pensavo che il fondo del barile della mediocrità Mtv l’avesse toccato con Pimp My Wheels (i motorini pimpati che uscivano fuori sotto la supervisione dei Gemelli Diversi erano da mandare direttamente al disfacimento, magari con Thema e Strano sopra legati) e Vale tutto, il quiz show degli Zero Assoluto più brutto della storia. E invece no, si cerca di andare ancora oltre la sopportazione, di superare il limite del buonsenso facendo fare ai Club Dogo non so quale programma. Non ho una sfera di vetro, ma voglio essere prevenuto e dico già da ora che quel programma, qualunque esso sia sarà una merda. Musica scomparsa, anche quella commerciale, su una rete che da alternativa è diventata generalista come un qualsiasi contenitore delle grandi reti nazionali.

La cosa più brutta però è che ci continuano a prendere per il culo facendoci credere che Mtv Music trasmetta solo musica. Non è vero nemmeno questo: Mtv Music trasmette solo musica sì, di merda e sempre la stessa. L’opinione qui è a senso unico eh, perché se su mezz’ora che tengo l’occhio sul canale, venti sono occupati da Call Me Maybe, Gangam Style, Rihanna (in formissima davvero) e Emis Killa, vuol dire che sono alla buccia, loro come network e io come stupido telespettatore. L’idea che Mtv sia diventato davvero solo un “contenitore” non si smorza, anzi diventa quasi una certezza se uno pensa a quanti VJ siano stati fatti fuori – più o meno giustamente – nel  corso degli anni. Anche qui sparo nella folla: l’odiosa Victoria Cabello, Paolino Ruffini, Kessisoglu, la Maugeri, Maccarini, Luca Bizzarri, le indimenticate Kris e Kris, la Giorgia Surina (maledetto te Vaporidis..), la “Caro” quella bionda (discreta anche lei) Silvestrin, Bossari…tutta gente che dava  l’impressione (almeno a me) che dietro la telecamera ci fosse un minimo di pianificazione.

Ho letto da qualche parte non ricordo dove che il network è in vendita. La cosa non mi stupisce; certo, non credo che la ragione sia per la tristezza degli ascolti, però devono aver pesato almeno un po’ anche questi risultati non proprio esaltanti.  Spero davvero che la rete si risollevi dalle sabbie mobili, perché lo sviluppo di canali tematici su Internet non può giustificare un disfacimento del genere. La televisione come mezzo di comunicazione viene ancora oggi prima della rete, e se l’alternativa a vedersi i video su Youtube è un programma coi Club Dogo posso già da ora spengere tutto e ciao.

Vitellozzo.

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L’inutilità di una trilogia per Matrix

Non è una vera recensione, è solo uno sfogo personale. L’altra sera ho rivisto Matrix in televisione, l’ultima di non so quante volte, troppe. Non sono un fanatico dei film di fantascienza, di solito mi oriento su altri generi, tranne in casi in cui è palese che siamo di fronte a grandi lavori, come in questo. Matrix è un gran film, che merita in toto i complimenti e i premi ricevuti (un ballino, mi sembra). La storia è fantastica, penso che bisogni essere più che dei geni per pensare una trama così, giocarsela sul filo di lana tra la sanità mentale e la follia più sguaiata; gli attori, anche se Keanu Reeves non mè mai garbato, son tutti bravi, poi vabbè gli effetti speciali hanno fatto storia. Di più, i fratelli Whachowski hanno proprio creato un nuovo genere, con inquadrature che ancora oggi a distanza di più di dieci anni non so come abbiano fatto a girare, e scene d’azione spettacolari, anche per me, che di solito schifo i megaeffettoni e la computer grafica. Tutto questo però vale per il solo Matrix. Sì, perché i due seguiti che hanno girato hanno dato vita a una delle trilogie più brutte degli ultimi 20 anni. Che senso aveva fare una trilogia? Cioè, penso di capire il perché, i benjamins piacciono a tutti, alle case di produzione soprattutto, però hanno proprio fatto una cazzata, e i fratelli registi stupidi (ma ricchi) ad andargli dietro. Matrix era già completo di per sé. Il finale restava aperto, con Neo che si scopriva l’eletto, si baciava con Trinity – per me abbastanza inutile presenza femminile, ma vabbè – e lo spiraglio di una rivoluzione contro il mondo delle macchine restava là, sogno possibile e forse realizzabile. Sarebbe stato un finale finito perfetto, ancora meglio di un epilogo senza speranze, con Keanu che muore schiantato ad esempio.

E invece no, bisogna sempre rovinare tutto, bisogna pefforza fare un secondo capitolo dove si perde proprio il contatto con la realtà (anche se il film ha molto poco di reale), l’eletto contro migliaia di agenti Smith, in pomposi e arroganti sprechi di pixel costati vagonate di milioni di dollari, con la Bellucci e Cassel che non so che cazzo ci facciano (rettifico: Cassel NON è in nessun Matrix, si vede che a forza di odiarlo me lo immagino anche dove fortunatamente non ha recitato), con uno sguardo su Zion – l’ultima città degli uomini al centro della Terra – che poteva anche essere bello da vedere, peccato ci rompano i’cazzo con due inquadrature della città e poi  scene di loro che ballano come dementi, e di Neo che trapana l’inutile Trinity in una specie di loculo. Se il secondo capitolo non aggiunge nulla in termini di trama rispetto al primo, il terzo vale meno di niente, è evidente la forzatura che è stata data alla storia, e il finale è quanto di più banale si possa avere; in un film che mi ha abituato a tutto tranne alla banalità è una botta dolorosa, fidatevi. Ma non sarebbe stato meglio se le Seppie avessero distrutto tutto, almeno vedevo che cosa sarebbe successo, in questo caso l’epilogo tragico poteva anche avere una sua ragione, nel senso che anche le macchine si sono martellate le palle a vedere i’secondo capitolo e avranno pensato oh ragazzi facciamola finita, sfondiamo tutto così si smette di soffrire.

Vitellozzo.

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L’inutilità della stagione 2013

I Maya hanno sbagliato data, ma li ho capiti. La data è il 25 dicembre, data di uscita di Django Unchained, nuovo film di Tarantino (in Italia a metà gennaio). Dopo Tarantino la fine. Ma non del mondo. Del cinema americano per commedie e azione. Guardare la lista dei film in uscita o in produzione nel 2013 è raccapricciante, solo sequel e remake. Partiamo con i sequel: immancabile l’originalissimo Fast & Furious 6, dopo di che si inizia con tutti i fumetti: Iron Man 3, Sin City 2, X-Men Magneto, e X-Men Wolverine,  Kick Ass 2, Green Lantern 2, e altre varie nuove uscite. Poi altri fantastici sequel come: The Brazilian Job, seguito di The Italian JobTerminator 5 (forse torna Arnold), Scary Movie 5, Austin Powers 4, Una notte da leoni 3. Ormai se non c’è un numero alla fine del titolo il film non viene neanche preso in considerazione.
Attenzione anche agli utilissimi remake: Il grande e potente Oz, di Sam Raimi, remake de Il Mago di Oz, Robocop, Dredd, Il Corvo, Tartarughe Ninja, Mortal Kombat, e anche Carrie Lo Sguardo di Satana, chiaramente non di De Palma.

Se fino a qui la stagione 2013 si rivelerà sostanzialmente inutile, ora diventa anche dannosa e dolorosa perché arriveranno questi annunciati capolavori: remake di Point Break, TORO SCATENATO 2, chiaramente non di Scorsese, non con De Niro, e remake di VIDEODROME, chiaramente non di Cronenberg. Uccideteli ora.
In più ci sono film che andrò a vedere, ma di cui ho veramente paura, come il film su Hitchcock interpretato da Anthony Hopkins, un film di Scorsese sempre con Di Caprio, ed il temutissimo Blade Runner 2 di Ridley Scott.
Oh in Italia è annunciato il nuovo di Sorrentino con Verdone che sarà obbligatorio vedere, ma dopo il sequel di Qualunquemente di Albanese, inizio già a sentire la puzza di merda di un altro film di merda di FaustoBrizzi di merda.
Nicolas Winding Refn, aiutaci tu.

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Tutto vero, purtroppo.

“Il Sequel di Shining uscirà tra un anno” (24 Settembre 2013 a voler essere precisi), parole lapidarie dello stesso Steven King, che non lasciano dubbi/speranze sull’uscita del nuovo capitolo che riprende le fila circa 30 anni dopo i fatti avvenuti all’Overlook Hotel. Non voglio dilungarmi su quel poco che ancora trapela della trama di Doctor Sleep, tanto a me del libro non me ne frega un cazzo. Non escludo che sia un bel libro, anzi, ma questo genere di storie preferisco vederle sullo schermo, piuttosto che leggerle, proprio perché credo che le immagini abbiano in questo caso un impatto maggiore. Inevitabile che dal libro, quindi, non ne esca un riadattamento cinematografico (già se ne parla). C’è un problemino però; mentre lo scrittore è lo stesso – almeno sulla qualità della trama penso possiamo stare tranquilli – e un attore dignitoso che interpreti un Danny quasi quarantenne non sarà difficile da trovare – basta che non si chiami Shia Labeuf  o Ryan Reynolds – manca Kubrick. Ed è questa l’incognita che più mi terrorizza, chi cazzo lo dirige? Perché è da chi lo dirige, che si capisce dove vuole andare il film, e quindi la casa di produzione. Chi sono i registi all’altezza di un progetto tanto ambizioso? Ma soprattutto, ci sono questi registi? Qui le cose son due: o qualcuno riesce a riesumare la salma di Stanley e a creare uno zombie alla Frankenstein, o  speriamo con tutte le nostre forze nella veridicità della profezia dei Maya. Non potrei reggere un altro sequel del cazzo. Davvero, i miei nervi non resisterebbero,  sono saturo. Ah già, mancherebbe anche uno che si chiama Nicholson, oh Jack, se ti dessero una particina piccina piccina,  non ti piegare alle leggi del business, non lo fare ti prego, almeno non prima di sapere il regista coraggioso che terrà le fila della baracca. Non Nolan, non Nolan perdio…

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Addio, babbo di Mav

Muore suicida a 68 anni il minore degli Scott, Tony. Si è buttato giù da un ponte a Los Angeles. Lascia la moglie e due gemelli. Non capisco, Tony; avevi tutto, una moglie, i soldi, il successo. Sì, d’accordo, l’Oscar non te lo sei mai preso, i tuoi film son sempre stati stroncati senza pietà dalla critica,  però non tutto quello che hai girato era da buttare. Spy Game con Brad Pitt e Robert Redford non è male, così come Man On Fire – Il fuoco della vendetta, un ottimo film. E poi se anche Tarantino – che non è proprio una merdina – ti ha affidato la sceneggiatura di Una Vita al Massimo, vuol dire che ti riteneva all’altezza del compito (le sue aspettative non sono state deluse). Come tutti hai avuto i tuoi insuccessi, l’indimenticabile Beverly Hills Cop II o Revenge – Vendetta, però questi tonfi non contano un cazzo, per uno che ha diretto Top Gun.

Top Gun. Tutti l’hanno visto, tutti continuano a vederlo, nel mondo ci saranno a occhio e croce una decina di milioni di nickname che iniziano con maverickqualcosa o mavqualcosa, o icemanqualcosa ecc.., ancora oggi vendono magliette di Top Gun come il pane, la colonna sonora dei Berlin va alla grande, film che ha dato i natali a Hot Shots. Sei stato l’unico che è riuscito a girare qualcosa sui caccia che non fosse ridicolo, facendo esplodere la stella di Tom Cruise (protagonista anche in Giorni di Tuono, ho il dvd, non mi vergogno a dirlo), oltre che dell’immenso Goose – il mio personaggio preferito. Era in ballo anche un remake di Top Gun, sempre con Cruise, e poi, e poi ti butti giù da un ponte.

Addio Tony.

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Libidine per Sempre

Jerry CalàMi scuso subito con chi leggerà questo articolo, perché è una cazzata. Anche definirlo articolo lo è. Beninteso, è una cazzata anche l’argomento, però pace, ormai l’ho buttato giù e lo pubblico. Piena estate, le diecieventisette di sera, e sono in mutande coi ventilatore in faccia a velocità tre dico tre tipo ventole di un boing 777, quindi permettetemelo. Permettetemi di elogiare un grande artista, che ogni volta che lo vedo in tv o su qualche giornalino da cesso, mi mette sempre tanta allegria, soprattutto in questo periodo dell’anno, quando – coi palinsesti morti – un suo film la tv me lo regala sempre: Jerry Calà. Sono le diecieventisette e me lo immagino alla Capannina, a Forte dei Marmi, con la camicia bianca da home viveur che canta Maracaibo tutto di gola e si sganascia le ginocchia da sessantenne cercando di coinvolgere il pubblico ultratrentenne con mosse e balletti vari. Sono le diecieventisette e lo vedo chiaramente, lì, sul palco, che sfodera le sue battute migliori, come l’immortale “non sono bello, piaccio” e mi fa la sua faccina delle grandi occasioni alla “capittoooò??!”. Sono le diecieventisette e mi rendo conto che qualche risata con lui me la son sempre fatta, sempre. Scorro su Youtube qualche spezzone dei film in cui ha “recitato”, da I Fichissimi con un ottimo Abatantuono, allo sketch del cesso con le fiamme di Vado a vivere da solo, alla “libidine coi fiocchi” di Bomber. E poi via con Sapore di mare, Vacanze di Natale (si, era il primo, il capostipite di una saga merdosa che più merdosa non si può, ma era il primo, e aveva anche una certa dignità), Il ragazzo del Pony Express, Yuppies ecc ecc…Cinema nemmeno da serie B, ma anche da Eccellenza scarsa, soprattutto le ultime pellicole in ordine di tempo, però oh, con tutto che gente come Neri Parenti o i Vanzina o Castellano & Pipolo dovrebbe essere allontanata da una cinepresa con un ordine restrittivo, non gli posso volere male, a Jerry. Anche nella sua forma più cerebrolesa in piena demenza senile degli ultimi tempi quando, appunto, nonostante l’età avanzata, continua a fare serate come un qualsiasi tronista dell’ultima ora, nella veste di perenne ragazzino dalla battuta pronta, arrogantello e piacione con le donne, non rendendosi minimamente conto che gli anni passano per tutti – anche per lui – ho sempre quell’immagine nella testa, quell’immagine scanzonata e dissacrante di Calà che prende tutti per il culo, tutto alla leggera, e mi fa ancora sorridere.

Sicchè quando la Capannina la butteranno giù, e Jerry sarà senza casa e senza il suo pubblico, una capannina glie la costruisco io qui a casa mia, così la sera lo piazzo lì, e lui è contento. Capannina “Diecieventisette”. Doppia libidine.

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Auguri Mitch

Il 17 luglio David Hasselhoff ha compiuto 60 anni. Anche se a scoppio ritardato, gli auguri di Cazzochevento il buon David se li merita tutti. Se non avete idea di chi sia Hasselhoff vuol dire che non avete visto la tv degli anni 80-90, quindi, non avete visto la tv. Per noi è come uno di famiglia, siamo cresciuti con lui. L’abbiamo visto fare il piacione sulle spiagge della California – petto villoso d’ordinanza – nei panni di Mitch Buchannon nell’immortale Baywatch; l’abbiamo visto uscire da situazioni pericolose insieme all’amico di sempre K.I.T in Supercar; l’abbiamo (ri)scoperto cantante con la hit Looking For Freedom in un concerto a Berlino tenuto proprio il giorno della caduta del Muro. Purtroppo l’abbiamo anche compatito in un video che gira su Internet di lui completamente ubriaco in casa sua, girato dalla figlia. Ognuno ha i suoi demoni da fronteggiare, l’unica cosa da fare è augurargli di rimettersi in carreggiata, e ringraziarlo, perché forse – senza quei telefilm – l’immagine dell’America soleggiata belle macchine/belle donne/ spiagge/surf sarebbe un po’ meno bella, un po’ meno sogno di quanto non sia ora. Auguri Mitch.

Capitano Quint & Vitellozzo.

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30anni fa..anzi 30anni avanti

Nel 1982 al cinema si devono essere divertiti. Volevo solo omaggiare i 30 anni di Blade Runner (miglior film di fantascienza di sempre) e invece sono obbligato a ricordare che nello stesso anno sono usciti: La Cosa di Carpenter, Amici Miei Atto II di Monicelli, il primo e unico Rambo e Rocky III, The Wall di Alan Parker con i Pink Floyd, Conan il Barbaro con l’esordio di Arnold, Borotalco di Verdone, e soprattutto Banana Joe e Bomber con Bud Spencer.
Poi guardo la lista dei film di quest’anno, e mi chiedo, che cazzo ho fatto di male per essere nato nell’89??
…arriverà l’autunno, arriverà Prometheus prima o poi…

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20 Anni Fa Uccidevano L’Uomo Ragno

Ricorre quest’anno il ventennale dall’uscita di “Hanno Ucciso L’Uomo Ragno”, primo disco degli 883. La coppia Pezzali+Repetto firmava nel 1992 uno dei suoi migliori lavori, e ancora oggi gli siamo debitori.

Una canzone si impone comunque una spanna sopra a tutte le altre: “resta la soluzione divi del rock, molliamo tutto e ce ne andiamo a New York, ma poi ti guardi in faccia e dici dov’è che vuoi che andiamo con ste facce io e te

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Giuseppe Ti Voglio Bene

Sabato 16 Giugno 2012, a soli 65 anni, è morto dopo una lunga malattia il regista che ha diretto un capolavoro assoluto come Berlinguer Ti Voglio Bene: Giuseppe Bertolucci.  Universalmente ritenuto dalla critica “l’appendice” del più stimato fratello Bernardo, ha quasi sempre vissuto di luce riflessa, senza mai ricevere gli onori che meritava. Ora, per il solo fatto che è esistito qualcuno in grado anche solo di “pensare” a una storia come quella del suddetto film, a dei personaggi che più caratteristici della toscanità più vera  non si può, e a una sceneggiatura che se la gioca con tutte le pellicole di Allen per brillantezza dei dialoghi e crudo pessimismo di fondo, ecco, per tutto questo – e per tutto quello che non ho scritto, Giuseppe – come regista – merita tutto il mio rispetto. E poco importa se la sceneggiatura è anche merito di un certo Roberto Benigni (per me sarà sempre e solo l’immortale Mario Cioni), tanto, quel Roberto lì non esiste più da una decina d’anni a questa parte; ora c’è solo una carcassa che si muove per l’Italia, immagine sbiadita di quella che non ne aveva per nessuno, istituzioni, politici, società dei benpensanti. Dunque, non verrà certo a bubare su questo spazio se non gli rendo giustizia escludendolo dai meriti per il film. Come ho già detto, ora al suo posto c’è solo un cadavere.

Non so se, senza Berlinguer Ti Voglio Bene – e quindi senza la voglia di Bertolucci di scommettere su quel progetto – questo blog sarebbe mai esistito, di sicuro avrebbe avuto un altro nome, e l’unica immagine del sito – escluse le locandine – non sarebbe stata quella attuale, ma una più scialba, una più inutile. Il fatto poi che la pellicola sia stata stroncata dalla critica, ostracizzata dalla classe politica del tempo (DC in primis, oltre al PSI) e distribuita nella maniera più merdosa possibile, per me, accresce solo il suo valore. Con Giuseppe se ne va un altro tassellino del cinema italiano, piccolo piccolo, ma che mi ha regalato momenti difficilmente spiegabili a parole. Non hanno invece avuto troppa difficoltà di sintesi i telegiornali nazionali, che hanno dedicato alla morte di Bertolucci junior trenta secondi scarsi, come se il talento avesse una data di scadenza. Ma sì, meglio venti servizi tutti uguali su come proteggersi dal caldo quando fa caldo, piuttosto che un servizio quasi serio su un pilastrino del nostro cinema. Un pezzettino di cultura che se ne va.

Ciao Giuseppe, e grazie.

Vitellozzo
& Capitano Quint

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