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Lo Squartatore Di New York

Lucio Fulci, 1981, Ita

Trama: Un ispettore di polizia riceve una telefonata dopo ogni omicidio di una ragazza. A parlargli è una voce, quella di Paperino. Insieme ad uno psicologo e ad una giovane sopravvissuta, l’ispettore cercherà di trovare e fermare il killer.

Il Film: C’è una formula per un buon film horror primi anni 80? Se sì, Fulci l’ha trovata: sangue + tette + no al lieto fine. Nel 1981 il regista aveva già una quarantina di film alle spalle, ma solo da quattro o cinque anni si era dedicato esclusivamente all’horror. Già nel suo primo film di genere, Zombi 2 (rigorosamente con la “i” finale) sono ampiamente espliciti gli elementi di questa formula. Qualche bella ragazza, i seni tipicamente anni 70, tanto tanto sangue fatto bene (solo lui poteva girare lo scontro tra uno zombie e uno squalo) e un finale tutt altro che lieto e risolutivo. Se nell’ultima scena di quel film gli zombie si avviavano in massa sul ponte di New York verso la conquista della città, qui la grande mela vive un altro dramma, stavolta senza morti viventi, ma con un assassino che senza apparenti moventi o strategie sventra giovani e bellissime donne. Ora Fulci però deve fare i conti non con il pubblico (il film è andato bene anche all’estero), non con la critica (che per abitudine lo distrugge), ma bensì con la censura, che sembra abbia largamente contenuto le smanie del regista. Nella versione uncut sono presenti diverse scene di nudo integrale, di autoerotismo, e di sesso, ma sarebbe veramente superficiale etichettarlo per questo come b-movie, perché qui Fulci decide di concentrarsi maggiormente sulla trama, sul thriller, sulle indagini della polizia, sul giallo dell’identità dell’assassino, e anche sul suo dramma personale. La figlia malata di quest’ultimo che telefona in lacrime al padre dal letto dell’ospedale senza ricevere risposta è uno dei finali più tristi immaginabili, perché dopo aver fatto vedere l’assassino come un mostro, lo rigetta in una dimensione umana e dolorosamente privata che ti spiazza. E allora magari ti accorgi che proprio un pazzo maniaco incapace questo regista non è, che forse oltre a zombie decomposti e fiumi di sangue, ha una capacità di raccontare la disperazione, il pessimismo, e il terrore come pochi nella storia del cinema (basti pensare al finale di E Tu Vivrai Nel Terrore!L’Aldilà). Effetti visivi degli squartamenti fin troppo reali, attrici che si prestano a tutto, attori su cui possiamo sorvolare riguardo alla recitazione, e una sceneggiatura che sta in piedi dall’inizio alla fine. E proprio quando stavo notando come ancora non ci fosse stata una scena in cui Fulci si concentra, come fa sempre, sugli occhi, ecco che la lametta del rasoio scorre sul corpo della ragazza, sul suo capezzolo, sulla sua fronte… e le squarcia a metà l’occhio.

Voto 7.5: di splatter trash ne avrà anche fatti tanti, soprattutto nei suoi ultimi anni di carriera, ma rileggendo la numerosissima filmografia spiccano 4 o 5 titoli di livello superiore, e questo ne fa sicuramente parte.

Capitano Quint

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…E Tu Vivrai Nel Terrore! L’Aldilà

Lucio Fulci, 1981, Ita, 88min

Trama: il film inizia negli anni 20. In un albergo, un pittore accusato di occultismo e stregoneria viene violentemente massacrato, mentre lui continua a sostenere che sotto all’edificio ci sia una delle sette porte dell’inferno. Ai giorni odierni, una giovane ereditiera ha la brillante idea di ristrutturare l’albergo, incurante degli avvertimenti di una misteriosa ragazza cieca.

Il Film: Si può discutere sulla trama: il tema delle porte dell’inferno era già stato usato da Dario Argento, il voler utilizzare gli zombie è una scelta forse che segue le mode di quegli anni, la sceneggiatura ha sicuramente delle lacune nello svolgimento e nell’esposizione. Se ne può discutere, ma anche no. Perché tutto questo consente a Fulci di fare quello che vuole, ovvero concentrarsi sulla realizzazione di ogni singola scena, costruendola con estrema cura dei particolari. E solo uno spettatore che riesce a staccarsi dalla ricerca di una logica spiegazione di cosa stia succedendo, può godersi a pieno una fotografia perfetta, una scenografia visionaria, un trucco ed effetti speciali che toccano l’apice del cinema di genere. Citando il regista: “L’Aldilà è cinema di immagini, che devono essere assorbite senza alcuna riflessione”. Un grande riconoscimento va a Giannetto De Rossi che realizza delle maschere, e un trucco esemplari. Il sangue esce a fiotti da profondi squarci, la pelle tirata e straziata si stacca con avvertibile sofferenza, chiodi penetrano nella carne come mai avevo visto prima, il tutto inquadrato da Fulci con un crescendo di emozioni, dalla paura al dolore all’agonia,  che ci fanno sentire partecipi dell’azione (anche grazie ad una incalzante colonna sonora di Fabio Frizzi).

E il film scorre sostanzialmente così, frustate con catene, occhi cavati, ragni che mordono il volto di un povero Michele Mirabella, acidi che bruciano la carne, ragazze che urlano, e tanto sangue, ma con una perfezione e un gusto che non possono essere etichettati con superficialità in b-movie e trash. Anche in questo film si può notare come Fulci si soffermi sempre sugli occhi: a volte solo inquadrandoli sbarrati dal terrore, altre volte cavando un occhio con un dito, o perforando il cranio con un chiodo fino a far fuoriuscire l’intero bulbo, e altre volte rendendoli completamente bianchi e assenti. Il finale si perde nell’onirico in una scenografia che ha tanto dell’inferno di Gustave Doré, e anche in questo finale non è necessario domandarsi il come si sia arrivati lì, quanto apprezzare un’atmosfera unica di solitudine e sofferenza.

Voto 8.5: dedicato a tutti ai finti horror moderni, dedicato alla computer graphic, agli effetti digitali di stocazzo. Plastilina, sangue finto, maschere di gomma, manichini,  e artigiani artisti del mestiere, non potranno mai essere superati.

Capitano Quint

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