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Re Per Una Notte

Martin Scorsese, 1983, Usa

Trama: Robert De Niro è ossessionato dalla televisione. Convinto di poter sfondare come comico, prova in tutti i modi a farsi notare dal suo idolo, Jerry Lewis, finché non decide di rapirlo.

Il Film: flop enorme al botteghino per Martin Scorsese, e come spesso accade si tratta di un flop immeritato. Questo potrebbe benissimo essere uno dei migliori film di Scorsese per la sua tremenda attualità, nonostante sia dell’83, perché parla della questione principale nella società moderna: apparire in televisione.

Per tutto il film Martin ti fa notare tutte le perversioni e le convinzioni del protagonista, un uomo che in casa parla con dei cartonati di personaggi famosi, che vive ancora con la madre, che va a caccia di autografi, che è profondamente convinto di meritarsi un posto fisso come comico, perché sa che le sue barzellette andrebbero forte. Un uomo che non riesce a capire che la sua presenza ogni mattina alla portineria della produzione non è gradita, e che il suo nastro non verrà mai ascoltato da Jerry. Da qui al gesto successivo di tagliare la testa al toro e rapire lo stesso Jerry Lewis, per De Niro il passo è breve. Bellissima la scena di come gli entra in casa, con estrema tranquillità, come ha sempre sognato, come fosse un suo amico, salvo poi legarlo ad una sedia nella più totale goffaggine, ingenuità e imbarazzo, e obbligarlo a fare per lui la telefonata che gli garantisce una serata in televisione.

De Niro è in quella fase di grazia fine anni 70 inizio anni 80, reduce da capolavori quali Il Cacciatore, e Toro Scatenato, qui in un ruolo chiaramente molto meno fisico, non fa altro che prolungare la striscia di performance perfette. E sono rimasto piacevolmente sorpreso da un Jerry Lewis che, abbandonando il ruolo di idiota impacciato, tira fuori un interpretazione matura e seria.
Insomma bel film, attuale, incisivo, a tratti ironico e triste, una bella prova per Martin Scorsese, incassi a parte.

Voto 7.5: Morale finale, meglio re per una notte o buffoni per tutta la vita?

Capitano Quint

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L’inutilità della stagione 2013

I Maya hanno sbagliato data, ma li ho capiti. La data è il 25 dicembre, data di uscita di Django Unchained, nuovo film di Tarantino (in Italia a metà gennaio). Dopo Tarantino la fine. Ma non del mondo. Del cinema americano per commedie e azione. Guardare la lista dei film in uscita o in produzione nel 2013 è raccapricciante, solo sequel e remake. Partiamo con i sequel: immancabile l’originalissimo Fast & Furious 6, dopo di che si inizia con tutti i fumetti: Iron Man 3, Sin City 2, X-Men Magneto, e X-Men Wolverine,  Kick Ass 2, Green Lantern 2, e altre varie nuove uscite. Poi altri fantastici sequel come: The Brazilian Job, seguito di The Italian JobTerminator 5 (forse torna Arnold), Scary Movie 5, Austin Powers 4, Una notte da leoni 3. Ormai se non c’è un numero alla fine del titolo il film non viene neanche preso in considerazione.
Attenzione anche agli utilissimi remake: Il grande e potente Oz, di Sam Raimi, remake de Il Mago di Oz, Robocop, Dredd, Il Corvo, Tartarughe Ninja, Mortal Kombat, e anche Carrie Lo Sguardo di Satana, chiaramente non di De Palma.

Se fino a qui la stagione 2013 si rivelerà sostanzialmente inutile, ora diventa anche dannosa e dolorosa perché arriveranno questi annunciati capolavori: remake di Point Break, TORO SCATENATO 2, chiaramente non di Scorsese, non con De Niro, e remake di VIDEODROME, chiaramente non di Cronenberg. Uccideteli ora.
In più ci sono film che andrò a vedere, ma di cui ho veramente paura, come il film su Hitchcock interpretato da Anthony Hopkins, un film di Scorsese sempre con Di Caprio, ed il temutissimo Blade Runner 2 di Ridley Scott.
Oh in Italia è annunciato il nuovo di Sorrentino con Verdone che sarà obbligatorio vedere, ma dopo il sequel di Qualunquemente di Albanese, inizio già a sentire la puzza di merda di un altro film di merda di FaustoBrizzi di merda.
Nicolas Winding Refn, aiutaci tu.

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Il Cacciatore

Michael Cimino, Usa, 1978, 183 min.

Trama: 5 Premi Oscar. Uno dei film più belli della storia del cinema. De Niro e Walken in una forma strepitosa.

Il Film: di film sul Vietnam gli americani n’hanno fatti tanti, così in ordine sparso mi viene in mente Apocalypse Now, Nato il 4 Luglio, Good Morning Vietnam,  ovviamente Full Metal Jacket, Platoon, la cagata We Were Soldiers (quei 7 euro me li sogno ancora la notte), per non citare poi pellicole che rimandano al famoso conflitto solo con qualche scena, come Forrest Gump, o Rambo. Questi son solo i più conosciuti, ma bastano come esempio delle tracce profonde lasciante nella mente di tutti quelli che l’hanno vissuto, chi in prima persona, chi con le contestazioni, chi semplicemente guardando le immagini dei bombardamenti alla televisione. E a dimostrazione di quanto gli americani ci tenessero a rievocare il disgusto, il senso di sconfitta non sul campo ma a livello umano, di disperazione e tragico abbandono che la vicenda ha suscitato, si sono impegnati proprio tanto nel girare quei film, perché son tutti (o quasi) riusciti benissimo, tutti straordinari. Uno più degli altri, Il Cacciatore. Prima che I Cancelli del Cielo gli chiudessero  per sempre i cancelli di Hollywood, Cimino ha girato davvero un capolavoro. Non tanto per la storia, che comunque non è ordinaria – tre amici che vanno in guerra e ne escono tutti cambiati per sempre – ma è proprio la regia che è fuori dal comune. Nella prima parte di film regna il contrasto tra la fabbrica dove i ragazzi lavorano e la natura, i boschi nei dintorni della piccola città industriale dove si spara ai cervi (un solo colpo come sinonimo di lealtà tra uomo e animale), la nebbia, gli alberi, grandi spazi aperti in  inquadrature splendide; spazi che nella seconda parte diventano claustrofobici, piccoli piccoli nelle scene della prigionia, ma anche nelle strade affollate di Saigon, pullulanti di vita e di squallore, strade dove Nick e Michael cercheranno invano di dimenticare ciò che hanno passato. E sono proprio i giorni della prigionia, le inquadrature di loro disidratati, spossati, ingabbiati come bestie e presi uno dopo l’altro per giocare alla roulette russa le immagini più forti del film, dove la tensione sale alle stelle per poi culminare nella scena che preferisco, quando cioè De Niro fa il De Niro. Questi stronzetti vietnamiti non potevano sapere che non bisogna mettersi mai contro Bob, è una regola sacra, perché se si incazza lui son cazzi. E infatti, quando fulmina con lo sguardo il ganzo di turno che lo intima a spararsi alla testa, questo qui non si immagina di essere già segnato. Il resto è storia. Cacciatore di cervi, cacciatore di Vietcong, cacciatore di amici: Michael come l’unico collante per ricompattare il vecchio gruppo, Michael che una volta tornato in città non ha il coraggio di condividere la gioia del suo ritorno in patria con gli amici e tira dritto, Michael che a stento trattiene le lacrime quando vede un ottimo John Savage senza gambe su una sedia a rotelle, Michael che in una Saigon in caotico abbandono, ripercorre le vecchie strade alla ricerca di Nick, in un viaggio che ha dell’infernale, tra fiamme e rovine, andata agli inferi e ritorno. Michael innamorato da sempre di Linda (Meryl Streep), promessa sposa di Nick, e nonostante questo cerca in tutti i modi di riportare a casa il suo amico, ormai perso nell’oblio di se stesso, senza speranza. Il film è una perla, sia per i motivi che avete letto sopra, sia per il modo in cui è nato, per le storie dietro al film, scatole cinesi; in alcune scene in presa diretta – come il recupero con l’elicottero – gli attori hanno realmente rischiato la vita quando il velivolo troppo basso stava per impigliarsi nelle corde del ponte, o anche quando si sono lanciati da un altezza considerevole,  senza controfigure.

Su Bob ormai non ci sono più parole, è il numero uno. Una recitazione così l’ho rivista solo in Toro Scatenato, che considero la sua miglior interpretazione, oltre che il miglior film sul pugilato, ovvio. La sua capacità di immedesimarsi nel personaggio è incredibile, basti pensare che ha vissuto non so quante settimane assieme a un vero operario dell’acciaieria per entrare meglio nella parte. Quando si dice completa dedizione al lavoro. E poi, il Cacciatore non è solo un capolavoro assoluto, ma anche un addio: un addio a John Cazale – Fredo ne Il Padrino – attore troppo sottovalutato, che morirà di cancro subito dopo le riprese.  Anche questo è cinema.

Voto: 9. Per dirvi quanto apprezzi il film vi basti sapere che gli do NOVE anche se il finale non mi è piaciuto, troppo patriottico con quel “God Bless America”. Gli do NOVE anche se il taglio è assolutamente del tipo “americani buoni – Vietgong pezzi dimmerda” e Cimino sembra dimenticarsi delle boiate commesse dai suoi compatrioti. Gli do NOVE, anche se c’è Meryl Streep che mi fa cacare (penso di essere l’unico sulla Terra). Ma gli do NOVE anche per tutto il resto, immenso.

 Vitellozzo.

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