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Shining

Stanley Kubrick. 1980. U.S.A.

imagesTrama: Kubrick + Jack Nicholson, basta e avanza

Il Film: bisogna chiarire una cosa, se questo viene definito horror, allora tutti i film venuti dopo non sono horror, oppure se tutti gli altri sono horror, allora questo è qualcos’altro, qui si va oltre. Con questo film si chiude per me il discorso, si salva qualcosa in Italia, si salva Carpenter, e pochi altri, L’Esorcista e Alien ci sono già stati, tutto ciò che si vuole definire con cinema dell’orrore dopo il 1980, deve fare i conti con questo Kubrick, e quindi so’cazzi.

In primo luogo sottolineerei gli ambienti: la storia si svolge all’Overlook Hotel, dove Jack è stato assunto come guardiano per la stagione di chiusura invernale. L’albergo è immenso, a colpire sono le tremende geometrie delle tappezzerie anni 70, ogni stanza ha un suo colore, ogni salone ha un aspetto così regolare che Kubrick inquadra sempre facendo risaltare la perfetta simmetria degli arredamenti. All’interno regna il silenzio, il vuoto, la desolazione, all’esterno la notte e la tempesta di neve aumentano la sensazione di oppressione, ed esaltano il sinistro labirinto che sorge nel parco davanti all’hotel.

La musica: costantemente angosciante, alternata a brani di musica classica che danno un’aria di irrealtà, la musica cresce con la trama, si fa sempre più incisiva e sofferente. Un elemento fondamentale del film.

Gli altri attori (oltre a LUI): il bambino Danny, che per essere così piccolo è un fenomeno, stai dalla sua parte dall’inizio alla fine, soffri con lui, da quando parla con l’amico immaginario, a quando corre con il triciclo per i desolati e colorati corridoi dell’albergo, fino a quando ti ritrovi a urlargli di non entrare nella mitica stanza 237. C’è Shelley Duvall che mette paura da sola per quanto sta male,  c’è Scatman Crothers (il guardiano di Qualcuno Volò Sul Nido Del Cuculo), che interpreta il capocuoco dell’Overlook, che condivide con Danny lo shining, la luccicanza, ovvero la paranormale capacità di vedere e sentire “cose”. E c’è anche Joe Turkel (Blade Runner) che ricopre il ruolo del barista, presenza che appare misteriosamente in due scene memorabili con Jack.

Le apparizioni: compaiono in scene che ti sorprendono sempre, non ci sono mai colpi di scena che ti fanno saltare dalla poltrona, sono tutte apparizioni dirette magistralmente da Kubrick, come appunto la scena del bar, o la ragazza nuda che bacia Jack nella 237 e con un incredibile effetto visivo si trasforma in una vecchia con la pelle marcia, o la scena dei bagni dove Jack parla con il cameriere che gli confida di aver massacrato moglie e figlie, ci sono proprio queste due gemelline, che il povero Danny si ritrova davanti e che lo invitano a giocare con loro per sempre (e intanto vai con fotogrammi flash di loro a pezzi tra pozze di sangue), e altre ancora in un crescendo di tensione e terrore.

Kubrick: la perfezione in ogni inquadratura, mai una cosa fuori posto, mai la telecamera troppo vicina o troppo lontana, sempre la scelta migliore in ogni sequenza, riprese dall’alto di una pallina che scorre verso Danny lanciata da non si sa chi, riprese dal basso di Jack che batte i pugni della porta chiusa della cella frigorifera, giochi di specchi continui, i tagli con le schermate nere, insomma secondo me questo è il suo miglior lavoro, per completezza, complicatezza, e profondità. Il lento zoom finale sulla foto incorniciata nel salone, prima dei titoli di coda, è un vero tocco da maestro.

E poi c’è lui, Jack Nicholson, me ne innamoro in ogni film, Qui ci regala una perla di interpretazione, tra risate folli, sguardi diabolici, tutto troppo, troppo reale. Se Kubrick è la prova che gli Oscar sono spesso una pagliacciata (ZERO personali), Jack è l’eccezione che conferma la regola: record di vittorie e nomination. Ma ovviamente qui non porta a casa nulla.

Voto: 9.5 ripeto, LA PERFEZIONE

Capitano Quint

P.s. Per quanto riguarda le voci su un possibile sequel, la nostra opinione è >QUESTA<

16 commenti

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Tutto vero, purtroppo.

“Il Sequel di Shining uscirà tra un anno” (24 Settembre 2013 a voler essere precisi), parole lapidarie dello stesso Steven King, che non lasciano dubbi/speranze sull’uscita del nuovo capitolo che riprende le fila circa 30 anni dopo i fatti avvenuti all’Overlook Hotel. Non voglio dilungarmi su quel poco che ancora trapela della trama di Doctor Sleep, tanto a me del libro non me ne frega un cazzo. Non escludo che sia un bel libro, anzi, ma questo genere di storie preferisco vederle sullo schermo, piuttosto che leggerle, proprio perché credo che le immagini abbiano in questo caso un impatto maggiore. Inevitabile che dal libro, quindi, non ne esca un riadattamento cinematografico (già se ne parla). C’è un problemino però; mentre lo scrittore è lo stesso – almeno sulla qualità della trama penso possiamo stare tranquilli – e un attore dignitoso che interpreti un Danny quasi quarantenne non sarà difficile da trovare – basta che non si chiami Shia Labeuf  o Ryan Reynolds – manca Kubrick. Ed è questa l’incognita che più mi terrorizza, chi cazzo lo dirige? Perché è da chi lo dirige, che si capisce dove vuole andare il film, e quindi la casa di produzione. Chi sono i registi all’altezza di un progetto tanto ambizioso? Ma soprattutto, ci sono questi registi? Qui le cose son due: o qualcuno riesce a riesumare la salma di Stanley e a creare uno zombie alla Frankenstein, o  speriamo con tutte le nostre forze nella veridicità della profezia dei Maya. Non potrei reggere un altro sequel del cazzo. Davvero, i miei nervi non resisterebbero,  sono saturo. Ah già, mancherebbe anche uno che si chiama Nicholson, oh Jack, se ti dessero una particina piccina piccina,  non ti piegare alle leggi del business, non lo fare ti prego, almeno non prima di sapere il regista coraggioso che terrà le fila della baracca. Non Nolan, non Nolan perdio…

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