La Versione Di Barney

Richard J.Lewis, Can-Ita, 2010, 132 min.

Trama: Tratto dall’omonimo romanzo di Mordecai Ritchler, il film ripercorre la vita dissoluta e fuori di testa di Barney Panofsky (Paul Giamatti), produttore cinematografico ebreo che vive a Montreal, reduce da tre matrimoni falliti, sbronze colossali, avventure strampalate, e  l’accusa di omicidio del suo migliore amico Boogie. Dopo anni di silenzi, all’uscita del libro del detective O’Hearne (Mark Addy), che lo accusa della morte di Boogie (Scott Speedman), Barney decide di dare la sua versione dei fatti, di come andò veramente quel giorno sul pontile, considerazioni che lo portano a rivivere il passato, tornando indietro coi ricordi agli anni della sua esistenza sopra le righe..

Il Film: Poteva essere un ottimo film. Il potenziale c’era tutto. Voglio dire, il romanzo di Ritchler è coi contro cazzi, è divertente, si legge tutto d’un fiato; il personaggio cartaceo di Barney è sarcastico, ironico, assolutamente politically-scorrect, pronto a ridere della vita come della morte, cinico fino al midollo, sempre col bicchiere in mano come se fosse un prolungamento del suo corpo e della sua mente.

Tutto questo, mi dispiace per Giamatti, (forse la colpa è degli sceneggiatori, o meglio del regista), non si vede. Manca totalmente di quella personalità, di quell’umorismo yiddish, che ha fatto la fortuna del romanzo. Menomale che c’è Dustin Hoffman (il padre di Barney) che addolcisce la pillola del mio giudizio sul film: perfetto nel ruolo del padre poliziotto in pensione, che racconta oscenità ai genitori della sposa (di Barney) e prende la vita sempre sottogamba – tanto rispetto per la sua morte (cinematografica). Se Giamatti fosse stato come Hoffman e Hoffman fosse stato come Hoffman, allora avremmo visto un altro film, sicuramente migliore. Buona, invece la prova di Rosamund Pike (Miriam), che comunque è un gran bel pezzo… di attrice.

Quello che è mancato al regista, secondo me, è anche il tempo del racconto, il ritmo della storia: non c’è suspense. La verità sulla morte di Boogie, che nel romanzo si scopre proprio alla fine, anche in questo caso si percepisce nel finale, ma solo come un dato di fatto, come se fosse la cosa più ovvia.

Voto: 6 +. “La versione di Barney” manca di personalità. Voglio una versione migliore di questa “versione”.

Vitellozzo

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