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Mangia Prega Ama

Ryan Murphy, 2010, Usa

47614Trama: La classica 40enne americana, Julia Roberts, decide di mollare la sua infelice vita di riccona e bellona nel suo attico di New York, per fare tre viaggi dedicandosi solo a se stessa: Italia, India, e Bali.

Il Film: di tutto il film non me ne frega niente, una serie di banalità. Per gli amanti delle commedie romantiche diciamo che in India lei trova la pace spirituale, e a Bali trova l’amore con Javier Bardem.
Quello che davvero mi ha interessato è il primo viaggio, quello in Italia, che ci dà proprio l’idea di come siamo visti dagli americani. Ovvero dei dementi.

Andiamo con ordine: iniziamo con “cartolina n1” di tutta Roma al tramonto.
Poi la casa, affittata da una vecchia, che parla siciliano (il dialetto romano in America non è evidentemente noto, quindi puntiamo sul richiamo a Il Padrino), e che scalda l’acqua con la teiera per poi riempire la vasca. Informiamo l’America che da noi esiste l’acqua calda dalle condutture. Non si sa in quale lingua comunicano una vecchia e una newyorkese, ma riescono a dirsi stronzate sull’importanza di una famiglia tradizionale.
Giro per Roma, i bar affollati da uomini d’affari in giacca e cravatta (perché?? Ma metterci un ciccione con la maglia di Totti era troppo complicato?). Primi dolci alla crema mangiati. Ragazzi per strada che inseguono ragazze dicendo a’bbone e facendo inutili gesti con mani e baci. Statue del Bernini, con fisarmonica di sottofondo. Cartolina n2 di Roma al tramonto. Gelato con suore accanto. Risata idiota. Colosseo. Donna al ristorante che mangia prosciutto e fichi (???). Frittura insieme a Luca Argentero che le insegna intense nozioni di latino, come SPQR, e Carpe Diem. Cartolina n3 di Roma al tramonto. Argentero ci prova. Lei gli dice buonanotte. Piatto di spaghetti al pomodoro al ristorante. Li fa la mi nonna quando non c’ha nulla in frigo. Nevicata di parmigiano a rallentatore con opera lirica in sottofondo, tipo spot Barilla. Chiesa. Non inquadriamo Caravaggio, ma un crocifisso qualsiasi. Incontro con uno che si chiama Luca Spaghetti, che spiega il dolce far niente. Finalmente qualcuno parla romanesco, un vecchio barbiere che dice che “a Roma parlamo coi gesti, movemo le mani”. Scene di gente che fa inutili gesti, e la Roberts che li imita. Ordinazioni a caso al ristorante. Scelgono la parola che identifica Roma: sesso. Si va a Napoli. Pizza n1. Musica napoletana. Panni stesi per strada. Pizza n2. E’ buona. Ritorno a Roma, partita della Roma. Argentero che ci illumina sulla “perfetta domenica italiana: calcio e chiesa”. Cartolina n4 di Roma al tramonto. Lei riesce a cucinarsi un uovo sodo. Riflessioni sulla sua vita. Ma, prima di andarsene, cartolina n5 di Roma al tramonto. Spostamento in Toscana. Casa di campagna, cena tutti insieme. Altre banalità sulla famiglia tradizionale. Ringraziamenti a Dio. Colazione con tacchino all’americana. Fine.

Voto 3: Siamo a metà film, poi va in India, poi a Bali. Vai dove ti pare. Mangia, prega, ama, fai quello che vuoi, ma per favore non fare sti film del cazzo.

Capitano Quint

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The Losers

Sylvain White , Usa, 2010, 97 min.

Trama: Un gruppo di soldati speciali della CIA, guidato da Javier Bardem (Clay per gli amici), è incaricato di sgominare un centro di produzione di droga in una qualche regione della Bolivia. Tutti sono pronti all’azione, quando Clay vede che dei bambini sono usati come corrieri. Per paura di coinvolgerli nello scontro a fuoco, il colonnello cerca via radio di annullare la missione, ma un certo Max (Jason Patric) all’altro capo del mondo gli ordina di portare a termine l’incarico. Bardem si incazza un pochino, però chiama la squadra a raccolta, fa un po’ i’ganzo, nsomma alla fine ce la fanno a fa’tutto: uccidono i cattivi e salvano i bambini.

Tutto sembra andato bene, i bambini vengono fatti salire sull’elicottero mandato per recuperare la squadra, quando all’improvviso due caccia arrivano e distruggono il velivolo con tutti i pargoli sopra, lasciando i nostri eroi a terra ad assistere al massacro, increduli e sgomenti. Dovevano esserci loro sull’elicottero, loro erano il bersaglio da eliminare (e per chi li voleva morti sono effettivamente creduti tali, dato che dello scambio coi bambini nessuno sa nulla e dal momento che tutta la squadra decide di farsi credere morta per capire cosa succede). Da qui in avanti saranno soli a combattere contro la CIA  e contro chi ha cercato di farli fuori…

Il Film: Ultimamente vanno tanto di moda i film tratti dai fumetti. Ci sono riadattamenti che fanno ridere (Lanterna Verde tanto per dirne uno) e altri che riescono bene (tipo Kick Ass). The Losers appartiene a quest’ultimo gruppo. Bòni però. E’ bellino, alcune scene d’azione alla John Woo sono anche piacevoli, ma si ferma lì. E’ un film d’azione carino. Basta. Questo per vari motivi.

Per prima cosa – il parere è assolutamente personale – io Bardem a fare il soldato un ce lo vedo, le commedie sono il suo, no questi film qua: lo vedo bene a gigioneggiare e a fare lo splendido con la figa di turno (che c’è anche qui, Zoe Saldana), ma tra le sparatorie perde molto del suo aplomb. Altra cosa che m’è garbata poco è il cattivo: cazzo, in pratica si capisce dopo cinque minuti chi è e perché vuole levarsi di torno Clay e la sua squadra, senza suspense, senza emozione. Due cose che mi son piaciute, invece, sono i soldati speciali – con personaggi ben caratterizzati e anche divertenti – e poi la storia di fondo, che se ci si dimentica per un secondo che rimanda tanto ma tanto tanto all’A-Team, è abbastanza interessante (anche se andava sviluppata meglio). Non mi metto a fare il confronto da nerd tra la pellicola e il fumetto cartaceo da cui è ripresa, con eventuali incongruenze/inesattezze, anche perché prima del film io neanche sapevo chi fossero i Losers. So solo due cose: uno, che Zoe Saldana è in forma come sempre e due, che a giro c’è anche di peggio. Personalmente non mi ha detto gran ché, forse perché questo genere è fin troppo scontato, una specie di percorso obbligato dove i protagonisti dicono e fanno determinate cose, si buttano in azioni al limite dell’impossibile, uscendone miracolosamente illesi, superano momenti critici e rischiano la vita settecento volte senza farsi troppo male.

Altra cosa brutta è il finale. Proprio quando il film si stava risollevando un po’ – c’è un traditore nella squadra speciale – arriva questo finale assolutamente inconcludente e che, detto tra noi, non sa d’un cazzo. Clay scopre finalmente l’identità di Max,  trovandosi faccia a faccia col nemico, e per una serie di motivi, non succede nulla. Tutto rimandato a un prossimo incontro/scontro (leggasi sequel). Tutto rimandato?? No cazzo, rimandato un paio di palle, io quando vado al cinema voglio vedere un finale che almeno finisca, non la voglio la saga di merda tipo Twilight.

Voto: 6.5. Non fa schifo, ma non è neanche il top. E’ di buon livello, ma non eccelso. Nei film d’azione di oggi sparatorie e qualche scena dinamica/frenetica sono il livello minimo da raggiungere. Se uno cerca qualcosa in più, qui non c’è. Se uno, invece, cerca un’ora e mezza di svago, senza pretese, senza impegno, allora The Losers può andare bene. Se uno cerca qualche immagine di Zoe Saldana, va ancora meglio.

Vitellozzo.

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