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Tutti Giù Per Terra

Davide Ferrario, 1997, Ita

urlTrama: Valerio Mastrandrea, ragazzo in crisi, nella Torino degli anni 90. Studia, no. Lavora, no. Amici, no. Donne, no. Però è libero, libero di non avere un cazzo da fare. Ma pressato da una società che non gli appartiene

Il Film: ho un debole per i film a bassissimo budget anni 90. Di quelli dove c’è giusto un paio d’attori, dove viene inquadrata una realtà, finalmente sporca, vera, lontana dalla bella vita dei Muccino brothers, e compagnia.

Valerio interpreta un classico ragazzo poco più che ventenne, che in due anni di università non ha dato nessun esame, che non si riconosce nei suoi coetanei, che non vuole accettare la vita del padre (Carlo Monni, e ho detto tutto).
Niente sembra poterlo distoglierlo dal suo stato di quiete/depressione, nemmeno il servizio civile in un centro d’aiuto per immigrati, nemmeno un lavoro in un supermercato.
Tra gli altri interpreti anche Benedetta Mazzini, che fa l’amica snob, e Caterina Caselli, la zia comprensiva.
Ottimo il montaggio, tra scene velocissime, e una voce fuori campo un po’ alla Ovosodo, di quelle fatte bene, con i pensieri del protagonista, non con spiegazioni inutili.

A condire il tutto una grande colonna sonora rock, curata dai CSI, (i quali appaiono in un simpatico cameo nei panni di una improbabile commissione d’esame). Nel cd sono presenti canzoni loro, dei CCCP, degli Ustmamò, dei Disciplinatha, dei Marlene Kuntz, degli Africa Unite.
Finalmente un po’ di anni 90, sudici, senza tecnologia, senza nulla, solo musica e Monni.

Voto 7: perla del poeta nel finale davanti ad un armadillo: “guarda che animali stronzi c’è in circolazione, in questo momento storico. Ma vaffanculo”

Capitano Quint

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Manuale d’Amore

Giovanni Veronesi, 2005-2007-2011, Ita

Trama: episodi ed intrecci non riusciti

I Film: si alternano in questa trilogia attori come Muccino, Littizzetto, Bisio, Scamarcio, Rubini, Volo, Bellucci, Albanese, Placido, Chiatti, Buy, purtroppo per noi anche Verdone, e vari altri. Dico subito che mi rifiuto di parlare della presenza di Robert De Niro nel terzo capitolo: non è mai successo nulla, non c’è nessun episodio con lui protagonista, va tutto bene, grande Robert, resta in America. Allora, Giovanni Veronesi, regista di opere magnifiche quali le indimenticabili Che ne sarà di noi, o anche Genitori & figli – Agitare bene prima dell’uso, nonché sceneggiatore dei film di Pieraccioni (arriverà anche il tuo turno qui eh Leo), quindi insomma una mente eccelsa del cinema italiano, ci regala quelle che dovrebbero essere tre commedie su possibili situazioni amorose in Italia: l’abbandono, la crisi, la solitudine, etc etc… E guardando questi film ti senti proprio così, in crisi, solo, abbandonato. Quasi tutti gli episodi hanno un unico sviluppo, ovvero la trama portante del cinema italiano recente: c’è lui, c’è lei, c’è l’altra/o, lui va con l’altra, ma poi torna con lei. Se te vai da De Laurentis con un bozzetto così, un film è assicurato.

Momenti più bassi: vince il premio di più brutto l’episodio con Fabio Volo chiaramente, per un odio personale nei suoi confronti. Vince il premio fantascienza Monica Bellucci (bravissima lo stesso) nel ruolo della fisioterapista troia, “L’infermiera nella corsia dei militari” con Banfi era più credibile. Momenti più alti: merita un premio la spagnola al fianco di Verdone nel 2, Elsa Pataky, google immagini per credere. Ma poi nel 3 arriva finalmente l’apice, dopo ore di sofferenze vieni ripagato con forse 2 minuti di Carlo Monni, che con tutta la poesia e l’eleganza dice una frase del tipo “e ricordatevi che i Michelucci piscia ancora a cazzo ritto verso i cielo!”, grazie Monni, grazie come sempre.

Voto 4: Discorso a parte merita Verdone, io l’ho sempre amato alla follia e continuo a farlo, anche in questi film riesce comunque a farmi sorridere, però ultimamente c’è qualcosa che non va, non può continuare a fare queste merdate di film (e faccio notare che la parabola discendente è iniziata proprio da quando è De Laurentis a produrgli i film). Se una ragazza spagnola non ci è stata 30anni fa in Un Sacco Bello perché ci deve stare ora?

Capitano Quint

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Litfiba Live

Litfiba Live 12/5/87 Aprite i Vostri Occhi. Ultima data del tour, a Firenze, al Tenax, dove è stato registrato questo disco. Io sono dell’89 e il Tenax lo conosco solo per quello che è oggi, ovvero una discoteca, che sebbene sia stata recentemente collocata tra i primi 30 locali al mondo (29esimo su 100 secondo la rivista DJMag), resta per me soltanto una discoteca dove a volte ho lasciato 40euro di ingresso grazie alla lista di un pr che giudica all’entrata come sono vestito, per ascoltare la minimale tedesca di qualche dj internazionale. Non voglio assolutamente mettermi a dire era meglio prima, ora fa schifo, eh ma una volta era diverso, mi rassegno al cambiamento e al fatto che non vivrò mai quello spettacolo. Lo stesso discorso vale per i Litfiba, erano meglio prima etc etc è abbastanza banale come argomentazione. Di sicuro sono cambiati, hanno attraversato un periodo non felicissimo musicalmente, ma ora, anche se il disco nuovo non mi ha lasciato così gratificato, penso che la “reunion” non possa che giovare a noi che li abbiamo sempre amati, e soprattutto a loro e alla loro vera identità.

Comunque, il live: l’inizio è scenografico, tutta la sala ed il palco coperti di fumo, dopo poco ti accorgi che non è ghiaccio secco, ma sono le centinaia di sigarette accese, tra cui spicca quella di Ghigo Renzulli. Inizio mistico, effetti sonori per creare l’atmosfera. Appare Piero, con un improbabile giacca rossa, i pantaloni larghissimi che sembrano una gonna, rigorosamente scalzo. E’ lo stesso che incontro in bici che saluto e mi saluta, che incontro alla Coop e saluto e mi saluta, per chi sta a Firenze incontrare Piero è come incontrare alle Cascine Carlo Monni, non lo conosci ma lo saluti con affetto perché ti ha sempre regalato emozioni.

La scaletta appare subito pensata bene, dopo il primo pezzo Come Dio, parte La Preda con il suo ritmo più veloce, e poi arriva Eroi Nel Vento, una delle mie preferite di sempre, in cui si possono apprezzare a pieno le capacità al basso di Gianni Maroccolo, e alle tastiere di Antonio Aiazzi, due componenti fondamentali dei primi Litfiba. Si torna per un momento al rock più duro con Cane, (“Abbiamo tutti bisogno di ca-ca-re…zze!!”)Ghigo ed il batterista Ringo De Palma (scomparso purtroppo pochi anni dopo) si scatenano, prima di gettarsi nelle atmosfere magiche di Apapaia: “Il mio sogno è un mare acido/E dimmi se non è reale/Il giorno traveste di luce ogni cosa vivente, /Ma non toglie la paura dei fantasmi! EH! Rispetta le mie idee!!” Piero disegna con le mani figure e forme condite dalle sue tipiche espressioni che ti fanno dire ma che cazzo sta facendo, ma ne sei completamente affascinato. I successi dei primi storici album Desaparecido e i 17 Re, vengono proposti al pubblico che risponde benissimo a tutte le 15 tracce (il disco invece ne contiene solo 10), passando da Luna, a Re Del Silenzio, a Istanbul, fino arrivare all’ultimo pezzo, Guerra, uno dei primissimi del gruppo, che resta sempre molto suggestivo. La chitarra di Ghigo continua a suonare solitaria, Piero fa qualche verso alla telecamera assorto in un mondo tutto suo, si gira e si inchina al pubblico. Finisce così un live storico, che si unisce a quella centinaia di live che per questioni anagrafiche mi sono perso, infame cane e ladro.

Capitano Quint

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