Archivi tag: litfiba

I più grandi di tutti

Paolo Virzì, Ita, 2012, 100 min.

Trama: Il batterista dei Pluto – gruppetto rock di metà anni ’90 semisconosciuto – riceve la telefonata di un certo Ludovico, il quale vuole girare un documentario sulla band, e ventila a Loris (questo il nome del batterista) la possibilità di un concertone con altri grossi nomi della musica: Litfiba, Afterhours…

Loris quasi non ci crede, sembra impossibile che questo ragazzo, molto facoltoso, consideri i Pluto imprescindibili e i più grandi di tutti, invece è tutto vero. Per cui, pur non vedendo gli altri membri da anni ormai, ma con in tasca un anticipo di diverse migliaia di euro, e causa anche un po’ di compassione suscitata dall’entusiasmo di Ludovico, paraplegico in seguito ad un incidente in moto, Loris accetta, sapendo che dovrà riunire il gruppo e ricominciare a suonare dopo troppi anni di inattività.

Il Film: Paolino lo sapevi che prima o poi toccava anche a te. Per quanto mi riguarda di Virzì ne salvo due: Ovosodo e La prima cosa bella, film diversi in tutto, tranne che in quello che più mi piace di Virzì e che considero l’unico suo talento (se si esclude la su moglie): la capacità di raccontare la strada, la vita dei rioni e in generale del proletariato urbano in maniera sempre onesta e sincera, oltre che assolutamente verosimile (anche se un po’ troppo agrodolce). Anche in questo film si respira un po’ di quell’aria. I Pluto è un gruppo di Rosignano Solvay, periferia abbastanza deprimente, e nel suo periodo d’oro si esibiva in locali squallidi con tre gatti ad ascoltare o sui tetti delle fabbriche davanti agli operai in sciopero; uno dei membri oggi fa l’operaio a rischio cassa integrazione, ciononostante Loris lo invidia perché la sua vita è ancora più precaria. Marco Cocci fa il barista sbronzo una volta sì e l’altra pure, e Claudia Pandolfi la casalinga disperata, sfuggita a un passato di tossicodipendenza e alcol grazie alle cure del marito Ale (di Ale&Franz). Ecco, secondo me approfondire un attimino di più su quest’aspetto, sul come se la passano quelli che non ce l’hanno fatta non guastava, e avrebbe arricchito il film, che – escluso questa vena verista – non ha nient’altro da dare. Cento minuti in cui sembra debba succedere qualcosa, ma che alla fine non succede niente, se non le solite cose che uno si aspetta MEGA SPOILERATA NON LEGGETE SE NON VOLETE SAPERE COME FINISCE, come la riconciliazione della band dai vecchi dissapori, il mitico concertone, che non è altro che una montatura organizzata dallo stesso Ludovico a insaputa dei Pluto (anche se poi Loris, alias il Dandi di Romanzo Criminale lo scopre), con attori pagati per fare il pubblico urlante sotto il palco, e il vero motivo dell’interesse di Ludovico per il gruppo: ricordare la memoria della sua ragazza, morta nell’incidente in cui lui è rimasto paralizzato, mentre andavano a vedere un loro concerto.

Voto: 5. La sufficienza non glie la do. Anche se l’idea era bellina, è stato sviluppato tutto male, i personaggi hanno lo spessore di un foglio di carta, e la recitazione un po’ così così: un Marco Bocci a suo agio (forse perché tempo addietro faceva parte di un gruppo vero) fa da contraltare una Pandolfi sempre inqualificabile. Punto di demerito anche per qualche battuta in livornese (tipo il budello di to’ma e simili) che mi sembrano gratuite e messe lì solo perché il pubblico italiano si aspetta che a Livorno non si dica altro. Come se noi a Firenze si fosse sempre a dire maremma buhaiola – frase utilizzata forse due volte due nella mia vita. Menzione speciale, invece, a un graditissimo ritorno sullo schermo dell’attore che interpreta Mirko (l’amico di Piero Mansani) in Ovosodo, e per me sarà sempre e solo Mirko, e alla canzone dei Pluto, che se la gioca alla grande con qualsiasi pezzo di Vasco.

Vitellozzo.

 

Mirko vive

 

5 commenti

Archiviato in commedia, Film

Litfiba Live

Litfiba Live 12/5/87 Aprite i Vostri Occhi. Ultima data del tour, a Firenze, al Tenax, dove è stato registrato questo disco. Io sono dell’89 e il Tenax lo conosco solo per quello che è oggi, ovvero una discoteca, che sebbene sia stata recentemente collocata tra i primi 30 locali al mondo (29esimo su 100 secondo la rivista DJMag), resta per me soltanto una discoteca dove a volte ho lasciato 40euro di ingresso grazie alla lista di un pr che giudica all’entrata come sono vestito, per ascoltare la minimale tedesca di qualche dj internazionale. Non voglio assolutamente mettermi a dire era meglio prima, ora fa schifo, eh ma una volta era diverso, mi rassegno al cambiamento e al fatto che non vivrò mai quello spettacolo. Lo stesso discorso vale per i Litfiba, erano meglio prima etc etc è abbastanza banale come argomentazione. Di sicuro sono cambiati, hanno attraversato un periodo non felicissimo musicalmente, ma ora, anche se il disco nuovo non mi ha lasciato così gratificato, penso che la “reunion” non possa che giovare a noi che li abbiamo sempre amati, e soprattutto a loro e alla loro vera identità.

Comunque, il live: l’inizio è scenografico, tutta la sala ed il palco coperti di fumo, dopo poco ti accorgi che non è ghiaccio secco, ma sono le centinaia di sigarette accese, tra cui spicca quella di Ghigo Renzulli. Inizio mistico, effetti sonori per creare l’atmosfera. Appare Piero, con un improbabile giacca rossa, i pantaloni larghissimi che sembrano una gonna, rigorosamente scalzo. E’ lo stesso che incontro in bici che saluto e mi saluta, che incontro alla Coop e saluto e mi saluta, per chi sta a Firenze incontrare Piero è come incontrare alle Cascine Carlo Monni, non lo conosci ma lo saluti con affetto perché ti ha sempre regalato emozioni.

La scaletta appare subito pensata bene, dopo il primo pezzo Come Dio, parte La Preda con il suo ritmo più veloce, e poi arriva Eroi Nel Vento, una delle mie preferite di sempre, in cui si possono apprezzare a pieno le capacità al basso di Gianni Maroccolo, e alle tastiere di Antonio Aiazzi, due componenti fondamentali dei primi Litfiba. Si torna per un momento al rock più duro con Cane, (“Abbiamo tutti bisogno di ca-ca-re…zze!!”)Ghigo ed il batterista Ringo De Palma (scomparso purtroppo pochi anni dopo) si scatenano, prima di gettarsi nelle atmosfere magiche di Apapaia: “Il mio sogno è un mare acido/E dimmi se non è reale/Il giorno traveste di luce ogni cosa vivente, /Ma non toglie la paura dei fantasmi! EH! Rispetta le mie idee!!” Piero disegna con le mani figure e forme condite dalle sue tipiche espressioni che ti fanno dire ma che cazzo sta facendo, ma ne sei completamente affascinato. I successi dei primi storici album Desaparecido e i 17 Re, vengono proposti al pubblico che risponde benissimo a tutte le 15 tracce (il disco invece ne contiene solo 10), passando da Luna, a Re Del Silenzio, a Istanbul, fino arrivare all’ultimo pezzo, Guerra, uno dei primissimi del gruppo, che resta sempre molto suggestivo. La chitarra di Ghigo continua a suonare solitaria, Piero fa qualche verso alla telecamera assorto in un mondo tutto suo, si gira e si inchina al pubblico. Finisce così un live storico, che si unisce a quella centinaia di live che per questioni anagrafiche mi sono perso, infame cane e ladro.

Capitano Quint

2 commenti

Archiviato in 80's, Musica