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The Breakfast Club

John Hughes, Usa, 1985, 97 min.

 

Trama: In una scuola superiore di Chicago, il 24 marzo 1984, cinque adolescenti sono costretti per punizione a restare chiusi nella biblioteca. Per ordine del preside, devono scrivere un tema dal titolo “Chi sono io?”. Durante le ore di clausura, i ragazzi, diversi per estrazione sociale e stile di vita, avranno modo di confrontarsi, affrontando ciascuno i propri problemi.

Il Film: Trovo difficile pensare che ci sia ancora qualcuno/qualcosa che non abbia visto questo film. In America è, a buon ragione, un film cult tra i ragazzi, in Italia non credo, qui la realtà nelle scuole è un po’ diversa, meno classista che negli States; comunque, qualsiasi telefilm post anni ’80 sui ragazzi ha avuto almeno un richiamo al film di Hughes (un maestro del genere, Sexteen Candels e La donna esplosiva sono roba sua, oltre che tante altre sceneggiature). Il nostro amico John ha fatto bingo. A livello di storia/sceneggiatura credo ci sia poco da dire, è un bel film. Anche se John l’ha buttati giù in du’giorni scarsi, i dialoghi sono la cosa che funziona di più (anche perché la scuola come storyboard è veramente troppo utilizzata).  Cinque adolescenti – un cazzone, un secchione, una figa, uno sportivo e un’emarginata – che, rinchiusi li dentro, subito cominciano a darsi noia: Bender (il cazzone, alias Judd Nelson) comincia subito a fare i’ganzo, “io son quello tosto, c’ho i problemi solo io, i’mi babbo è un coglione” e via dicendo. E’ lui il motore della storia, stuzzica gli altri, in particolare la fighettina snob (Molly Ringwald, che ora di fighettina non c’ha nemmen più gli occhi);  lo sportivo (alias Emilio Estevez) cerca di difendere la ragazza, ma quando Bender tira fori i’serramanico allora il nostro amico rugbista si rimette a sedere. Passano le ore, i ragazzi cominciano a prendere confidenza uno con l’altro – scherzi e marjuana in sottofondo – alla fine vien fuori che non è solo Bender ad avere problemi, ma tutti loro.

Nonostante siano diversi, nonostante a scuola non si parlino nemmeno, nonostante si sfottano a vicenda, alla fine sono accomunati dallo stesso bagaglio di esperienze emotive:  il peso è lo stesso, cambia solo il tessuto.        Il finale è da strappa mutande, (sarà perché i Simple Minds  – colonna sonora del film – vanno sempre alla grande); il tema lo scrive il secchione (Anthony Michael Hall), ovviamente. Tutti amici, tutti bacini cicici, ma solo per quel giorno, in quella biblioteca, perché da domani si ricomincia..

Voto: 7. Mezzo voto in più lo do a prescindere perché è un film anni ’80. Il mezzo voto è ancora più giustificato se è un bel film, come in questo caso. In America ha fatto i ‘botto, e ci credo, perché come ho detto sopra lì nelle scuole non si scherza, ci sono gruppi, o sei dentro, o sei fuori da solo. E’ un film che racconta una generazione.

 Vitellozzo

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La Ragazza Della Porta Accanto

Luke Greenfield, Usa, 2004, 100 min.

Trama: Storia di Matthew (Emile Hirsch), studente modello all’ultimo anno di liceo, la cui vita è messa sottosopra dall’arrivo di Danielle (Elisha Cuthbert), sua vicina di casa.  Il ragazzo (poerino) se ne innamora perdutamente, e anche la bimba pare non disdegnare le attenzioni e i modi, seppur goffi, che Matthew le riserva. Tutto sembra andare per il meglio, ma Danielle nasconde un segreto: è un astro nascente del porno.

Il Film: L’America è il paese dei teen-movie. Da quelli ambientati nei college (vedi Amercian Pie e simili) ai film liceali, ai telefilm per teenagers, ai telefilm nei licei, ai telefilm nei licei sui teenagers che guardano film sui teenagers. Ce ne sono decine di film che parlano della vita dei ragazzi nelle scuole, alcuni fanno cacare, altri se la cavano (ma fanno ugualmente cacare) , altri, invece, escono dal gruppo per qualcosa di diverso, fermo restando che il classico “ballo della scuola” è un elemento imprescindibile, non può mai mancare, un po’ come il “fottuto bastardo” o “brutto sacco di merda!” nei film d’azione made in US. Comunque, “La ragazza della porta accanto” appartiene a quest’ultimo gruppo.  Intendiamoci,  non siamo di fronte a una rivoluzione epocale nel genere, però almeno la storia è un po’ diversa dal solito, e questo basta, quando si ha a che fare con commedie semplici e senza pretese. In tutto questo, le critiche nate all’uscita del film sul fatto che il tema della pornografia fosse trattato in maniera non adeguata per un pubblico giovane, sono veramente ridicole e il perché ve lo dico subito: i ragazzi non hanno bisogno di guardare questo film per entrare “in contatto” con il mondo del porno. C’è già un modo. Lo sapete tutti qual è.

Come avete letto sopra, la trama è quella che è  e gli attori sono quello che sono: Emile Hirsch l’ho visto meglio in altre pellicole (cioè meno ridicolmente scarso al limite dell’arresto) e la Elisha bella, bella e…mmmh..boh…lo ammetto, non sono stato granché attento a come ha recitato (ha tante altre qualità neanche troppo nascoste). Tenetevi forte. Per qualche motivo, sconosciuto tuttora anche a me, mi è piaciuto. Saranno state quelle due-tre scene da bollino rovente..

Nota a margine: è un sacrilegio, un delitto capitale, infilare nel finale del film, come colonna sonora, una splendida canzone degli Who, che ora sarà associata per sempre al film.

 Voto: 6. A prima vista può sembrare un filmetto semplice, ma sono sicuro che se lo si guarda per bene, oltre alla solita retorica buonista americana sul credere in se stessi e nelle proprie possibilità, no vabbè,  rimarrà comunque un filmetto semplice.

Vitellozzo

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