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The Experiment

Oliver Hirschbiegel, 2001, Ger

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Trama: Rispondendo ad un annuncio sul giornale, alcuni uomini vengono selezionati per un esperimento ben retribuito. Divisi tra guardie e detenuti dovranno passare due settimane in una specie di finto ambiente carcerario, mantenendo i loro ruoli con disciplina e senza violenza. Al terzo giorno degenera tutto.

Il Film: esiste anche il remake americano, con Adrien Brody e Forest Whitaker, che non è male, però questo originale tedesco è nettamente superiore. Perché è tutto più vero, tutto più sudicio, tutto più realistico.
Il film si basa sull’indole violenta dei comportamenti umani. Metti alcuni uomini in una condizione inferiore di carcerati, e mettine altri in una condizione superiore di guardie: i primi si ribelleranno, i secondi abuseranno dei loro poteri.
E’ la natura dell’uomo. Anche se sanno che così facendo non prenderanno i soldi finali, anche se all’inizio tutto sembra poter funzionare con serenità. Basta poco per far sfociare tutto in episodi di violenza e umiliazioni fisiche.

La cosa interessante è che film come questo, come L’Onda, film sulla pericolosità dell’autorità sovrana, sulle divisioni sociali, vengano fatti in Germania, dove evidentemente c’è la volontà da parte del cinema, di sensibilizzare su questi temi storici.
Ma quanto potrà mai costare un film del genere?? 20 attori sconosciuti, un corridoio con delle finte celle, e una stanza con i monitor di sorveglianza. Basta, stop. Costa di più mandare Boldi e De Sica in giro per il mondo a natale, o fare un film così? La realtà è che con uno ci guadagni e con l’altro no.
Io sono sicuro che anche in Germania hanno i cinepanettoni di merda, il problema è che da noi mancano questi film. E non è che a fatti storici siamo messi meglio.

Voto 7,5: Comunque, grande film, consigliato. Violento senza mai essere sopra le righe, rapporti umani e dialoghi finalmente veri. Sconvolgente realismo. 

Capitano Quint

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Hitchcock

Sacha Gervasi, 2013, Usa

hitchcock-poster-244Trama: Anthony Hopkins interpreta il Maestro nella vicenda della realizzazione di uno dei suoi capolavori, Psycho, lottando contro la produzione, la censura, gli incubi, e con sempre al suo fianco la moglie Helen Mirren, e le sue attrici, Scarlett Johansson, e Jessica Biel.

Il Film: Fa-vo-lo-so.
Divertente, rispettoso, mai retorico, come tutti i film biografia che di solito odio. Un film che semplicemente omaggia il più grande regista di sempre. Ti fa proprio incazzare per non averlo conosciuto perché deve essere stato una persona immensa.

Il film racconta le difficoltà a cui andò incontro per portare a termire il suo Psycho, film che la produzione decise di non pagare ma solo di distribuire per non rimetterci troppo, visto che sarebbe stato un flop garantito. Bravi, meglio così, perché i veri geni danno il meglio di sé quando sono senza budget e devono dare sfogo a tutta la loro creatività (budget finale 800mila dollari, incasso totale 50 milioni di dollari, benino no?)

Al regista di questo film vanno dati tanti meriti, tra i primi sicuramente quello di aver parzialmente realizzato un sogno di molti: Scarlett e Jessica insieme, anche se purtroppo sono vestite e non si baciano.

Eccezionali anche le due idee di base su cui va avanti il film. Gli incubi/visioni di Hitch sul vero assassino da cui trae la trama, danno quel tocco horror che ci sta benissimo. E poi soprattutto il film si basa sui dialoghi tra lui e la moglie, tra sospetti, litigi, lei che sopporta la mania di lui per le attrici bionde, e lui che prova a beccarla con l’amante, ma sa che lei è una parte troppo importante della sua vita e del suo lavoro.
Un bel film, si ride, si ama Hitchcock, si ama Hopkins.

Voto: 7.5
– I will never find a Hitchcock blonde as beautiful as you.
– I’ve waited 30 years to hear you say that.
-That’s why they call me the Master of Suspense.

Capitano Quint

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1997 Fuga Da New York

John Carpenter, 1981, Usa

urlTrama: l’aereo del Presidente degli USA viene dirottato sull’isola di Manhattan, ora sorvegliata e circondata da un muro, e adibita a raccogliere i peggiori criminali. Un solo uomo può salvarlo, ma non gliene frega un cazzo. Chiamatelo Iena.

Il Film: chiamatelo Iena, anche se si chiama Snake ed ha una serpe tatuata sulla pancia. Però i traduttori italiani hanno deciso così, vabè…
Tutto Snake nel dialogo tra lui (c’è bisogno di dire che è Kurt Russell?) e il comandante che lo vuole convincere, il grande Lee Van Cleef:

-Sono pronto a toglierti dal mondo a calci in culo[…]Ho un affare per te, ti sarà perdonata ogni azione criminale che hai commesso negli Stati Uniti. C’è stato un incidente, un piccolo jet è precipitato al centro di NY. C’era a bordo il Presidente…
-…presidente di che..
-questa non è spiritosa. Tu entri là, trovi il presidenti, lo tiri fuori in 24h, e sei un uomo libero.[…]La risposta?
– fate un nuovo presidente.
-Siamo ancora in guerra, ci occorre vivo
– Non mi importa un cazzo della vostra guerra, o del presidente.

Chiaramente poi è costretto ad accettare. Ma lui è l’antieroe per eccellenza cazzo. Un personaggio esagerato, la benda sull’occhio, il giubbotto di pelle tutto sporco, tutti lo conoscono, e tutti lo credevano già morto.
Carpenter usa Kurt Russell sempre in modo fenomenale, se si pensa anche allo stesso antieroe di Grosso Guaio a Chinatown, un perfetto imbecille.
Il film è un capolavoro. Prendete tutta la merda delle strade de I Guerrieri della Notte, una città sempre buia, una scenografia pazzesca, irreale, seconda solo a quella di BladeRunner (in quanto a città del futuro) e buttateci dentro la gang di criminali e quest’uomo solo contro tutti.
Musiche come sempre dello stesso Carpenter perfette, un regista immenso, tutta questa critica al potere politico americano vestita da western fantascientifico, un genio.
Basta non c’è da dire altro. Un cazzo di film. E l’anno dopo fa un capolavoro ancora più grande, La Cosa. Carpenter + Kurt Russell. Come lampredotto e salsa verde.

Voto 8.5: il finale? Glielo aveva detto che non gliene fregava nulla, né a lui né a Carpenter, e nemmeno a me del vostro patriottismo del cazzo

Capitano Quint

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Le Idi di Marzo

George Clooney, Usa, 2011

28x40sac:Layout 1Trama: battaglia politica durante la campagna elettorarale americana. Il giovane Ryan Gosling, portavoce del presidente Clooney, si trova davanti ad uno scandalo tenuto all’oscuro. A spiegargli come funziona la politica ci pensano due uomini d’esperienza, Paul Giamatti e Philip Seymour Hoffman.

Il Film: salviamo il salvabile, gli attori. Ryan bene come sempre, Giamatti e Hoffman fenomenali come sempre, Evan Rachel Wood tutta salute.
Diretto e intrerpretato da George, che per mesi è stato il secondo uomo più odiato d’Italia (sempre distante dall’inarrivabile Vincent merda francese).

Allora Georgy, facci capire: ti sei fatto questa enorme sega mentale sul fatto che te, futuro presidente, sposato e stimato, ti sei scopato una tua assistente, con lei che era ben consapevole di rimanere incinta non di Bombolo, ma di George Clooney. E il tuo braccio destro, che a sua volta si scopa sta ragazza, rimane sconvolto da questa cosa, perché tu hai tradito i valori fondamentali dell’America: fiducia, dio, famiglia, patria. Sei un principiante.

Te la do io una storia Georgy: immagina un vecchio presidente che organizza feste nella sua villa, dove ragazze dai 17 anni in su ballano nude davanti a vecchi ciccioni sudati, in cambio di soldi. Immagina questo presidente che si fa fotografare insieme ad una 17enne coi suoi genitori, ben contenti che la figlia passi del tempo con un vecchio che la tocca. Immagina appartamenti pagati solo per tenere tutte ste ragazze a portata di mano. Immagina sto vecchio che scopa una troia nel lettone dell’amico presidente russo, e il sudore gli fa colare il trucco e la tintura per capelli sulla schiena della ragazza, che fa finta di godere pensando ai gioielli che riceverà. Condisci tutto con corruzione, tangenti e mafia. Ci sei Georgy? Immagina, puoi.

Voto:4/5 Nammerda, what else?
Film inutile come i gusti delle cialde del caffè. Non c’è niente di peggio dei film americani sulla politica americana, che vogliono fare i finti film di protesta. Ma siete davvero convinti che il vostro unico problema politico sia Clinton che si scopa la segretaria davanti alla Costituzione e a dio?

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London Boulevard

William Monahan, 2010, UK/USA

urlTrama: Colin Farrell, uscito di prigione, vorrebbe restare lontano dai suoi vecchi amici, e dalla malavita inglese, nella quale è comunque noto e rispettato. Trova lavoro come guardia del corpo della top model Keira Knightley, e i due ovviamente si innamorano. Ma il passato ritorna prepotente.

Film: Girato bene, le strade sudice di Londra sono sempre un piacere per il cinema, la storia regge alla grande, e finalmente ritrovo un Colin Farrell in forma. L’ho sempre ritenuto un attore migliore di parecchi suoi film soprattutto recenti, ma è proprio in questo tipo di film che tira fuori il meglio di sé, quando fa l’assassino/criminale/disperato pieno di angoscia come in Sogni e Delitti di W.Allen, e In Bruges che è anche molto meglio di questo film.
Qui in più c’è Keira, sempre più secca, ma anche brava a essere complice di una bella storia d’amore, senza tante smancerie, molto essenziale.

La storia ricorda tanto Carlito’s Way, questo criminale che vuole solo un po’ di pace e tranquillità ma che non riesce a chiudere i conti con il proprio passato. Gli sono tutti amici solo per interessi, tutti pronti ad averlo al loro fianco ed allo stesso tempo a voltargli le spalle. La soluzione è la fuga d’amore?
Love story, sparatorie finali, strade piene di merda, tutto fatto bene, dai titoli di testa, alla colonna sonora, un bel film, senza pretese, ce ne fossero di polizieschi/noir così.
E alla fine, come in Carlito’s Way, è un ragazzino come Benny Blanco a rovinare tutto. Anzi a rendere il tutto molto bello, un finale come piace a noi, sofferto e vero.

Voto 7: Dai Colin, torna tra noi

Capitano Quint


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La Decima Vittima

Elio Petri, 1965, Ita/Fra

decima_vittima_marcello_mastroianni_elio_petri_004_jpg_bwyfTrama: Nel futuro, la violenza è regolamentata da un gioco, una caccia all’uomo. Ogni individuo deve partecipare a 10 cacce. Ursula Andress ha scelto Marcello Mastroianni come sua ultima vittima, e cercherà di ucciderlo durante un grande show televisivo, salvo però scontrarsi con il fascino di Marciiiielo.

Il Film: Un Mastroianni biondo alla Steve McQueen, impeccabile nei modi e nei vestiti neri. Una classe immensa che riesce a non passare in secondo piano davanti a quell’enorme gigantesca irreale illegale figa di nome Ursula Andress. La quale non solo ci uccide con lo sguardo in ogni primo piano, ma è anche obbligata ad andare in giro con dei vestitini anni ’60 davanti ai quali veramente non è possibile resistere. Donna di un altro pianeta.

Passato lo shock per la bionda, uno inizia ad accorgersi del genio di Elio Petri (Indagine su un cittadino al di sopra di ogni sospetto, La classe operaia va in paradiso), che qui confeziona un prodotto unico nel suo genere. Probabilmente il miglior film di fantascienza italiano (citazione d’obbligo anche per Terrore nello Spazio di M. Bava), non solo per la storia, ripresa da un romanzo ma sceneggiata da Ennio Flaiano, ma soprattutto per il modo in cui è rappresentato il futuro.
Le scenografie, gli arredamenti, i costumi, non sono altro che un’esasperazione dei modelli estetici degli anni 60. Donne in minigonne colorate, uomini in giacca e cravatta, arredamenti geometrici in bianco e nero, automobili sportive decappottabili e metallizzate.

Tutto questo fa da cornice ad una avvincente storia, simpatica, sensuale, ironica, e come sempre nell’opera di Petri profondamente critica nei confronti della società moderna. La perversione di sfogare la violenza umana con un gioco legale, usato per evitare le guerre, il fatto di volerlo fare davanti alle telecamere della televisione, con tanto di sponsor e pubblicità, sono tutti elementi estremizzati di un consumismo che iniziava a dilagare negli anni 60, e del quale oggi siamo completamente assuefatti.
Petri in questo è assolutamente geniale, come questo film, che non sarà il suo capolavoro, ma è di una bellezza, una leggerezza, e un’ironia uniche.

Voto: 7/8 se nel finale fosse morto qualcuno sarebbe stato un 9, ma forse la produzione ha voluto un lieto fine un po’ troppo da commedia romantica. Resta la bravura impressionante di Marcello, e resta soprattutto una domanda: quanto cazzo è figa Ursula Andress??

Capitano Quint

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Tutti Giù Per Terra

Davide Ferrario, 1997, Ita

urlTrama: Valerio Mastrandrea, ragazzo in crisi, nella Torino degli anni 90. Studia, no. Lavora, no. Amici, no. Donne, no. Però è libero, libero di non avere un cazzo da fare. Ma pressato da una società che non gli appartiene

Il Film: ho un debole per i film a bassissimo budget anni 90. Di quelli dove c’è giusto un paio d’attori, dove viene inquadrata una realtà, finalmente sporca, vera, lontana dalla bella vita dei Muccino brothers, e compagnia.

Valerio interpreta un classico ragazzo poco più che ventenne, che in due anni di università non ha dato nessun esame, che non si riconosce nei suoi coetanei, che non vuole accettare la vita del padre (Carlo Monni, e ho detto tutto).
Niente sembra poterlo distoglierlo dal suo stato di quiete/depressione, nemmeno il servizio civile in un centro d’aiuto per immigrati, nemmeno un lavoro in un supermercato.
Tra gli altri interpreti anche Benedetta Mazzini, che fa l’amica snob, e Caterina Caselli, la zia comprensiva.
Ottimo il montaggio, tra scene velocissime, e una voce fuori campo un po’ alla Ovosodo, di quelle fatte bene, con i pensieri del protagonista, non con spiegazioni inutili.

A condire il tutto una grande colonna sonora rock, curata dai CSI, (i quali appaiono in un simpatico cameo nei panni di una improbabile commissione d’esame). Nel cd sono presenti canzoni loro, dei CCCP, degli Ustmamò, dei Disciplinatha, dei Marlene Kuntz, degli Africa Unite.
Finalmente un po’ di anni 90, sudici, senza tecnologia, senza nulla, solo musica e Monni.

Voto 7: perla del poeta nel finale davanti ad un armadillo: “guarda che animali stronzi c’è in circolazione, in questo momento storico. Ma vaffanculo”

Capitano Quint

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Django Unchained

Quentin Tarantino, 2013, Usa

urlTrama: no dai

Il Film: con coraggio dico il peggiore di Tarantino. Il che significa che comunque è migliore del 90% dei film d’azione americani, però non s’avvicina nemmeno a Bastardi Senza Gloria, che resta per me il vero capolavoro di Quentin. 

Il film è divertente, fatto bene, perfetto in tutti i particolari…però è esattamente come me lo aspettavo. Non mi ha stupito, e forse è anche un po’ più lungo del necessario. Chi dice che è un capolavoro, non ha mai visto né un film di Tarantino, né, cosa ancor più grave, un film di Sergio Leone.
Django è un bel film, del quale ora dico le scene migliori per rovinarlo a chi ancora non l’ha visto:
– la scena dei cappucci. Forse la migliore di tutto il film. Piegato dalle risate.

– gli schizzi di sangue sulle piante di cotone. Quando un regista sa fare il suo lavoro.

– Waltz che uccide Di Caprio. 92 minuti di applausi. Muori merda, gloria, gloria a Waltz.

– le due citazioni da lacrima nel finale. Solo per gli appassionati. La musica di Lo Chiamavano Trinità, e il cattivo che urla qualcosa come: “sei figlio di una grandissima puttaaa…” proprio come nel finale de Il Buono, Il Brutto, e il Cattivo. Per queste due cose stavo per piangere.

Voto: 7- solo Tarantino poteva filmarsi mentre si fa esplodere. Comunque anche se un po’ delusione, ce ne fossero di film così.

Capitano Quint

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Il Giorno In Più

locandinaTrama: film con Fabio Volo, tratto da un libro di Fabio Volo. Come dice il grande Finocchiaro: “famme capi’…che ce voi convince che la merda è bona?

Il Film: Scene finali:
Lui va per la quarta volta a New York per cercare lei (Isabella Ragonese), non la trova nel suo appartamento,  le scrive una lettera dandole un appuntamento, la mette in un libro, e se ne torna a Milano, pronto a tornare a NY qualche giorno dopo, tanto costa poco. Lei però si è trasferita a Chicago e tutta la roba rimasta nel suo appartamento viene indirizzata verso la discarica. Ora, a stare bassi, penso che la discarica di New York sia grande quanto tutta Firenze, però ovviamente il libro capita nel punto meglio, con vista panoramica sulla città. Un barbone lo trova e lo va a vendere ad un mercatino, una donna lo ruba dalla bancarella, e quando lo apre getta la lettera in un cestino della spazzatura. Ricordo che siamo a New York eh, una delle città con più gente al mondo, immaginiamo quanti cestini ci possano essere. Mega colpo di vento che fa volare solo la lettera tra tutte le carte nel cestino. La lettera vola, vola, e te sei lì che pensi: “se finisce a lei mi incazzo… se finisce a lei mi incazzo”, ed invece arriva ad un venditore italoamericano di hot dog, che la legge e si preoccupa di ritrovare il luogo di lavoro della ragazza, e di fargliela mandare a Chicago. Ce lo vedete no un ciccione che vende hot dog che raccatta uno degli 8miliardi di pezzi di carta per terra e va a farlo spedire?

All’appuntamento Fabio Volo trova proprio lui, che gli spiega l’accaduto, senza dargli speranze sull’avvenuta consegna. Fabietto è rassegnato, c’ha provato, gli è andata male stavolta.
Ed invece chi c’è alle sue spalle?? La stessa sorpresa di quando all’Isola dei Famosi, Pappalardo si doveva girare, stupito, all’arrivo della moglie, ma si girò troppo presto e non c’era nessuno. Poco dopo si dovette rigirare di nuovo facendo finta di essere sorpreso ed emozionato perché proprio non se l’aspettava. Ma almeno lì ho riso.

Voto: 3 ho una foto di una scritta su un muro: “l’amore è quella cosa che mannaggiàcristo” .
C’è più verità in questa frase che in tutti questi film d’amore idioti italiani in cui tutto va bene a tutti per forza.

Capitano Quint

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Mangia Prega Ama

Ryan Murphy, 2010, Usa

47614Trama: La classica 40enne americana, Julia Roberts, decide di mollare la sua infelice vita di riccona e bellona nel suo attico di New York, per fare tre viaggi dedicandosi solo a se stessa: Italia, India, e Bali.

Il Film: di tutto il film non me ne frega niente, una serie di banalità. Per gli amanti delle commedie romantiche diciamo che in India lei trova la pace spirituale, e a Bali trova l’amore con Javier Bardem.
Quello che davvero mi ha interessato è il primo viaggio, quello in Italia, che ci dà proprio l’idea di come siamo visti dagli americani. Ovvero dei dementi.

Andiamo con ordine: iniziamo con “cartolina n1” di tutta Roma al tramonto.
Poi la casa, affittata da una vecchia, che parla siciliano (il dialetto romano in America non è evidentemente noto, quindi puntiamo sul richiamo a Il Padrino), e che scalda l’acqua con la teiera per poi riempire la vasca. Informiamo l’America che da noi esiste l’acqua calda dalle condutture. Non si sa in quale lingua comunicano una vecchia e una newyorkese, ma riescono a dirsi stronzate sull’importanza di una famiglia tradizionale.
Giro per Roma, i bar affollati da uomini d’affari in giacca e cravatta (perché?? Ma metterci un ciccione con la maglia di Totti era troppo complicato?). Primi dolci alla crema mangiati. Ragazzi per strada che inseguono ragazze dicendo a’bbone e facendo inutili gesti con mani e baci. Statue del Bernini, con fisarmonica di sottofondo. Cartolina n2 di Roma al tramonto. Gelato con suore accanto. Risata idiota. Colosseo. Donna al ristorante che mangia prosciutto e fichi (???). Frittura insieme a Luca Argentero che le insegna intense nozioni di latino, come SPQR, e Carpe Diem. Cartolina n3 di Roma al tramonto. Argentero ci prova. Lei gli dice buonanotte. Piatto di spaghetti al pomodoro al ristorante. Li fa la mi nonna quando non c’ha nulla in frigo. Nevicata di parmigiano a rallentatore con opera lirica in sottofondo, tipo spot Barilla. Chiesa. Non inquadriamo Caravaggio, ma un crocifisso qualsiasi. Incontro con uno che si chiama Luca Spaghetti, che spiega il dolce far niente. Finalmente qualcuno parla romanesco, un vecchio barbiere che dice che “a Roma parlamo coi gesti, movemo le mani”. Scene di gente che fa inutili gesti, e la Roberts che li imita. Ordinazioni a caso al ristorante. Scelgono la parola che identifica Roma: sesso. Si va a Napoli. Pizza n1. Musica napoletana. Panni stesi per strada. Pizza n2. E’ buona. Ritorno a Roma, partita della Roma. Argentero che ci illumina sulla “perfetta domenica italiana: calcio e chiesa”. Cartolina n4 di Roma al tramonto. Lei riesce a cucinarsi un uovo sodo. Riflessioni sulla sua vita. Ma, prima di andarsene, cartolina n5 di Roma al tramonto. Spostamento in Toscana. Casa di campagna, cena tutti insieme. Altre banalità sulla famiglia tradizionale. Ringraziamenti a Dio. Colazione con tacchino all’americana. Fine.

Voto 3: Siamo a metà film, poi va in India, poi a Bali. Vai dove ti pare. Mangia, prega, ama, fai quello che vuoi, ma per favore non fare sti film del cazzo.

Capitano Quint

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I Primi Della Lista

Roan Johnson, 2011, Ita

48742Trama: Una storia vera. Pisa, 1970. Gli studenti di sinistra, le manifestazioni, le bombe, l’esercito, i fascisti. Un giovane chitarrista si lascia convincere dal cantautore Pino Masi, ad andare con lui, ed un altro amico, verso il confine, per sfuggire ad un vicinissimo colpo di stato fascista che presto avrebbe ribaltato l’Italia. Finiscono in una galera austriaca.

Il Film: commedia divertentissima, sarà perché questi 3 sono pisani, sarà perché è così assurda, sarà perché è tutto vero. Parto dal finale che è davvero molto bello, con i tre protagonisti del film messi accanto ai tre veri personaggi, ormai anziani, ma si vede dalle facce che sono sempre molto svegli. Pino Masi è un cantautore che non conoscevo, che ora chiede l’elemosina per strada, ma che una volta sembra abbia collaborato con Pasolini, Dario Fo, Stratos, e anche Fabrizio De Andrè, quindi magari non è proprio un bischero. Nel film è interpretato da Claudio Santamaria, ed è il classico musicista impegnato dell’epoca, sempre fissato con la lotta di classe, sempre contro lo stato e l’esercito fascista. Gli altri due ragazzi lo seguono solo perché affascinati dal suo carisma, e si ritrovano così a credere che svariate truppe militari stiano per marciare su Roma per fare un golpe, e a pagarne le conseguenze, come i primi della lista, sarebbero stati proprio loro, gli intellettuali di sinistra. I tre decidono quindi di dirigersi verso la Jugoslavia, per poi raccontare nei loro concerti la situazione politica italiana.

Ecco queste erano le intenzioni.
In realtà in una divertente scena, forzano il posto di blocco al confine con l’Austria, pensando di poter essere accolti come rifugiati politici, finendo nella vicina prigione, e scatenando un caso diplomatico. Sul giornale si riporta la notizia: “Tre pisani sfondano in Austria, armati, feriscono un carabiniere”. Dopo vari giorni in cella, e dopo gli accertamenti del caso, le istituzioni austriache provano a spiegargli che in Italia non è mai successo nulla, e che le truppe dirette verso Roma, si recavano in realtà alla parata del 2giugno. La telefonata del Masi ad un amico conferma tutto: “oh Pino grande, ma dove sei? Come qual è la situazione qui a Pisa? Tutto bene! Ieri s’è beccato due danesi, c’è i sole, ci si diverte, ahah ma te ndo sei?”
Il dramma, la preoccupazione, “chissà come ci piglieranno per i’ culo a Pisa”, “ir mi babbo mi smusa”. Però loro sono musicisti, e con una chitarra in mano, usciti di galera, non si può che suonare De André.

Voto 7, 5: bellino, ironico, ben fatto, e che ci si creda o no, una volta tre pisani senza documenti, e senza motivo, hanno davvero chiesto asilo politico all’Austria.

Capitano Quint

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Warrior

Gavin O’Connor, 2011, Usa

warriorposter2Trama: sempre la stessa storia, due fratelli che non si parlano più, il buono con famiglia in crisi economica, il cattivo (Tom Hardy) ex marines che torna in città dopo anni, e il padre (Nick Nolte) ex alcolista, ex pugile, e veterano di guerra. A unire i tre un torneo di arti marziali miste da 5 milioni di dollari.

Il Film: Due storie. Quelle dei due fratelli, che poi si incontreranno solo alla fine. Tanto era chiaro da subito che si incontrassero nella finale del torneo.
Da una parte c’è questo tranquillo insegnante, sposato, con figlie, che si ritrova a dover fare i conti con la crisi, le banche, ed un possibile sfratto. Allora, memore di un passato, fallimentare, come lottatore decide di ricominciare a combattere fino a quando gli si presenta l’occasione di partecipare a questo supertorneo con i meglio al mondo e soprattutto con milioni di dollari in palio. Questa è la classica storia da film americano, il riscatto, la vittoria contro la crisi, la moglie che piange vedendolo combattere, gli studenti che lo seguono in tv, l’allenatore buono che lo aiuta. Lui è un uomo in missione: “ o lo metti ko, o perdi la casa”.

Dall’altra parte c’è la vera storia, quella più interessante, grazie soprattutto ai due attori. Qualcuno dica a Tom Hardy che a volte può anche recitare male, o meno bene, invece di essere sempre così perfetto, lo ameremo lo stesso. Qui, dove ritrova più muscoli di Bronson, crea un personaggio incredibile per la sua durezza. L’odio per il padre, per il fratello, per tutto il mondo, felpa nera senza sponsor, nessuna musica di ingresso, niente interviste, butta giù chiunque con un paio di colpi e poi se ne va dalla gabbia senza nemmeno aspettare il verdetto dell’arbitro. IL MEGLIO. Dove il film è riuscito a parte queste americanate, è nel rapporto padre-figlio. Lui pieno di ira per il padre che beveva e picchiava, che ora è costretto a rincontrare per chiedergli di allenarlo, ritrova un Nick Nolte in forma clamorosa, nella classica interpretazione dell’ex alcolizzato che può valere un oscar, ed invece essendo troppa buona non se lo prende. Due o tre scambi di battute tra loro due valgono tutto il film che trova secondo me l’apice non nello scontro finale (banale), ma nel momento in cui Nolte riprende in mano la bottiglia.

Voto: 6/7. fosse solo per i trapezi di Tom Hardy gli darei 8. Il problema è che c’è delle cazzate americane che rovinano tutto come tutta la storia dei marines, oppure tanti piccoli dettagli, di cui il più clamoroso è senza dubbio questo: il campione del mondo di questa lotta è russo (interpretato da Kurt Angle), il solito russo cattivo, e come sempre gli americani sono rimasti indietro perché non sanno che è dal 1991 che la Russia non ha più la bandiera rossa con la falce e il martello. Ma il bravo ragazzo che sconfigge il russo cattivo e comunista non s’era già visto in un altro film?

Capitano Quint

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Shining

Stanley Kubrick. 1980. U.S.A.

imagesTrama: Kubrick + Jack Nicholson, basta e avanza

Il Film: bisogna chiarire una cosa, se questo viene definito horror, allora tutti i film venuti dopo non sono horror, oppure se tutti gli altri sono horror, allora questo è qualcos’altro, qui si va oltre. Con questo film si chiude per me il discorso, si salva qualcosa in Italia, si salva Carpenter, e pochi altri, L’Esorcista e Alien ci sono già stati, tutto ciò che si vuole definire con cinema dell’orrore dopo il 1980, deve fare i conti con questo Kubrick, e quindi so’cazzi.

In primo luogo sottolineerei gli ambienti: la storia si svolge all’Overlook Hotel, dove Jack è stato assunto come guardiano per la stagione di chiusura invernale. L’albergo è immenso, a colpire sono le tremende geometrie delle tappezzerie anni 70, ogni stanza ha un suo colore, ogni salone ha un aspetto così regolare che Kubrick inquadra sempre facendo risaltare la perfetta simmetria degli arredamenti. All’interno regna il silenzio, il vuoto, la desolazione, all’esterno la notte e la tempesta di neve aumentano la sensazione di oppressione, ed esaltano il sinistro labirinto che sorge nel parco davanti all’hotel.

La musica: costantemente angosciante, alternata a brani di musica classica che danno un’aria di irrealtà, la musica cresce con la trama, si fa sempre più incisiva e sofferente. Un elemento fondamentale del film.

Gli altri attori (oltre a LUI): il bambino Danny, che per essere così piccolo è un fenomeno, stai dalla sua parte dall’inizio alla fine, soffri con lui, da quando parla con l’amico immaginario, a quando corre con il triciclo per i desolati e colorati corridoi dell’albergo, fino a quando ti ritrovi a urlargli di non entrare nella mitica stanza 237. C’è Shelley Duvall che mette paura da sola per quanto sta male,  c’è Scatman Crothers (il guardiano di Qualcuno Volò Sul Nido Del Cuculo), che interpreta il capocuoco dell’Overlook, che condivide con Danny lo shining, la luccicanza, ovvero la paranormale capacità di vedere e sentire “cose”. E c’è anche Joe Turkel (Blade Runner) che ricopre il ruolo del barista, presenza che appare misteriosamente in due scene memorabili con Jack.

Le apparizioni: compaiono in scene che ti sorprendono sempre, non ci sono mai colpi di scena che ti fanno saltare dalla poltrona, sono tutte apparizioni dirette magistralmente da Kubrick, come appunto la scena del bar, o la ragazza nuda che bacia Jack nella 237 e con un incredibile effetto visivo si trasforma in una vecchia con la pelle marcia, o la scena dei bagni dove Jack parla con il cameriere che gli confida di aver massacrato moglie e figlie, ci sono proprio queste due gemelline, che il povero Danny si ritrova davanti e che lo invitano a giocare con loro per sempre (e intanto vai con fotogrammi flash di loro a pezzi tra pozze di sangue), e altre ancora in un crescendo di tensione e terrore.

Kubrick: la perfezione in ogni inquadratura, mai una cosa fuori posto, mai la telecamera troppo vicina o troppo lontana, sempre la scelta migliore in ogni sequenza, riprese dall’alto di una pallina che scorre verso Danny lanciata da non si sa chi, riprese dal basso di Jack che batte i pugni della porta chiusa della cella frigorifera, giochi di specchi continui, i tagli con le schermate nere, insomma secondo me questo è il suo miglior lavoro, per completezza, complicatezza, e profondità. Il lento zoom finale sulla foto incorniciata nel salone, prima dei titoli di coda, è un vero tocco da maestro.

E poi c’è lui, Jack Nicholson, me ne innamoro in ogni film, Qui ci regala una perla di interpretazione, tra risate folli, sguardi diabolici, tutto troppo, troppo reale. Se Kubrick è la prova che gli Oscar sono spesso una pagliacciata (ZERO personali), Jack è l’eccezione che conferma la regola: record di vittorie e nomination. Ma ovviamente qui non porta a casa nulla.

Voto: 9.5 ripeto, LA PERFEZIONE

Capitano Quint

P.s. Per quanto riguarda le voci su un possibile sequel, la nostra opinione è >QUESTA<

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Una Poltrona Per Due

John Landis, 1983

unapoltronaperdue_usTrama: se non conosci la trama, esci dal blog.

Il Film: cercando di battere sul tempo Mediaset, con l’avvicinarsi del Natale (del male), è necessario ritirare fuori questo capolavoro di Landis.
Quello che annualmente viene proposto come classico film natalizio, sulla bontà natalizia, sul volemose bene, è in realtà qualcosa di molto più grande. Viene dato a natale solo perché si svolge in quei giorni e in una scena c’è Dan Aykroyd con il cappellino rosso, non vedo altre spiegazioni, se non l’incompetenza di quelli di mediaset, che ancora non hanno capito che il film è una dura critica a tutti i ricconi finanzieri che fanno parte di una società corrotta, proprio come i capi di mediaset.

Comunque, restiamo sul quel genio che è Landis, dandogli tutti i meriti che gli spettano. Primo fra tutti, bisogna dirlo, è quello di ufficializzare Eddie Murphy come una delle stelle degli anni 80, sicuramente la più brillante nella comicità. Dopo l’esordio con Walter Hill in 48ore, qui Eddie dà il meglio di sé, le scene iniziali in cui lui fa il barbone cieco senza gambe sono incredibili (“ci vedo!! io ci vedo!! E ho anche le gambe!! Gesù, miracolo!!”). Gli altri attori sono il grande Dan Aykroyd, le super tette di Jamie Lee Curtis (c’è anche il resto del corpo di Jamie), e i due vecchi che fanno la famosa scommessa da un dollaro.

La vera protagonista del film (oltre al topless di Jamie), è la cattiveria. Non solo dei due ricconi che decidono di fare la scommessa di rovinare un ricco uomo d’affari, sostituendolo con un barbone, ma anche quella che contraddistingue tutti i personaggi. Dan Aykroyd all’inizio è perfido con la bella prostituta Jamie, Eddie non ci pensa due volte a prendere tutta la ricchezza che gli è piovuta dal cielo (-“Idromassaggio signore?” – “Ecco lo sapevo che eravate tutti finocchi, non mi mettete le mani addosso!”), e quando i due scoprono l’inghippo, decidono di rovinare a loro volta i due vecchi, prendendogli tutti i soldi. Nel finale, quando sono a godersela al mare, si capisce che tutti quei soldi non è che l’hanno dati in beneficenza, mossi dallo spirito natalizio, anzi, se li tengono per loro e vissero tutti felici e contenti. Senza storie, è un cane che si morde la coda, io ti odio perché hai i soldi, ma se li avessi io, farei come fai te. Abbastanza attuale Landis.
Tutto questo è nascosto dalle mille scene comiche, una su tutte Eddie Murphy vestito da africano che urla cantando sul treno.

Voto 8: la chicca è in Il Principe Cerca Moglie, dove un ricchissimo Eddie dona dei soldi a due vecchi barboni. Sono proprio i due fratelli Duke, che intendono così ricominciare la scalata al potere

Capitano Quint

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The Wicker Man

Robin Hardy, 1973, UK, 88min

wicker+manTrama: un ispettore di polizia viene incaricato di indagare sulla scomparsa di una ragazzina in un piccolo villaggio su un isola, dove scoprirà che gli abitanti sono ancora legati a riti pagani.

Il Film: state alla larga dal remake del 2006 con Nicholas Cage. In generale da un film con Nicholas Cage, ma soprattutto dal remake di questo capolavoro, perché non è possibile replicare questa storia, anche se evidentemente è possibile farlo male. Anni ’70, un’isola sperduta in Scozia, solo nebbia e mistero, una comunità molto chiusa, in cui uno straniero che viene a fare domande non è gradito, a maggior ragione se è un poliziotto, che indaga su una ragazza, e soprattutto che è un convinto cristiano, intento a rimanere vergine fino alle nozze.

Per più di metà film il clima è teso, di sottofondo strane canzoni corali sui raccolti agricoli e sulla natura, gli abitanti sono falsamente gentili e molto riservati, nessuno sa nulla, nessuno conosce la ragazza, neppure la madre. La prima cosa stupenda che è si nota in questo film è l’inquietante attenzione ai particolari: in pasticceria i dolci sono a forma di animali, a forma di teste di montoni, o a forma piccoli uomini; alle pareti della locanda foto annuali di grandi raccolti e con al centro una ragazza. A questo ambiente solo all’apparenza tranquillo, inizia a sommarsi anche l’aspetto del tormento erotico, rappresentato dal contrasto tra il casto e puro protagonista, e la bionda e provocante figlia del locandiera che toglie il sonno al povero ispettore. Strane canzoni, ragazze nude che ballano, l’assenza di chiese, e il grande Cristhopher Lee che interpreta il capo della comunità, non riescono a far impazzire, che va avanti nelle sue indagini, troppo avanti, fino a rimanere coinvolto in qualcosa più grande di lui, un rito pagano fatto di sacrifici animali e umani. Quello che non si aspetta è che la creatura vergine da sacrificare non è la ragazza.

Tutta la festa del rito è bellissima e surreale, i costumi, le maschere, il paesaggio, tutto contribuisce a creare un’atmosfera mistica e spaventosa, fino all’apice di tutto, il grande falò dell’uomo di vimini, the WickerMan. E’ qui che c’è la vera svolta del film, non solo l’ispettore è condannato a bruciare vivo per omaggiare gli dei pagani e favorire il raccolto, ma è proprio quando ormai che le fiamme sono vicine che si mostra tanto stupido, e mentalmente chiuso dalla religione, quanto gli abitanti dell’isola: mentre loro intonano i loro canti, lui invoca la salvezza del suo Dio, convinto che cantare una preghiera possa salvarlo. Non c’è differenza tra le due parti opposte, tutti ugualmente oppressi e accecati dal rispettivo credo. Grandissimo film.

Voto 7/8: dopo la visione è necessario l’ascolto di The Wicker Man degli Iron Maiden. Anche prima della visione, anche sempre, l’importante è vedere il film e ascoltare gli Iron.

Capitano Quint

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Scrivilo sui Muri

Giancarlo Scarchilli, 2007, Ita

locandinaTrama: qualcosa tra Moccia, i Cesaroni, e la volontà di essere veramente trasgressivi come una storia d’amore con la Capotondi. Con qualche scritta sui muri.

Il Film: La storia d’amore è tra l’imbarazzante e il penoso, come qualsiasi film con la Capotondi, alla quale qui si aggiunge il biondino dei Cesaroni, e un altro che dovrebbe essere il bellone della situazione. Classico triangolo, classica scena dell’amico innamorato che becca gli altri due a baciarsi, “pezzi demmerda”. Perché ovviamente per rendere il film più trasgressivo possibile, essendo loro una terribile baby gang romana, non c’è modo migliore che riempirlo di “a stronzo, a testa de cazzo, vattene affanculo, cazzo ce stanno le guardie” etc etc. Personaggi inqualificabili, uno peggio dell’altro, addirittura l’amica di lei, è interpretata niente di meno che da Dolcenera, ed insieme si esibiscono in una scena di forte impatto emotivo: scrivono su una macchinetta del caffè una delle scritte più violente di sempre, “il vostro caffè fa schifo”, e se ne vanno anche ridendo soddisfatte per aver preso coscienza della loro indole vandalica.

E qui c’è il secondo grande problema (o il primo). Se il film si chiama Scrivilo Sui Muri, si presume che questi siano dei writers, attività che ormai in tutto il mondo si alterna tra vera e propria arte riconosciuta, e scritte idiote, a volte geniali, a volte inutili. Tralasciando il fatto che in tutto il film non c’è uno che si metta una mascherina anti polveri, e che in tutte le scene c’è il murales già finito e loro fanno finta di continuare a spruzzarci sopra, cosa mai scriveranno questi ragazzi trasgressivi? Cazzo c’avranno 18 anni, chiaramente impediti a fare qualcosa di artistico, glielo vuoi far scrivere un “lazio merda”, un “w la fica” . No, questi vanno di notte nelle stazioni, braccati dalle guardie,  per fare dei cuori colorati e scrivere “no war”!! ma perché non ci scrivi anche viva l’amicizia, w lo sport, quanto è bella la vita.
Non te lo scrivo sui muri, ma te lo scrivo qui: bel film di merda.

Voto 3: per il ciclo alta tensione, loro rimangono bloccati con la macchina sulle rotaie, arriva il treno. Rallenty buttati qua e là. Schermo nero. Scena dopo: loro in ospedale con un braccio e una gamba rotti. Ci prendi per il culo? Se il treno non li avesse presi come mai sono ingessati. Se il treno li avessi presi, sarebbe stato meglio.

Capitano Quint

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Punto Zero

Richard C. Sarafian, 1971, Usa, 98min

Trama: Il deserto tra Colorado, Nevada, e California. Una Dodge Challenger del 70 a tutta velocità. La voce di uno speaker alla radio. Tutta la polizia contro. Tutta la gente con lui. Vai Kowalski! Corri!

Il Film: super cult anni ’70, Punto Zero si impone come uno dei migliori road movie di sempre, perché ha come veri protagonisti la strada, l’auto, e il deserto. Attraverso vari e frammentati flashback lungo tutto il film si scopre un po’ la storia del silenzioso protagonista, ex poliziotto, ex pilota di auto da corsa, che attualmente consegna automobili. Un venerdì notte gli viene affidato l’incarico di portare una dodge bianca da Denver a San Francisco entro lunedì. Scommette che sarà in California sabato pomeriggio. Inizia così la sua corsa a tavoletta, ed immediatamente la polizia lo insegue con tutti i mezzi, ovviamente tutti inutili. A commentare la vicenda, una piccola radio, guidata da uno speaker nero, Super Soul (tremendamente tradotto in italiano Super Anima), che con la sua voce e i suoi dischi rock e funk, diffonde la leggenda di Kowalsi a tutta la gente che vede nel pilota un simbolo di libertà.

Film bellissimo, amato da Spielberg, citato da Tarantino in Grindhouse, girato veramente bene, ottime scene di inseguimento, incidenti, e polveroni nel deserto. Colonna sonora azzeccata, d’altra parte con una macchina in fuga e del rock in sottofondo è difficile sbagliare.
Da vedere. E’ di quei film, come Drive di Winding Refn, come Crash di Cronenberg, che poi quando monti in macchina ti accorgi che ti hanno segnato. Pericolosamente.

Voto 7.5: E poi arriva la fine, una botta nello stomaco. Strada dritta, la polizia che sistema due ruspe come posto di blocco. Kowalski che accenna un sorriso, e pesta sul gas, puntando dritto verso la libertà, che sia l’esplosione finale, che sia la gloria di essere stato una leggenda.

Capitano Quint

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Una Storia Vera

David Lynch, 1999, Usa, 112min

Trama: un vecchio con barba bianca e sigaro sempre acceso (e già sarebbero sufficienti questi particolari per fare un buon film), decide di partire per andare a trovare il fratello che non vede da anni. Essendo un viaggio lungo, e non avendo la patente, decide di andarci a bordo del suo tagliaerba.

Il Film: nella locandina e nei titoli di testa campeggia enorme la scritta Walt Disney. Un film del regista più controverso e indipendente di sempre, prodotto dalla compagnia più commerciale e perbenista di sempre. Come hanno fatto a trovarsi non ne ho idea, fatto sta che ne è uscito un piccolo film magnifico. “No ma non lo guardare, du palle, è della Disney, non è un vero film di Lynch”, questo è quello che mi sono sentito dire, e ricordando film come Elephant Man, Velluto Blu, Dune, non sapevo veramente cosa aspettarmi. E come sempre Davidone Lynch ve lo tira in culo a tutti, e gira questo road movie con una delicatezza, una passione, una precisione in ogni inquadratura, che punta dritto a commuoverti. Riuscendoci.
L’impronta Disney si vede poco, si nota nel fatto che non c’è nemmeno un “cazzo” o un “vaffanculo”, quello che si nota molto è invece la grandezza di Lynch che impone un ritmo al film, pari al ritmo del lento e arrancante tagliaerba del vecchio Alvin. Ogni scena diventa carica di tensione e ansia, soffri insieme a questo grande uomo sul suo piccolo mezzo: un tir che lo sorpassa mandandolo fuori strada, una discesa senza freni, come fa con l’anca rotta, come fa senza benzina, insomma se è un road movie, è uno dei migliori di sempre.

In mezzo a tutto questo, tanti incontri dove Alvin regala perle di saggezza sulla vecchiaia, sulla famiglia, sulla guerra, senza mai essere banale e scontato, senza mai esagerare nel moralismo buonista, e capitano anche alcune scene divertenti. A fare da sfondo a questa storia (vera), infiniti campi coltivati, i tramonti sulla campagna americana, e le musiche del solito Angelo Badalamenti, che spesso collabora con Lynch, e raramente sbaglia la musica. Queste infatti sono stupende.

Voto 8: ce la farà Alvin a ritrovare il fratello? Gran bella scena finale.
E cosa gira Lynch dopo tutto questo zucchero? Mulholland Drive. Un pazzo.

Capitano Quint

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Re Per Una Notte

Martin Scorsese, 1983, Usa

Trama: Robert De Niro è ossessionato dalla televisione. Convinto di poter sfondare come comico, prova in tutti i modi a farsi notare dal suo idolo, Jerry Lewis, finché non decide di rapirlo.

Il Film: flop enorme al botteghino per Martin Scorsese, e come spesso accade si tratta di un flop immeritato. Questo potrebbe benissimo essere uno dei migliori film di Scorsese per la sua tremenda attualità, nonostante sia dell’83, perché parla della questione principale nella società moderna: apparire in televisione.

Per tutto il film Martin ti fa notare tutte le perversioni e le convinzioni del protagonista, un uomo che in casa parla con dei cartonati di personaggi famosi, che vive ancora con la madre, che va a caccia di autografi, che è profondamente convinto di meritarsi un posto fisso come comico, perché sa che le sue barzellette andrebbero forte. Un uomo che non riesce a capire che la sua presenza ogni mattina alla portineria della produzione non è gradita, e che il suo nastro non verrà mai ascoltato da Jerry. Da qui al gesto successivo di tagliare la testa al toro e rapire lo stesso Jerry Lewis, per De Niro il passo è breve. Bellissima la scena di come gli entra in casa, con estrema tranquillità, come ha sempre sognato, come fosse un suo amico, salvo poi legarlo ad una sedia nella più totale goffaggine, ingenuità e imbarazzo, e obbligarlo a fare per lui la telefonata che gli garantisce una serata in televisione.

De Niro è in quella fase di grazia fine anni 70 inizio anni 80, reduce da capolavori quali Il Cacciatore, e Toro Scatenato, qui in un ruolo chiaramente molto meno fisico, non fa altro che prolungare la striscia di performance perfette. E sono rimasto piacevolmente sorpreso da un Jerry Lewis che, abbandonando il ruolo di idiota impacciato, tira fuori un interpretazione matura e seria.
Insomma bel film, attuale, incisivo, a tratti ironico e triste, una bella prova per Martin Scorsese, incassi a parte.

Voto 7.5: Morale finale, meglio re per una notte o buffoni per tutta la vita?

Capitano Quint

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L’inutilità della stagione 2013

I Maya hanno sbagliato data, ma li ho capiti. La data è il 25 dicembre, data di uscita di Django Unchained, nuovo film di Tarantino (in Italia a metà gennaio). Dopo Tarantino la fine. Ma non del mondo. Del cinema americano per commedie e azione. Guardare la lista dei film in uscita o in produzione nel 2013 è raccapricciante, solo sequel e remake. Partiamo con i sequel: immancabile l’originalissimo Fast & Furious 6, dopo di che si inizia con tutti i fumetti: Iron Man 3, Sin City 2, X-Men Magneto, e X-Men Wolverine,  Kick Ass 2, Green Lantern 2, e altre varie nuove uscite. Poi altri fantastici sequel come: The Brazilian Job, seguito di The Italian JobTerminator 5 (forse torna Arnold), Scary Movie 5, Austin Powers 4, Una notte da leoni 3. Ormai se non c’è un numero alla fine del titolo il film non viene neanche preso in considerazione.
Attenzione anche agli utilissimi remake: Il grande e potente Oz, di Sam Raimi, remake de Il Mago di Oz, Robocop, Dredd, Il Corvo, Tartarughe Ninja, Mortal Kombat, e anche Carrie Lo Sguardo di Satana, chiaramente non di De Palma.

Se fino a qui la stagione 2013 si rivelerà sostanzialmente inutile, ora diventa anche dannosa e dolorosa perché arriveranno questi annunciati capolavori: remake di Point Break, TORO SCATENATO 2, chiaramente non di Scorsese, non con De Niro, e remake di VIDEODROME, chiaramente non di Cronenberg. Uccideteli ora.
In più ci sono film che andrò a vedere, ma di cui ho veramente paura, come il film su Hitchcock interpretato da Anthony Hopkins, un film di Scorsese sempre con Di Caprio, ed il temutissimo Blade Runner 2 di Ridley Scott.
Oh in Italia è annunciato il nuovo di Sorrentino con Verdone che sarà obbligatorio vedere, ma dopo il sequel di Qualunquemente di Albanese, inizio già a sentire la puzza di merda di un altro film di merda di FaustoBrizzi di merda.
Nicolas Winding Refn, aiutaci tu.

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