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Giovani, Pazzi e Svitati

Harry Elfont – Deborah Kaplan, Usa, 1998, 93 min.

Trama: Megafesta per la fine dell’ultimo anno di liceo. Tutti gli studenti prossimi al college sono invitati, tra questi c’è anche Preston (Ethan Embry) che avrà l’ultima possibilità di dichiarare il suo amore ad Amanda (Jennifer Lowe Hewitt), la ragazza più bella della scuola, da sempre nei suoi desideri, ora che questa si è lasciata con il suo ragazzo belloccio. Attorno alla storia pilota ruotano poi altri personaggi che durante la serata avranno modo di riscattarsi dagli infausti anni di liceo.

Il Film: Devo dire che mi vergogno un po’ a mettere su questa recensione; una parte di me mi dice di non pubblicarla per mantenere ancora un poco di credibilità (se non l’ho già persa), l’altra purtroppo è quella parte che di film adolescenziali n’ha visti duemilasettecento, parte che alla fine ha prevalso, visto che state leggendo. Ok, già prima di vederlo sapevo che il film avrebbe fatto “ridere la merda”- come si dice a casa mia – però credo che ogni tanto ci voglia anche qualche vaccata tra un film serioso e l’altro, perlomeno per ricordarsi che in America le feste liceali esistono davvero, e che come compagna di banco puoi ritrovarti Jennifer Lowe Hewitt. Dovrebbe essere classificato come “merdina anni ‘90”, magari farò una nuova categoria dove i film idioti come questo troveranno spazio per esprimere tutta la loro pochezza, ma già questo gli darebbe l’importanza che non si meritano, quindi bon. Lo schema è quello: ragazzo timido, introverso, un po’ sfigato, ma comunque bellino, simpatico e con un cervello (ed è qui che la cosa non mi torna, il fatto che uno così non trombi, a dispetto del solito imberbe giocatore di football, che comunque è un buffone nel film), sogna da sempre di stare con la bimba (che è  sempre bellissima, ma anche intelligente e profonda, binomio irragionevole nell’universo). Insomma, possibile che in quattro anni di liceo uno non ce l’abbia fatta nemmeno a scambiacci du parole con una che comunque non è una stronza snob del cazzo? A dire il vero dal film sembra quasi che lei stessa disprezzi le sue amiche di sempre per la loro superficialità. Misteri della vita. Finale lacrimoso come da copione, colonna sonora ridicola come da copione, così come gli interpreti. Ottima performanssssss, invece, per le due ciotole della Jennifer, sempre in procinto di scoppiare per tutto il film, oscurando gli altri “attori”. Se non altro tengono  alto  il morale.

Voto: 4. Nonostante io sia un estimatore della Hewitt (la roba bbòna non si scorda mai) e nonostante le commedie americane adolescenziali non mi dispiacciano – non sono tutte da buttare, e comunque sempre meglio della roba che si fa qui da noi sui ragazzi – non posso non smerdare questo film. Troppi luoghi comuni, troppo banale, ma soprattutto troppo poco spazio alle bocce della Hewitt.

Vitellozzo.

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Stand By Me – Ricordo Di Un’Estate

Rob Reiner, Usa, 1987, 87 min.

Trama: Dal racconto “The body” di Steven King, il film tratta della storia di quattro ragazzini di una tranquilla cittadina americana, che, nell’estate del ’59, decidono di intraprendere un viaggio di quaranta kilometri lungo il percorso della ferrovia, per ritrovare il cadavere di un ragazzo scomparso da alcuni giorni. Durante l’escursione, affronteranno peripezie e ostacoli di vario tipo, confrontandosi ognuno con i propri problemi e dispiaceri…

Il Film: Ragazzi, secondo me, con questo film Rob Reiner ha raggiunto l’apice della sua carriera come regista. C’è poco da fare. E’ un capolavoro. E’ vero, ha diretto altri film meritevoli di lode (vedi La storia fantastica, Harry ti presento Sally, Misery non deve morire…), ma Stand By Me è il mio preferito in assoluto. Sarà perche mi piacciono i film in cui c’è una voce narrante che non ti lascia mai solo (voce narrante di un certo tipo, non come in quella merdata di Happy Family), o forse perché alla fine ti fanno vedere cosa succede ai protagonisti da grandi, o semplicemente perché non può non piacere. Una pellicola che accontenta tutti: i bambini (perché alla fine è un’avventura verso l’ignoto, e le avventure piacciono sempre), quelli che non sono più bambini ma neanche grandi (perché solleva temi non da poco) e anche i grandi, che vedendo Stand By Me non possono non ricordarsi con nostalgia delle giornate d’estate di quando erano bambini, appunto.

Cominciamo con ordine. La storia. Se leggete solo la trama sopra (accennata veramente a grandi linee) e pensate che sia un filmetto, vi sbagliate. In questa storia non manca nulla, è una specie di romanzo di formazione visivo.  Rispetto ai Goonies, altro capolavoro, penso che Stand By Me abbia fatto un passo in più, forse due. E’ vero, si cresce anche vedendo il film di Spielberg, ci si diverte anche, ma questa è un’altra cosa…

Quattro ragazzini, quattro storie che potrebbero benissimo costituire un film a sé stante.  Gordie (Wil Wheaton), che dopo la morte del fratello maggiore (interpretato da John Cusack) è completamente abbandonato dalla famiglia, la madre ancora sconvolta per la morte del figlio, il padre incazzato perché è morto il figlio sbagliato. Chris (River Phoenix, mi piange i’cuore), vittima del padre ubriacone e cresciuto troppo presto troppo in fretta. Teddy (Corey Fieldman, lui è un po’ il re dei teen movies anni ’80), il cui padre è rinchiuso in un manicomio. Infine Vern (Jerry O’Connel), un po’ lento di cervello, sempre bistrattato dal fratello maggiore. Queste quattro storie arrivano a compenetrarsi a vicenda, quattro vite sbagliate, quattro deboli che insieme si rafforzano, e alla fine mandano a fanculo il cattivo di turno (Kiefer Sutherland). Il cadavere è solo il mezzo per l’affermazione dei quattro amici. Quando ritornano a casa, sono già diversi, più adulti (“Eravamo stati via solo due giorni, eppure la città sembrava diversa. Più piccola”).E poi, ciliegina sulla torta, il finale. Il perdersi di vista col tempo, ma comunque accomunati da quell’estate e da quella storia pazzesca che li lega. Gli anni passano, ma quell’avventura resta indelebile: “Non ho più avuto amici come quelli che avevo a dodici anni. Gesù, ma chi li ha?”

Voto: 8,5. Penso di aver scritto abbastanza. Storia eccezionale, cast perfetto. Una parola su Phoenix: il grande bellissimo bravissimo Di Caprio dovrebbe accendere tutte le sere un cerino alla Madonna per ringraziarla di avergli levato di ‘ulo questo qui, perché sennò non avrebbe recitato nemmeno mezzo film in croce. Fine.

 Vitellozzo.

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