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Ecco fatto

Gabriele Muccino, 1998, Ita, 87 min.

Trama: Marco e Piterone sono due liceali ultra-ripetenti che quest’anno dovrebbero finalmente diplomarsi. Il condizionale è d’obbligo, perché i due amici sono un po’ mattacchioni, e sui banchi a studiare proprio non ci vogliono stare. Meglio le feste, le cazzate, gli amici, l’amore con tanta gelosia (perché alla fine è una commedia un po’ romantica, ma anche no), e per essere ancora più giovani e originali l’amore lesbo non corrisposto. Tanto poi se le cose vanno male, se  i voti fanno schifo ci pensano loro con le solite marachelle, sulla scia del miglior Alvaro Vitali. No spè, fermi. Ma diecimila volte meglio Pierino.

 

Il Film:  L’esordio cinematografico di Gabrielone merita una recensione. Anche solo per chi vuole risalire alla notte dei tempi in cui il nostro regista preferito non si è scelto un altro mestiere, ma, caparbio come un colibrì contro vento,  ha deciso di sfidare la sorte avversa e le capacità limitate mettendosi a girare lungometraggi. Per la gioia di noi tutti.

Ecco fatto. Manco a dirlo, il film è talmente farcito di luoghi comuni e stereotipi sui ragazzi di oggi (che poi siamo nel ’98 ma vabbè) che fa quasi tenerezza. Come solo i grandi registi del cinema verità sanno fare, Muccino ci rifila per l’ennesima volta il ritratto del tipico studente italiano (o almeno tipico secondo lui, visto che poi ce lo ritroviamo uguale in Come te nessuno mai, o anche in Ricordati di me), e cioè del solito svogliato, di quello del potrebbe ma non si applica, del furbetto che solo manomettendo i voti alla fine riesce a spuntarla.  Ecco, sono stanco, sempre lo stesso soggetto; gli ultimi della classe piacciono a tutti si sa, ci ritroviamo sempre un po’ di noi stessi, e ci viene subito voglia di stare dalla loro parte, anche quando sbagliano, però basta dai, non ne posso più, sono saturo di questo soggetto. Personaggio che non regge poi, se ci incolli sopra la faccia pulita di Giorgio Pasotti (che dimostra sempre vent’anni anche ora che ce n’ha quaranta), affiancato dall’amicone di sempre Santamaria. Accanto a loro anche il mitico Silvestrin (notare come questa gente sia stata ritenuta degna di apparire anche nei film successivi di Muccino) e chiaramente non poteva mancare la presenza femminile – che poi è la co-protagonista – di Barbora Bobulova. Sì, non ho sbagliato a scrivere. Barbora, che nome del cazzo. Per aggiungere un ultimo tocco di trash al tutto, la storia viene rievocata a posteriori dai due ragazzi (qualche mese dopo), che ora fanno un lavorone (lavanderia), i quali la raccontano a un gruppo di clienti della lavanderia (tra cui spicca un vecchio saggio, un prete, un extracomunitaria  -penso per tutelare anche le minoranze etniche), che da buoni cittadini non vanno a una lavanderia solo per lavare i vestiti e poi si levano di ‘ulo, ma restano a sentire questa storia che ti prende fin dall’inizio per la sua originalità..e danno consigli sull’amore e la vita di coppia, anche il prete.

 

Voto: 4,5. Mezzo punto in più perché Gabri era ancora giovane e inetto. Era?

Vitellozzo.

 

 

 

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Sette Anime

Gabriele Muccino, Usa, 2008, 125 min.

Trama: Will Smith è Ben Thomas, un uomo dal passato tragico, colpevole di aver commesso un errore imperdonabile. Per redimere la sua colpa, decide di aiutare sette persone bisognose – che tiene sotto controllo da diverso tempo – tra i quali spicca la bella Rosario Dawson, malata di cuore, l’unica che riesce a scalfire la corazza di silenzi e solitudine di Ben Thomas.

Il Film: è bene che Muccino resti in America, che proprio si dimentichi dell’Italia, la cancelli dalla cartina geografica e ci faccia una bella croce sopra, perché l’aria di Hollywood gli fa bene. Mentre in Italia è stato capace solo di girare delle merdate inconcepibili, tra cui l’indimenticabile – purtroppo – Ricordati di Me, o anche l’ultimo mostro Baciami Ancora, oltreoceano ha riscosso (giustamente) quel successo che ha conseguito anche qui da noi, con la differenza che La Ricerca della Felicità e Sette Anime sono dei bei film meritatamente apprezzati (anche se non da tutti, anzi), e gli altri no. La collaborazione con Smith, che ormai è diventato una stella affermata del cinema, anche se spero sempre che ritorni alle sue origini e riprenda in mano una sit-com che ha cresciuto milioni di ragazzi (inutile ricordare quale), bisogna dire che funziona alla grande, e ancora una volta riesce a portare sullo schermo una storia umana, che per quanto incredibile nel suo svolgimento, non può non commuovere. Mi sono limitato alla grande nello scrivere la trama, che è rimasta scarna e essenziale, giusto le linee narrative di fondo, perché il punto forte del racconto è proprio la suspense che lo svolgersi degli eventi comporta; fin dall’inizio non sappiamo perché Ben Thomas sia seduto in bagno e pianga, non sappiamo perché telefoni ad un non vedente e lo offenda pesantemente per telefono, non sappiamo perché si finga un revisore del fisco quando va a trovare una poveretta gravemente malata senza nessuno al mondo, e questa incertezza resta per quasi tutto il film. I pezzi del mosaico si sistemano piano piano, in un incastro eccezionale, in cui, alla fine anche la cosa più curiosa nel suo appartamento – una medusa viva in una teca di vetro – trova una spiegazione incredibile. Le sequenze finali, dove tutto ha un senso, compreso il passato di Ben Thomas, sono surreali, forse troppo, e questa è l’unico neo di un buon film; una storia come quella di Ben, per quanto corroso dal senso di colpa per quello che ha fatto, non credo sia umanamente possibile, tantomeno il finale strappalacrime. Però oh, fa sempre piacere vedere una storia irrealizzabile che si realizza in questa maniera, salvando sette vite (ops). Comunque la cosa più anormale è la differenza  tra questo lavoro di Muccino e la roba che ha prodotto qua da noi, proprio lavori diversissimi anche per come sono girati, le luci, le inquadrature, la musica, tutto. Sembrano quasi film fatti da due registi differenti. Propongo una colletta per dare l’ultima possibilità a qualche regista italiano, magari l’aria americana fa bene anche a loro…

Voto: 7,5. L’attenzione per le polemiche suscitate dal tema del film – la donazione degli organi – ha forse distolto lo sguardo dall’effettivo valore dello stesso, sia in America che in Italia, paesi da sempre un po’ bacchettoni sulle bischerate. Sette Anime è bello davvero, altro che storie. Dai eh Gabrielino, che forse non ti boccio – con sommo dispiacere del Capitano – però ti mando agli esami di riparazione, hai ancora tanto da farti perdonare.

Vitellozzo.

 

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Ricordati Di Me

Gabriele Muccino, 2003, Ita.

Trama: Fabrizio Bentivoglio è sposato con Laura Morante, e ha due figli: Silvio Muccino e Nicoletta Romanoff. Visti i componenti della famiglia, non può che essere infelice, ma trova la serenità nell’incontro di una ex compagna di classe, una donna come tante, Monica Bellucci. Tra le crisi isteriche della moglie, i drammi adolescenziali del figlio, le smanie di successo come veline della figlia, la trama è inesistente.

Il Film: Quando c’è questo tipo di film, uno deve guardare come si comporta l’attore più bravo. In questo caso di attori ce n’è solo uno, Bentivoglio, e chiaramente quel poco di film che c’è da salvare lo si deve a lui, che almeno ci offre un po’ di tranquilla e normale credibilità. Per il resto è un film insostenibile, il grandissimo fantastico regista Gabriele Muccino è l’emblema del peggior cinema italiano, che non riesce a scrollarsi di dosso una storia che non va mai al di là delle corna, del pentimento, dell’amore adolescenziale.

Oh i tu fratellino lo devi lasciare a casa, c’avrebbe anche rotto con i suoi problemi sulla ragazza che non lo caca nemmeno di striscio, sulle canne con i suoi amichetti, sui genitori che non lo capiscono, basta, non si può più vedere Muccino. Si potrebbe invece vedere con piacere Nicoletta Romanoff, se non fosse per il piccolo particolare che ha diversi dialoghi in copione. Sinceramente se il film doveva essere una critica alle ragazzine italiane che cercano la fama televisiva come veline, accompagnate dalle mamme ai provini, siamo molto lontani dall’esserci riusciti, perché poi la Nico alla fine ce la fa davvero ad arrivare in tv, e allora va tutto bene, tutti felici e contenti. Che il film non riesca ad inquadrare nessuna realtà comune e quotidiana lo si capisce benissimo anche dalla “normalissima” casa di questa famiglia, ottocento stanze tutte bianche, divani e vasi ovunque, e tutti che hanno ovviamente una bella casa di scorta al mare, anzi proprio sul mare. Parlando di realismo c’è da pensare che forse, ma forse, nel mondo c’è davvero un uomo che ha avuto in classe al liceo, o come ex fidanzatina, Monica Bellucci, ma dubito, perché ancora è tutto da dimostrare che lei, anche a 40anni passati, sia di questo mondo. E criticare le sue doti come attrice è come dire che i Sex Pistols non erano grandi musicisti: conta qualcosa? Le critiche nascono solo dall’odio infinito verso quel francese di merda. Insomma un film proprio banale, pieno di stereotipi, di falso moralismo, di personaggi che devono essere caratterizzati al massimo per essere chiari, e con un finale tra il patetico e l’incomprensibile. La cena di natale tutti insieme tutti felici e il rimpianto in una telefonata all’amante sono veramente troppo.

P.s. Un saluto a Pietro.

Voto 4,5: Muccino…ma ti levi di’ulo.

Capitano Quint

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