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Maggot Brain

Funkadelic, 1971

La canzone ha lo stesso nome dell’album del 71 firmato Funkadelic. Loro sono il gruppo più colorato, pazzo, estroso, e geniale del funk americano. Sono più o meno gli stessi componenti dei Parliament, guidati sempre dal leader assoluto George Clinton, una figura mitologica. Ritmo, vestiti colorati, tanto tanto casino, divertimento, erotismo, tutto il meglio della musica funk anni 60/70. L’album è bellissimo, Stupid Stupid è fortissima, così come Hit it and Quick It. Chi ha detto che una funk band non può suonare anche il rock?

Qui però le cose sono diverse. Questa canzone di nove, dieci minuti è qualcosa di più. Ascoltata in silenzio da solo, per quei dieci minuti, ti leva dal mondo. Anzi non va nemmeno ascoltata, va proprio sentita, sentita nello stomaco. Una leggera batteria accompagna la straziante chitarra di uno dei miei miti: Eddie Hazel.

La leggenda vuole che Clinton, sotto LSD, abbia detto ad Hazel: “suona come se tua madre fosse appena morta”. Sono i classici aneddoti del rock, nessuno sa se sia vero. Ma è sicuro che una volta finita la canzone si può dire: ha suonato come se sua madre fosse appena morta. La chitarra di Eddie è lancinante, ti fa stare male, ti entra in corpo come una lama. Per quei dieci minuti ti isola da tutto, non cala mai di tensione, non va mai sopra le righe. Uno dei più grandi assoli di sempre, eseguito da uno dei più grandi chitarristi di sempre. Quando si pensa ad un chitarrista nero chiaramente si pensa subito ad Hendrix, ecco, io qui voglio bestemmiare: a volte, ogni tanto, preferisco Hazel a Hendrix.

Eddie muore nel 1992, a 42 anni. L’album solista del 1977 Games, Dames and Guitar Thangs contiene varie perle e alcune cover come California Dreamin e I Want You dei Beatles, rifatte alla sua maniera. Altri tre album sono usciti postumi. Sapere che al suo funerale è stata suonata Maggot Brain mi ha condizionato ancora di più a pensare a lui ogni volta che la sento. Un grande pezzo, un grande artista.

Capitano Quint

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Maledetto il giorno che t’ho incontrato

Carlo Verdone, 1992, Ita, 112min

Trama: Un critico musicale, esperto di rock, deve completare la biografia di Hendrix, ma è depresso, perché è stato lasciato dalla fidanzata. Entrato in analisi conosce Camilla (Margherita Buy), condividendo con lei l’ipocondria e la passione per i medicinali. I due si perdono a causa di un litigio, per poi ritrovarsi in Inghilterra, alla ricerca di Jimi, e di un amore impossibile.

Il Film: anche considerando altri film, in cui Verdone si esibisce in vari personaggi, questo resta uno dei suoi migliori lavori. E’ sempre lui, un po’ Mimmo, insicuro, ossessionato dai nomi dei farmaci, ma qui, grazie ad una storia molto carina, ci regala una piacevole e divertente avventura. Sono di parte, a me Carletto fa ridere sempre, perché soprattutto in questo tipo di film, come Sono pazzo di Iris Blond, Acqua e Sapone, e Compagni di Scuola, dove interpreta un uomo normale, con le sue paure e le sue uscite in romanesco, i suoi dolori d’amore e le incazzature, lo trovo riuscitissimo come attore, regista, e sceneggiatore. Al suo fianco in questa commedia, una splendida Margherita Buy, completamente schizzata, con una situazione sentimentale e mentale a pezzi. E’ perfetta, non so se anche lei, come Verdone, è realmente così, ma quando tirano fuori la sacchettata di medicinali, sembrano comicamente a loro agio. Veramente brava in queste vesti, in cui purtroppo non la vediamo spesso, perché anche lei si è un po’ persa nei film italiani più melodrammatici. Se a tante risate, ci aggiungiamo un viaggio in Inghilterra e la chitarra di Hendrix di sottofondo, viene fuori una gran film. E poco importa alla fine se la storia d’amore è romanticamente banale, tra allontanamenti e riavvicinamenti, questo film riesce con leggerezza a non impostare lo svolgimento sul sentimento, ma più che altro sulla tragicomica condizione comune di Camilla e Bernardo.

Le scene divertenti sono svariate, ma si può notare anche una riflessione di fondo sulla psicoanalisi, tema ripreso anche in Ma che colpa abbiamo noi. Di fatto le sedute risultano inutili per entrambi i protagonisti, e a aiutarli è in realtà la relazione di “amicizia” che nasce tra i due, una relazione fatta di sfoghi, di cazzate, di svago, e anche di litigi. Ma soprattutto a Verdone va il merito di aver affidato l’apertura del film a un grande uomo, un artista infernale, un profeta per noi mortali: Richard Benson, che ci disseta con pochi secondi di assolo demoniaco alla chitarra. Grande Carlo, grande Richard.

Voto: 7/8 “Hendrix??lo psichiatra tedesco?”

Capitano Quint

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