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Un Segreto Tra Di Noi

Dennis Lee, Usa, 2008, 120 min.

Trama: Ryan Reynolds è Michael, un giovane scrittore che ritorna assieme alla sorella  alla casa natia per festeggiare il diploma della madre (Julia Roberts). La sorte vuole che il giorno di festa si trasformi in un momento tragico; la macchina su cui si trovano i genitori di Michael va a sbattere contro un albero, la donna perde la vita. I giorni seguenti saranno un viaggio nel passato per l’uomo, che trovandosi nell’ambiente familiare, ripercorrerà l’infanzia difficile, con un padre (Willem Dafoe) che non l’ha mai stimato, né amato, e una madre succube del marito e incapace di opporsi ai suoi atteggiamenti tirannici. Per di più, Michael deve decidere se pubblicare il suo secondo romanzo, col quale si prenderebbe la rivincita su anni di soprusi, ma porterebbe a scoprire una verità scomoda sul passato del ragazzo..

Il Film: già di per sé la presenza di Ryan Reynolds come attore protagonista è un’aggravante di non poco conto, mitigata solo in parte da Julia Roberts – che a dire il vero muore nei primi cinque minuti di film, nonostante la sua presenza campeggi in locandina manco fosse il centro del racconto – e da Willem Dafoe, il goblin dell’orribile Spiderman (ma che cazzo di nome è Willem?). Il soggetto della sceneggiatura è stra-abusato negli States (American Beauty) come in Italia (Muccino ne sa qualcosa con il suo Ricordati di Me, tranquillo Gabri, ce lo ricordiamo ancora tutti purtroppo), e cioè la distruzione della tipica famiglia borghese, l’acuirsi di tensioni e malumori sopiti nel tempo che si ridestano allo scoppiare di una tragedia, dando il via a una girandola di eventi, non sempre a lieto fine. Ecco, questo lavoro di Dannis Lee tende più al capolavoro mucciniano, anche se molte sono le differenze, e di storia e di epilogo. Mentre infatti, l’odio che il sottoscritto prova per Reynolds è ampiamente paragonabile a quello provato per Silvio Muccino se non superiore, posso dire a cuor leggero che Un Segreto Tra Di Noi è pure peggio come film (incredibile ma vero). La tipica famiglia felice americana come da copione non è tanto tipica, nel senso che il padre è un famoso scrittore oltre che rettore di una importante università, la madre è Julia Roberts (ditemi voi se è tipico) e te figlio sei Ryan Reynolds, scrittore che al suo primo romanzo ha fatto furore; in effetti le famiglie americane sono proprio così, tutte colte, tutte che vivono in enormi case fuori città con giardino immenso, tutte con scheletri nell’armadio e relazioni extraconiugali come noccioline, tutte con una zia di diciotto-vent’anni che è Hayden Panettiere e ti si presenta in mutande e canottiera in camera la sera,  a te dodicenne, che ti fai ancora le seghine (in questo caso Ryan Reynolds da giovane, eh si, il film è pieno zeppo di flash-back). Poi oh, le tipiche situazioni di una famiglia allo sfascio, lui che si fa la sua (ex?)moglie al piano di sopra durante la cerimonia per il funerale di sua madre al piano di sotto, immancabili anche i “classici” rumori del letto che sbatte sul muro, il solito merdoso rapporto da ricostruire piano piano – in questo caso con il padre-padrone, uso a costringere il figlio a delle punizioni corporali un po’ come il babbo di Tommy la Stella dei Giants nell’indimenticabile cartone animato (indimenticabile davvero). Le uniche due cose che potevano salvare il film dalla rovina, erano in ordine, il cast, che oltre ai quattro sopracitati, vantava anche Emily Watson e Carrie-Anne Moss, tutti attori sfruttati malissimo, proprio sprecati, e “il segreto” che a un certo punto della storia, quasi verso la fine, viene fuori circa la natura del rapporto che lega il giovane Michael alla zietta, la Hayden appunto (almeno io di segreto ho trovato questo, ditemi voi se ce n’era un altro). In realtà non si capisce proprio benissimo cosa sia successo tra i due quando erano più giovani, fino a che punto si siano spinti, però è proprio questo il segreto che potrebbe distruggere la famiglia e le vite di tutti i facenti parte. Segreto che resta lì dove è, perche il nostro Ryan decide di non pubblicare il suo prossimo romanzo, Fireflies in the garden, per salvaguardare il marito di lei e i figli, oltre che mantenere quell’unica speranza di riallacciare il rapporto col padre. Non pretendevo che il segreto venisse rivelato – anzi, la cosa sarebbe scesa ancora più nel patetico – però il tutto è liquidato con una superficialità disarmante. A questo punto mi chiedo che senso abbia mettere un titolo come “Un Segreto tra di Noi”  per poi mandare diecimila inquadrature di Reynolds con la barba lunga da intellettuale. Che senso ha?

Voto: 4. Gli ingredienti per fare un film un minimo  decente c’erano tutti, buono il cast (Reynolds va fortissimo di questi tempi), e anche la storia di fondo non era malaccio. Forse il problema è stato il fatto che questo Dennis è al suo primo lungometraggio – anche un po’ autobiografico tra l’altro – però si vede proprio che deve ancora farsi le ossa, le inquadrature e la scenografia in certe scene mi son sembrate abbastanza banali.

Vitellozzo.

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La Cosa

John Carpenter, 1982, Usa

Trama: Antartico. Un cane in fuga trova rifugio in una stazione scientifica americana inseguito da dei norvegesi che stanno cercando di ucciderlo. L’equipe statunitense dopo una sparatoria e l’esplosione dell’elicottero norvegese, decide di dirigersi verso la base norvegese, dove troverà mostruosi cadaveri ed un enorme blocco di ghiaccio. Intanto il cane inizia una strana mutazione in un’orrenda creatura, la quale una volta bruciata, viene analizzata, e si farà strada  la possibilità che si tratti di un’entità aliena in grado di imitare e riprodurre le sembianze del corpo ospite. Il contagio sarà letale.

Il Film: Il mio film di Carpenter preferito. Uno dei migliori film di fantascienza di sempre. Un horror perfetto. Ed in più c’è Kurt Russell con la barba. Quello che rende questo film grande, è la capacità di Carpenter di immergerti completamente nella situazione come se tu fossi uno del gruppo di uomini bloccati nella base. Isolati da tutto, circondati da neve e ghiaccio, contro una minaccia invisibile. Questa è una caratteristica che ho notato in altri film di Carpenter, quella cioè di mettere una o più persone che non possono uscire da un ambiente chiuso: in Distretto 13 sono chiusi nella stazione di polizia con circondati dalle gang di strada, ne Il Signore Del Male sono dentro una chiesa, in The Ward le ragazze sono recluse nel manicomio, e così via. La particolarità che emerge dopo poco nel film è che gli uomini sono costretti a sospettare l’uno dell’altro, in quanto la Cosa può aver contagiato e replicato chiunque. Questo contribuisce quindi ad aumentare ancora di più il senso di stress, ansia, mistero, in chi guarda l’opera. A farci tranquillizzare comunque ci pensa sempre lui, Kurt Russell, che veniva dal film precedente con Carpenter, 1997 Fuga Da NY, e che qui si toglie un po’ l’aria da macho, e con la barba è veramente il protagonista perfetto, è lui il leader, è lui che usa il lanciafiamme, è dalla sua parte che ti schieri immediatamente. Da sottolineare gli effetti speciali. Così tipicamente anni 80, così grotteschi, corpi deformati, teste di silicone e lattice sciolte, viscidume, sangue, carne, una goduria per gli amanti del genere. Poi nonostante Carpenter spesso componga lui stesso le musiche (meravigliose) per i suoi film, essendo questa una grande produzione gli viene affiancato un compositore bravino, che a volte se l’è cavata, Ennio qualcosa, insomma: bene. Ironico tra l’altro come il film esca nel 1982, stesso anno di ET l’Extraterreste: uno lo ami da piccolo, l’altro non ti stancherai mai di amarlo. E chiaramente uno è stato un successo planetario, e l’altro un flop distrutto dalla critica.

Il film si regge comunque sull’infinita capacità tecnica e narrativa di Carpenter, i silenzi, i dubbi, la meschinità dei personaggi, gli improvvisi scatti di violenza, ed un finale magistrale. La base ormai in fiamme, solo due sopravvissuti, ovviamente Lui, e l’altro personaggio di colore, che si guardano ormai sospettosi di tutto, uno dei due potrebbe essere la Cosa, non saprai mai chi perché il film si chiude così, quello che conta è che ormai non c’è più fiducia e speranza in nessuno. Tutti contro tutti, un po’ come la società moderna. Carpenter avanti 30 anni come sempre.

Voto 9: Di una cosa sono comunque certo: la Cosa potrà prendere le sembianze di chiunque, ma non potrà mai imitare la barba di Kurt Russell.

Capitano Quint

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