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Le Idi di Marzo

George Clooney, Usa, 2011

28x40sac:Layout 1Trama: battaglia politica durante la campagna elettorarale americana. Il giovane Ryan Gosling, portavoce del presidente Clooney, si trova davanti ad uno scandalo tenuto all’oscuro. A spiegargli come funziona la politica ci pensano due uomini d’esperienza, Paul Giamatti e Philip Seymour Hoffman.

Il Film: salviamo il salvabile, gli attori. Ryan bene come sempre, Giamatti e Hoffman fenomenali come sempre, Evan Rachel Wood tutta salute.
Diretto e intrerpretato da George, che per mesi è stato il secondo uomo più odiato d’Italia (sempre distante dall’inarrivabile Vincent merda francese).

Allora Georgy, facci capire: ti sei fatto questa enorme sega mentale sul fatto che te, futuro presidente, sposato e stimato, ti sei scopato una tua assistente, con lei che era ben consapevole di rimanere incinta non di Bombolo, ma di George Clooney. E il tuo braccio destro, che a sua volta si scopa sta ragazza, rimane sconvolto da questa cosa, perché tu hai tradito i valori fondamentali dell’America: fiducia, dio, famiglia, patria. Sei un principiante.

Te la do io una storia Georgy: immagina un vecchio presidente che organizza feste nella sua villa, dove ragazze dai 17 anni in su ballano nude davanti a vecchi ciccioni sudati, in cambio di soldi. Immagina questo presidente che si fa fotografare insieme ad una 17enne coi suoi genitori, ben contenti che la figlia passi del tempo con un vecchio che la tocca. Immagina appartamenti pagati solo per tenere tutte ste ragazze a portata di mano. Immagina sto vecchio che scopa una troia nel lettone dell’amico presidente russo, e il sudore gli fa colare il trucco e la tintura per capelli sulla schiena della ragazza, che fa finta di godere pensando ai gioielli che riceverà. Condisci tutto con corruzione, tangenti e mafia. Ci sei Georgy? Immagina, puoi.

Voto:4/5 Nammerda, what else?
Film inutile come i gusti delle cialde del caffè. Non c’è niente di peggio dei film americani sulla politica americana, che vogliono fare i finti film di protesta. Ma siete davvero convinti che il vostro unico problema politico sia Clinton che si scopa la segretaria davanti alla Costituzione e a dio?

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The Wrestler

Darren Aronofsky, Usa/Fra, 2008, 112 min.

Trama: Randy “The Ram” Robinson (Mickey Rourke) è una vecchia leggenda del wrestling anni 80 che oggi tira avanti a campare, vive in una roulotte misera e malconcia, si sposta con un furgoncino arrugginito e si esibisce ancora in vecchie palestre per i fan, pochi nostalgici, che gli sono rimasti. Quando però è colto da un infarto dopo un’esibizione, salvandosi per un pelo dalla morte, Randy prende la decisione più sofferta, quella di ritirarsi; senza più esibizioni, prova a ricostruirsi una vita, a riallacciare un rapporto con la figlia, si avvicina anche a una spogliarellista non più giovanissima con la quale vorrebbe iniziare una storia (Marisa Tomei). Crolla tutto ugualmente. I buoni propositi non bastano e The Ram è solo, di nuovo. A questo punto, il ring è l’unica cosa che gli resta..

 Il Film: Da lacrima. La vita di Randy come quella di Rourke. Ram/Rourke, Rourke/Ram, l’attore si confonde con il suo alterego di celluloide. Film tanto credibile quanto vero. Nel wrestler finito, giunto al bordo di una vita dissoluta – consumata tra droghe, alcol, donne, solitudine – c’è troppo di Rourke, la cui parabola ha subito la stessa sorte di quella del lottatore. Ram vive le sue giornate nel passato, nel ricordo di quello che era; il suo tempo si misura da un incontro all’altro, da una botta all’altra, dai segni del tempo sul viso, sulla schiena, dalle crepe sul rapporto disintegrato con la figlia, dalla mancanza di amici veri, dall’impossibilità di cambiare. Quel vecchio pezzo di carne maciullata lo sa, lo sa che ha fallito su tutto, e anche se non se ne rendesse conto, ci pensa la figlia a ricordargli il fallimento come padre, perché lui è solo un cazzo di fallito di merda che l’ha abbandonata nel mondo, per inseguire il suo di mondo, quello artificiale dello spettacolo, delle urla del pubblico, che a distanza di vent’anni dalla sua gloria ancora lo invoca, ancora lo ama.

C’ha provato Ram, a fare una vita normale, a fermarsi, un lavoro come commesso in un supermarket: non è andata, il richiamo del ring è troppo forte. Ti ho già visto da qualche parte amico, ma sì, tu sei Ram! Il campione degli anni 80! Non si può fuggire da se stessi, quando uno prende botte per vent’anni alla fine, non ne può più fare a meno e allora anche quel supermarket diventa un ring, un’esibizione; il dito infilato nell’affettatrice e gli schizzi di sangue sulle mattonelle fanno parte dello show. Rompere tutto e andarsene, l’uscita perfetta da una vita inutile. Al mondo non glie ne frega un cazzo di me, invece, per i fan, valgo ancora qualcosa. Poco importa se i medici mi hanno detto di smettere, che rischio la vita ogni volta, io sono The Ram. Gun’s ‘N Roses, Quiet Riot, Ratt e Scorpions in sottofondo, nel ricordo di una generazione e di uno stile di vita che non ci sono  più. Ancora un altro incontro, solo un ultimo salto dalle corde contro il vecchio nemico, solo un altro brivido.

Voto:7/8. Un film senza fronzoli, nessuno addolcisce la pillola qui. Rourke sembra nato per questa parte, si porta sulle spalle il protagonista del film con il suo fardello di problemi, come se fosse tutto vero. Colonna sonora eccelsa (bella la canzone di chiusura di Springsteen). Due Golden Globe e il Leone D’Oro, ci sarà un motivo.

 Vitellozzo.

 

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