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Drive

Nicolas Winding Refn, Usa, 2011, 95 min.

Trama: Ryan Gosling è un ragazzo solitario e taciturno che lavora in un officina meccanica. Data la sua grande abilità alla guida, fa anche lo stuntman per il cinema negli inseguimenti di auto (un “passatempo”, come lo definisce lui). Nessuno sa, però, che la sua attività più nascosta è quella di autista al servizio di rapinatori: in pratica, i criminali di turno chiamano il buon Ryan, il quale, una volta commessa la rapina da questi ultimi, ha l’incarico di portarli al sicuro lontano dalla polizia, e dalla prigione.

Quando per il Pilota (non ha un nome nel film) sembra aprirsi la possibilità di correre nelle NASCAR – grazie all’aiuto del suo capo Shannon e ai soldi di un noto boss – oltre alla conoscenza piacevole della sua vicina di casa Irene (con la quale sembra che possa nascere una storia), la situazione precipita. Il marito di lei, uscito di prigione, si ritrova invischiato a dover restituire dei soldi che non ha a dei noti criminali che minacciano di fare del male a Irene (Carey Mulligan)  e a suo figlio Benicio. Quando il nostro pilota lo viene a sapere decide di aiutare Standard Gabriel facendo da autista nella rapina condotta dal marito della ragazza a un Banco di Pegni. Va tutto storto, il marito di Irene muore schiantato e Gosling si ritrova coinvolto un una girandola di eventi più grandi di lui, con dei soldi da restituire, braccato dalla mafia, e con una ragazza da salvare.

Il Film: Ormai è chiaro che Refn trasformi in oro tutto quello che tocca. Dopo il notevolissimo Bronson (2008) e l’ottimo Valhalla Rising (2009), neanche con Drive sbaglia il colpo e, ancora una volta, ci regala un film incredibile. La cosa più incredibile però è che questo regista ha solo quarant’ anni e ha già fatto roba che gente come Virzì o Veronesi o qualsiasi altro “giovane” nostrano neanche se vivesse quattrocento anni riuscirebbe a fare. Quando manca il talento..

Per quanto mi riguarda, Drive entra di prepotenza nel novero dei miei film preferiti per profondità della storia e caratterizzazione dei personaggi. Su Gosling girano pareri contrastanti, tanti lo sopravvalutano; io mi baso su quello che ho visto, e mi è piaciuto parecchio. Perfettamente nella parte, a  suo agio con il personaggio e inserito nella storia, penso che più di questo non si possa chiedere. Comunque, basterebbe andare due secondi –  ma proprio due –  a scorrere la sua filmografia per renderci conto che i ruoli interpretati da Gosling sono tutto tranne che piatti e già visti (dall’ebreo nazista di The Believer, all’adolescente tormentato de Il Delitto Fitzgerald, all’assistente dell’uomo di potere ne Le Idi di Marzo per citarne uno più recente), rivelando una certa padronanza della materia. Se però, ancora non siete convinti della bravura di questo ragazzo vi lancio la perla che ve lo farà amare come lo amo io, e cioè: ha interpretato Young Hercules nella famosissima serie televisiva statunitense durata ben una stagione. Gioie vere; e poi scusate ma è canadese, quando mai si è visto un canadese che sfonda a Hollywood?

Bene, il film dicevamo. Al di là del fatto che i registi che ti inseriscono nella storia come Refn si contano sulle dita di una mano – dopo 30 secondi ti rendi subito conto che siamo di fronte a un gran film, non ti puoi permettere di perdere neanche un minuto tanto la storia è coinvolgente – quello che più mi piace di Drive è che la violenza, esplicitata in parecchie scene in maniera cruenta, non è mai gratuita, mai fine a se stessa, e questo è tutto merito del regista. Quando uno ti riempie una pellicola di sangue, ma riesci comunque a vedere attraverso questo sangue il vero fulcro della trama – e cioè la storia d’amore tra il Pilota e Irene – arrivando quasi a giustificare l’efferata violenza del protagonista per proteggere la donna, allora ti rendi conto che Refn sa davvero  fare il suo mestiere. Quando punta i fari sul Pilota – un personaggio misterioso, di poche parole, ma dal carisma e dalla personalità tangibili, una natura controversa, la doppia faccia di un uomo tranquillo che porta Irene e Benicio a trascorrere una piacevole giornata da un lato, e un killer spietato che schiaccia (letteralmente) la testa del suo nemico dall’altro (in quella che forse è la scena più bella del film, girata in slow motion) – e li punta talmente che sembra voglia oscurare tutti gli altri, ti rendi conto che la preponderanza dell’uomo sullo schermo mette in risalto a sua volta in maniera ancora più marcata la figura di Irene e del possibile/ma irrealizzabile idillio familiare tra i due.  Se poi uno ci mette anche lo stecchino in bocca e i Ray-Ban alla Cobra (anche se Sly aveva uno stile tutto suo, inimitabile e irraggiungibile), e un giubbottino veramente tamarro con lo scorpione  cucito dietro, si raggiunge l’apice della bellezza. A parte gli scherzi, Drive è tanta roba, non solo per le inquadrature (sono un fan del grandangolo) e la fotografia, ma anche per quello che tanti considerano secondario: la colonna sonora elettro-pop,  firmata quasi tutta da Cliff Martinez, veramente ma veramente bella.

Voto: 8. Il film si apre con una chiamata nel cuore della notte, poi silenzio assoluto per 10 minuti buoni,  solo spiazio alle immagini di una macchina che gira per la città. Poi parte “Nightcall” di Kavinsky con i titoli in rosa acceso che fanno tanto ma tanto 80s: anche se la storia è ambientata ai giorni nostri, fa sempre piacere. Quando un film è bello lo vedi subito nei primi minuti, soprattutto da queste piccolezze.

In Italia si sono accorti di Refn solo con questo film, quando in realtà è già da un po’ di tempo che i’ragazzo fa il fenomeno dietro la macchina da presa. Meglio tardi che mai.

 Vitellozzo.

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Valhalla Rising

Nicolas Winding Refn, 2009, Dan/UK, 93 min

Trama: Un clan di vichinghi tiene prigioniero un guerriero muto e privo di un occhio, costringendolo a combattimenti mortali contro altri prigionieri. Soprannominato One-Eye, l’imbattibile protagonista riuscirà a liberarsi e, insieme ad un ragazzino, si unisce ad un gruppo di cristiani intenti a raggiungere la terra santa per eliminare gli infedeli. La nave però prenderà tutta un’altra rotta, portandoli in una terra sconosciuta.

Il Film: Il regista danese di Bronson e Pusher sembra non sbagliare un colpo, mostrando ogni volta un clima ed un’atmosfera diversi. Questo oscuro film si basa fondamentalmente su due fattori realizzati stupendamente: la fotografia, e il silenzio. La prima è mozzafiato, scenari della Scozia immensi, con queste vallate avvolte tra la nebbia dei monti, e il cielo sempre così carico. Una scelta delle inquadrature che ti fa rimanere senza parole. Come senza parole è la maggior parte del film (e non a caso anche come One-Eye), i dialoghi sono ridotti al minimo, ed è il silenzio a dialogare perfettamente con l’atmosfera, la colonna sonora, e gli improvvisi episodi di esplicita violenza, con tanto sangue, ma anche qui con tanto gusto nel descriverli.

Valhalla Rising affronta anche diverse tematiche: la violenza dell’uomo nello sfruttare altri uomini, lo scontro tra pagani e cristiani, le tante parole del cristianesimo che infine sfociano sempre nella meschinità dell’uomo. Non è un film semplice, è lento ma non noioso: la parte in cui attraversano il mare in mezzo ad un infinito banco di nebbia è angosciante, con le superstizioni dei cristiani, i mistici sogni di One-Eye, e il povero bambino che si ritrova sperduto in questa situazione. A marcare il ritmo pesantemente, oltre alla musica, è anche la suddivisione del racconto in capitoli, che hanno dei titoli profetici: Inferno, Il Sacrificio, Ira. Fino ad arrivare allo sbarco in una terra sconosciuta (il nuovo continente?) e all’incontro con i suoi indigeni. Confesso che il finale mi ha un po’ lasciato insoddisfatto, ma forse solo perché dopo un’ora e mezzo di ottimo livello vederlo finire così, un po’ arrendevolmente, mi ha deluso un po’. Comunque resta un grande film di Winding Refn, dominato dalla figura di One-Eye (Mads Mikkelsen) che è al centro della riflessione sul considerarlo uno demone che guida i cristiani verso l’inferno, oppure un semplice uomo che, incurante della parola di Cristo, cerca soltanto una via di redenzione per la sua vita.

Voto 7.5: Bronson ha sicuramente un altro tiro, ma come immagini questo è affascinante. Un bel film.

Capitano Quint

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Bronson

Nicolas Winding Refn, 2008, UK, 92minuti

Trama: E’ una sorta di biografia di Michael Gordon Peterson, soprannominato Charles Bronson, il detenuto più famoso e violento del Regno Unito, che ha trascorso 34 anni della sua vita in carcere, di cui 30 in isolamento, prima di essere condannato all’ergastolo per i suoi ripetuti atti di violenza. La trama è sostanzialmente il racconto della sua vita, dalla nascita, ai combattimenti clandestini, alle risse in carcere.

Il Film: La storia è accompagnata dalla narrazione di Bronson al centro di un palcoscenico, truccato da clown. Si immagina di vivere così la sua notorietà ottenuta negli anni: tutti gli occhi puntati su di lui, il detenuto più celebre d’Inghilterra. Questo permette al regista di distinguersi dai soliti film sulle prigioni, il tema non è il rapporto tra lui e la detenzione, ma tra lui e la violenza, che è parte di sé e ne condiziona l’intera vita. Un rapporto unico, Bronson prova anche a allontanarsi da quel mondo, trova una ragazza, tenta un invano percorso di sfogo con l’arte, ma non ce la fa: è più forte di lui, la violenza è il suo mezzo di espressione, le risse e il carcere sono lo scenario.
Ma il film non è un’esaltazione del sangue e dei combattimenti, c’è di più, il protagonista è messo al centro della storia, come fosse in prima persona, inquadrato nel contesto di quella Inghilterra degli anni 70 che sembra tanto vera tra sporcizia e crimine.

Tom Hardy, così trasformato fisicamente, è superlativo nella recitazione, secondo me è veramente uno dei più bravi attori della nuova generazione, ed ha interagito con il vero Bronson per entrare al meglio nel personaggio. Bella la fotografia, e ottime le scelte musicali che alternano l’elettronica (gran pezzo dei Glass Candy – Digital Versicolor), ai New Order, e a Verdi, Wagner, e Puccini.

Con questo film, Valhalla Rising, e Drive, Nicolas Winding Refn si candida ad essere uno dei migliori registi degli ultimi 10anni, e speriamo che continui a mantenere questo stile così personale, e così efficace. Il film è una  b o m b a.

Voto 8: In Italia è stato distribuito con 3 anni di ritardo, dopo che il regista aveva ottenuto riconoscimenti con il suo ultimo lavoro Drive. Ma d’altra parte a noi i bei film fanno schifo, meglio vedere cosa ne pensa il resto del mondo, e poi decidere se farli uscire, soprattutto se c’è un po’ di violenza (un po’ tanta, ma mai splatter).

 Capitano Quint

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